Violenza sulle donne, basteranno le norme più severe del nuovo Ddl?

ddl violenza
Procedibilità d’ufficio, uso del braccialetto elettronico e sorveglianza dinamica per le vittime. Previsti indennizzi già nella fase delle indagini preliminari.

Il 3 dicembre 2021, il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge per il contrasto alla violenza sulle donne. I numeri rendono la gravità di questo problema strutturale della nostra società: 109 vittime in 11 mesi con una percentuale di casi denunciati appena del 15, 16%. Un dato così basso che ha finito per rendere poco incisivo il Codice rosso, che nel 2019 ha modificato la disciplina penale e processuale della violenza domestica e di genere. Registriamo con piacere questo nuovo passo e, per sommi capi, andiamo a vedere di cosa si tratta.

Il testo del ddl violenza (che passa adesso in Parlamento), è frutto del lavoro delle ministre Elena Bonetti, Luciana Lamorgese, Marta Cartabia, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Fabiana Dadone ed Erika Stefani. Tra le novità introdotte la procedibilità d’ufficio per reati come percosse, lesioni, violenza privata, minacce aggravate, violazione di domicilio e danneggiamento; poi il fermo in presenza di gravi indizi, anche senza la flagranza di reato, in caso di pericolo; uso più estensivo del braccialetto elettronico e in caso di manomissione scatta il carcere; l’inasprimento delle pene per i reati di percosse, lesioni, minacce, violazione di domicilio e danneggiamento per chi è già stato ammonito; indennizzi per le vittime già nella fase delle indagini preliminari.

In estrema sintesi, con il ddl violenza denunciare dovrebbe diventare più facile, si prevedono maggior tutela e sostegno, anche economico, per le vittime e pene più severe. Di tutto questo siamo sicuramente felici. A nostro avviso, però, nella lotta alla violenza di genere ancora una volta ci si muove continuando a trattare la questione come fosse un’emergenza e non un problema culturale con radici profonde. Il ddl approvato è un passo, ma da solo non basta. Ad esempio occorrerebbero provvedimenti che coinvolgano la scuola per promuovere la formazione sentimentale e l’educazione al rispetto delle differenze dei nostri ragazzi. Servirebbe restituire fondi ai centri antiviolenza, preziosi presidi territoriali che invece sono costretti a chiudere. Quella che stiamo combattendo è una guerra e possiamo vincerla solo con una strategia a lungo termine.

Cinzia Inguanta

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