Giovanna, Ida e Maria: tre voci che non potrai scordare

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Vi è mai capitato di girare l’ultima pagina di un libro e continuare a sentire nelle orecchie la voce della protagonista?  

Quando finisco di leggere un libro, spesso non è la storia quello che mi porto dietro, ma un particolareun oggetto, un’immagine, una voce, e le voci di queste tre donne difficilmente riuscirò a scordarle. La prima è quella di Giovanna, che ho incontrato ne  La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante. Se dovessi descrivere con una sola parola la voce di Giovanna sceglierei, senza dubbio, “feroce”. Il racconto del suo passaggio all’adolescenza, della scoperta di una famiglia che non conosceva arriva dritto in faccia, fastidioso come un prurito, come qualcosa che si vuol tenere lontano ma che rimane appiccicato alla pelle. Durante la lettura mi sono trovata a provare rabbia per le scelte di Giovanna, ma a voler essere comunque vicino a lei nella sua voglia di capire cos’era e cosa stava diventando. Mi sono sentita impantanata nelle conseguenze delle sue decisioni, affrontate a muso duro e testa bassa fino a ritrovarsi in una “melma” nella quale era difficile anche un piccolo movimento. 
«Non riuscivo più ad essere innocente, dentro i pensieri c’erano altri pensieri, l’infanzia era finita.» 

In Addio fantasmi di Nadia Terranova ho ascoltato la voce di Ida. L’aggettivo che assocerei alla sua voce è, invece, “silenziosa”. So che può sembrare un controsenso, ma, se avete letto o leggerete il libro, sono sicura che mi capirete. Il suo ritorno alla città natale porta con sé una storia di dolorosa assenza mai affrontata, una voragine attorno alla quale ha provato a costruirsi una vita ma che rimane sempre una ferita scoperta. Il racconto di Ida ti porta tra gli oggetti che affollano la casa di famiglia (quella scatola rossa che torna sempre), ancore al passato, fantasmi di momenti sospesi… è difficile non immedesimarsi nel suo dolore, non condividere il suo stato d’animo, non sentirsi in apnea.
«La memoria è un atto creativo: sceglie, costruisce, decide, esclude; il romanzo della memoria è il gioco più puro che abbiamo.» 

Maria è  la piccola protagonista de La figlia femmina di Anna Giurickovic Dato. La voce di Maria mi fa subito pensare alla pelle d’oca, allo stridere dei freni di un’auto, a una mano passata sulla carta vetrata. La sua storia porta con  un evento innaturale, un segreto impossibile da dire a voce alta che segna e rovina la vita, cambiando l’intero percorso di una famiglia. Ma non per questo Maria diviene più amabile agli occhi del lettore, il suo modo di porsi ha la capacità di ribaltare le certezze, di rendere labile il confine tra vittima e carneficeNasce spontanea la sensazione volerla proteggere ma allo stesso tempo è forte la voglia di prenderla per le spalle e scuoterla con forza, è un racconto che lascia in bocca un sapore amaro.
«È strano come alcune immagini si fissino nella mente con insistenza e tornino a galla per lunghi periodi, con brevi intermittenze, in diversi momenti della giornata, ripetendosi così spesso a somigliare ad un fastidio, come la canzone che ti sorprendi a cantare senza volerlo.»  Giovanna, Ida e Maria hanno voci diverse ma ugualmente penetranti: voci difficili da dimenticare.  

Sara Simoni 

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