Elisabetta Fadini tenace portabandiera di arte e innovazione culturale

Elisabetta Fadini
Una donna oltre il consueto che da anni si muove nell’interdisciplinarietà tra musica, teatro, recitazione e poesia portando al pubblico arte, bellezza e innovazione.

Ho conosciuto Elisabetta Fadini nel 2013, quando, accompagnata da Giampaolo Rizzetto, venne negli studi di Radio Popolare Verona a parlarmi di Rumors Festival – Illazioni Vocali, innovativa rassegna musicale da lei ideata e di cui, da allora, cura la direzione artistica. «Verona nel mondo, il mondo a Verona» è il concetto da cui nasce il festival. «Ho cercato di fare qualcosa che fosse giusto per quello che Verona si merita perché è una città importante» spiega Fadini. L’arte, in tutte le sue forme, è al centro della sua vita fino dall’infanzia. Attrice e ricercatrice vocale, è laureata in belle arti con una tesi in Antropologia culturale’ sulla musicalità della voce, dal titolo La voce nell’immaginario dei segni. Sempre nel segno della ricerca accumula esperienze a partire da quella con il Living Theatre. 

Tra la fine del 2006 e il 2007 fonda un nuovo movimento artistico: il Manifesto di reading, che oltre alla sua firma porta quella di Stefano Bollani, Paolo Fresu, Mauro Ermanno Giovanardi (La Crus), Alessandro Bergonzoni, Fabrizio Bosso, Elena Ledda, Daniele Scannapieco, Rosario Giuliani, Gianmaria Testa, Enrico Brizzi, Gianni Maroccolo (CCCP e Litfiba), Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Lello Voce e Garbo. Troppi altri nomi ed esperienze dovrei aggiungere, ma non credo che serva. Elisabetta Fadini, mai ferma, sempre in movimento, spiega: «Credo nelle persone che si battono in nome di qualcosa, per la vita prima di tutto. L’arte è in fondo la grande liberazione dell’essere umano, un tramite tra lo spirito e la terra. Le favole, i sogni, la poesia ci rendono più forti. Servono supereroi reali, persone vestite da bene, magie reali; la gente ha bisogno di credere in qualcuno prima che in qualcosa. Servono fatti, forza e poesia, passione e vitalità».

Elisabetta Fadini, Teo Ederle, Massimo Totola
Verona, Teatro Camploy – Teo Ederle, Elisabetta Fadini e Massimo Totola durante le prove dello spettacolo La tigre a Verona

Da dieci anni direttrice artistica di Rumors, un’esperienza unica partita in sordina e cresciuta in maniera esponenziale. Le chiedo un commento. 

«Sì, ricordo la prima edizione. Eravamo insieme e parlavamo dei concerti proposti e del fatto che, forse, Verona non fosse pronta ad accettarli. Questa è una città che con difficoltà si apre al nuovo ma negli anni, ne sono passati dieci, tante cose sono accadute e Rumors ha riscosso un successo nazionale e internazionale. Dopo la pausa dovuta alla pandemia, quest’anno siamo tornati e proseguiamo nella nostra missione. Il pubblico c’è e risponde con entusiasmo alle nostre proposte. Quindi, tutto il resto diventa marginale, anche se in alcuni casi si tratta di una vera e propria guerra condotta in nome dell’arte e dell’amore per la musica.» 

Cosa vuol dire promuovere la cultura in una città come Verona? 

«Verona deve imparare ad aprirsi. Credo, anzi riscontro che la gente c’è e ha fame di cultura. Vuole ascoltare concerti, vedere spettacoli teatrali. Si tratta di un pubblico colto. È così in Italia, è così nel mondo. Ci sono però dei meccanismi che gestiscono la cultura in modo disarmonico e che la soffocano. Questo fa sì che le cose più importanti siano lasciate in secondo piano rispetto ad altre scelte che devono essere fatte.» 

Afferma quindi che ci sia poca ricerca perché si vuole garantire a priori un “successo” anche di “cassetto”? 

«Sì, si cerca cassetto pensando che la gente non possa capire ma in realtà a Verona arrivano tante persone anche da altri paesi, lo vediamo con Rumors e in tante altre situazioni. L’importante è crederci, credere anche nelle persone, nei cittadini veronesi e nel fatto che proponendo “qualità” in molti possano arrivare a Verona attratti da spettacoli di valore.» 

Come si muove Elisabetta Fadini in questo ambito e quali difficoltà incontra? 

«Riguardo a Rumors, a livello italiano non c’è nessun problema perché siamo in buonissimi rapporti con tutti i management italiani e internazionali che lavorano in Italia, anche con i giornali nazionali non abbiamo problemi. Le difficoltà sono qui a Verona, dove non si riesce a uscire da un meccanismo che riguarda le persone coinvolte.»

Essere donna è discriminante in questo ambiente? 

«Sì. A tratti ci sono ancora barriere insormontabili. Il lavoro non basta a dimostrare chi sei e quello che vali perché c’è altro. Le donne, secondo la mentalità comune, ancora e sempre devono avere qualcuno che le protegga, le supporti. Anche in un ambiente che dovrebbe essere colto, sensibile e lontano dagli stereotipi per antonomasia.»  

Nel 2022 mi sembra una situazione abbastanza triste… 

«Sì, lo è. Secondo me non è ancora cambiato niente. Il 4 luglio sul palco di Rumors avevo i Black Pumas che con Colors, il loro brano di punta, hanno dato un messaggio importante: superare le barriere. Colori, nessuna distinzione, nessun genere. Questi sono i messaggi che, da tanti anni, sono impegnata a portare al pubblico. Anche con Elio, e il suo spettacolo dedicato a Jannacci, un artista che da sempre ha veicolato messaggi importanti e socialmente rilevanti, che si è sempre battuto per la gente e i suoi diritti. In fondo, l’arte nasce dalla gente, per la gente.» 

Progetti a venire? 

«Vorrei riuscire a fare un’edizione invernale di Rumors, la chiedo da tanti anni. La chiede Verona, perché, da molto tempo, la musica d’inverno in questa città quasi non si fa. Le persone hanno voglia di andare ai concerti. Un grande merito, voglio dirlo, lo ha il teatro Ristori che ha sempre fatto un grosso sacrificio proponendo rassegne musicali in inverno. Verona si è sempre solo concentrata in progetti estivi, soprattutto in questi ultimi cinque anni. Spero di riuscire a fare qualcosa per portare la musica anche in questi mesi.» 

Cosa ti auguri per il bene della cultura? 

«La recente scomparsa di Peter Brook mi ha fatto riflettere sul fatto che, nel corso della storia, ci sono sempre stati uomini che, come lui, hanno avuto a cuore il destino dell’umanità tutta. Questo è molto importante perché solo così, partendo dal bene comune, si può riuscire a incidere anche nelle vite dei singoli individui. In questo modo diventa possibile produrre azioni che possano sollevare culturalmente, umanamente e spiritualmente la vita della gente. Abbiamo bisogno di persone che si battano per questo: supereroi e supereroine che traghettino il mondo in un’epoca di rinascita. C’è una lotta per la cultura e chi cerca di difenderla è una sorta di supereroə.»

Saluto e ringrazio Elisabetta Fadini per il tempo bello passato insieme. A voi invece, nel caso foste di passaggio a Verona, segnalo la prossima data di Rumors, che il 23 luglio porta al Teatro Romano i King of Convenience, considerati tra i padri del new acoustic movement. 

Cinzia Inguanta

Foto in alto: Elisabetta Fadini

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