Pillole di Femminile. Storie piccole che raccontano un mondo grande #3

Pillole di femminile
Crepe. Che cos’è che distrugge la fiducia nell’amore romantico? E quanto può sopportare un cuore ammaccato?

Terzo appuntamento con Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni.

«E chi è che ha fatto il primo passo?» chiese Monica, rigirando la cannuccia nel bicchiere.

«Io. Cioè ci siamo matchati, ma il primo messaggio l’ho mandato io.»

«Lui ha risposto subito?»

«Poco dopo. Mi ha scritto che il mio profilo l’aveva colpito molto e che era felice che anche lui mi fosse piaciuto» sorrise Lucia.

La bella stagione stava regalando pomeriggi lunghissimi, estesi quanto le ombre che nascono al tramonto. Sedute nel dehors di un piccolo caffè in centro, Monica e Lucia sorseggiavano spritz alternandoli a salatissime noccioline da fine sacchetto.

«E ti piace?» Monica aspirò un po’ di liquido arancione.

«Ci scambiamo molti messaggi, ma non sono i soliti “cosa fai? Fa caldo oggi?” ecc. Parliamo della vita in generale, di emozioni, dei nostri figli…»

«Ha figli anche lui, bene.»

«Eh, sì. Gli uomini senza figli faticano a capire determinate esigenze o dinamiche delle donne che ne hanno.»

«Faticano anche quelli coi figli, fidati» Monica alzò lo sguardo al cielo e poi strizzò un occhio a Lucia.

«Ma no, povero Giacomo» rise Lucia.

«Povera me! A volte mi pare di avere tre gemelli invece di due» sbuffò Monica. «Ma continua dai, racconta di questo…»

«Marco.»

«Marco. Dai, sono curiosa.» Monica prese una manciata di noccioline e sentì le labbra seccarsi al contatto con le prime due che mise in bocca.

«È gentile, rispettoso, romantico. Mi pensa spesso, dice. Mi vuole portare al mare una sera di queste, passeggiare sulla riva mentre il sole cala.»

«Wow, smielato.»

«Però io vado cauta, eh? Tengo a freno le mie fantasie, almeno se poi non va non ci resto troppo male» asserì Lucia, seria.

Monica la guardò bevendo. Poi strizzò gli occhi, riappoggiò la schiena alla sedia incrociando le braccia: «Menti sapendo di mentire.»

Lucia provò a negare, ma sapeva benissimo che la sua amica la conosceva troppo bene quindi accennò solo un’innocua difesa.

«Ok, qualche film me lo sono fatto, ma non ho esagerato. Ho preso talmente tante bastonate che ho imparato a proteggere il cuore almeno un po’.»

Lo sguardo di Lucia era posato sulle gocce di condensa che avvolgevano il bicchiere, con l’indice cancellava le loro linee creandone di nuove. Monica si chiedeva come avesse fatto a non perdere ancora la fiducia nell’amore, evidentemente aveva qualcosa dentro che non si era ancora rotto. Ammirava la tenacia, la speranza che le leggeva negli occhi ogni volta, ma temeva che, prima o poi, quel brillio avrebbe potuto spegnersi.

«Vi siete incontrati?»

«No, non coincidevano i nostri tempi. Abbiamo fissato la prossima settimana, mercoledì, speriamo non succeda come sabato scorso che ha dovuto annullare per via dei figli. Che poi si è scusato tanto, eh? Era mortificato, ma certi inconvenienti possono capitare, io lo so bene.»

«Allora speriamo che sia la volta buona.» Monica alzò il bicchiere per fare un brindisi, Lucia accolse l’invito. Il ‘din’ dei bicchieri fece tintinnate il ghiaccio ancora abbondante, che piano piano schiariva la miscela di prosecco, Aperol e soda. Un suono breve e ovattato fece scappare Lucia dalla cannuccia, gettandosi a capofitto sulla borsa.

«È lui, un messaggio. Io gli avevo scritto stamani.»

«Che dice?»

«È un vocale.» Lucia toccò il triangolino scuro e mise il telefono tra il suo orecchio e quello di Monica.

«Buongiorno un cazzo! Sono sua moglie, e se non hai altro da fare vai a battere da qualche altra parte, puttana!»

Il sorriso sparì dalle labbra di entrambe. Un lieve tremore invase le mani di Lucia che, con l’espressione a metà tra l’incredulo e il rassegnato, posava il cellulare sul tavolo mettendolo in standby. In quell’esatto momento Monica capì che quel qualcosa che spingeva Lucia a cercare ancora l’amore aveva subito un colpo feroce, impietoso. Se per miracolo non si era frantumato, sicuramente ora era cosparso di crepe.

Serena Pisaneschi

Foto in altro: di Kellepics su Pixabay

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