Due organizzazioni ARCI condotte da donne, che esplorano differenti approcci nella creazione di spazi per la partecipazione, l’ascolto e la consapevolezza.
La cultura non è soltanto conoscenza. È consapevolezza, possibilità di scelta e libertà di pensiero. Per una donna può diventare uno strumento di emancipazione.
È quanto accomuna due esperienze associative differenti tra loro. Due circoli ARCI guidati da donne che hanno scelto di rendere i propri spazi aperti e accessibili, coinvolgendo la comunità e mettendo le proprie attività a disposizione del territorio.
Da una parte c’è un circolo culturale. Attraverso libri, musica e memoria crea occasioni di incontro. Promuove il confronto e valorizza il territorio per favorire la conoscenza. Dall’altra c’è un centro antiviolenza. Offre alle donne uno spazio di ascolto, sostegno e consapevolezza. Mette a disposizione strumenti concreti per affrontare contesti di violenza.
Sono risposte diverse a bisogni diversi, pur partendo dalla stessa idea. Un luogo in cui entrare senza sentirsi esclusi, trovare informazioni, incontrare altre persone, chiedere aiuto, condividere esperienze o semplicemente scoprire qualcosa di nuovo.

Organizzare iniziative culturali e coinvolgere la comunità non è semplice. Nonostante questo, il Circolo ARCI di Tricarico, in provincia di Matera, cerca di costruire uno spazio di incontro e partecipazione. L’obiettivo è avvicinare generazioni diverse alla figura di Antonio Infantino, artista, musicista e studioso tricaricese. A lui è dedicato il circolo, per valorizzarne l’eredità culturale. A guidarlo c’è Camilla Tedesco.
In una realtà del Sud, la presenza di una figura femminile alla guida di un’associazione culturale rappresenta un segnale di cambiamento. La memoria di un uomo diventa, così, anche l’occasione per una donna di raccontarsi e di impegnarsi culturalmente in prima persona. Tale rovesciamento di ruoli mette in discussione la differenza di genere: non è un uomo a raccogliere e tramandare la memoria di un altro uomo, ma è una donna che ne riconosce il valore, lo fa proprio e lo restituisce. I giovani del circolo hanno voluto che a ricoprire questo ruolo fosse una donna perché desiderosi di lanciare un segnale di innovazione ed emancipazione in un contesto dove gli stereotipi di genere sono ancora difficili da rimuovere.
Il Circolo ARCI di Tricarico rappresenta uno spazio non settoriale, nel quale non si assegnano etichette e in cui nessuno rimane ancorato a un ruolo prestabilito. Ognuno mette a disposizione le proprie passioni, le proprie conoscenze e le proprie inclinazioni, senza alcun condizionamento di genere.
La presenza femminile diventa, così, valido modello per le generazioni future. Vedere una donna assumere responsabilità, prendere decisioni, promuovere cultura e costruire occasioni di incontro significa mostrare alle ragazze e ai ragazzi che le proprie inclinazioni non devono essere limitate da ciò che la società si aspetta da loro.
Il Centro Antiviolenza ARCI Centro Donna si definisce uno spazio delle donne per le donne: un luogo in cui una donna può trovare uno spazio libero, lontano dalla solitudine e dal senso di smarrimento che spesso accompagnano i momenti di maggiore difficoltà. Nasce da una collaborazione tra l’ARCI Valle Susa e l’Amministrazione Comunale, all’interno di un più ampio progetto di sviluppo della comunità. Fin dall’inizio l’idea è stata quella di costruire una rete capace di mettere in relazione donne, servizi e istituzioni, partendo dall’ascolto dei bisogni del territorio e dalla volontà di dare risposte concrete alle situazioni di difficoltà. A volte una donna arriva senza sapere esattamente cosa stia cercando. Può presentarsi con una domanda apparentemente piccola, circoscritta, e arrivare a scoprire aspetti della propria situazione che prima non riusciva a vedere.
Essere ascoltate può sembrare qualcosa di semplice e scontato, ma non lo è. Per molte donne rappresenta invece il primo punto da cui partire. Trovare qualcuno disposto ad ascoltarle significa poter raccontare la propria esperienza, riconoscere ciò che sta accadendo e iniziare a immaginare una possibile via d’uscita.
Il Centro vuole essere proprio quell’ancora a cui aggrapparsi nei momenti in cui sembra difficile ritrovare la propria direzione, per poi riprendere, passo dopo passo, la propria rotta. Il suo intervento viene costruito a partire dai bisogni della singola donna e può accompagnarla anche in un percorso di separazione da un uomo.
Una separazione, però, non riguarda soltanto la fine di una relazione. Può coinvolgere aspetti molto più profondi della vita di una donna: dall’indipendenza economica al benessere psicologico, dalla possibilità di ricostruire la propria quotidianità fino alla capacità di prendere nuovamente decisioni per sé stessa.
Per questo il centro pone particolare attenzione a due concetti: autonomia e autodeterminazione.
L’obiettivo non è sostituirsi alla donna nelle sue scelte, ma sostenerla nel riconoscere le proprie risorse e nel rafforzare la possibilità di scegliere autonomamente il proprio percorso. È un accompagnamento per restituirle consapevolezza delle proprie capacità e fiducia nella possibilità di costruire una vita diversa sapendo di non essere più sola.
Contrastare la violenza significa allora intervenire anche sulla cultura, costruendo un’idea diversa della relazione. Non basata sull’appartenenza, ma sul riconoscimento reciproco, sulla libertà e sul rispetto delle scelte individuali. La libertà dell’una non può essere una minaccia per l’altro, ma dovrebbe rappresentare il fondamento stesso di una relazione sana.
La cultura diventa così uno strumento di emancipazione: permette alle donne di riconoscere il proprio valore, conoscere i propri diritti e acquisire gli strumenti necessari per scegliere consapevolmente il proprio percorso. Allo stesso tempo, contribuisce a costruire relazioni fondate sul confronto e sul rispetto, nelle quali la prevaricazione non trova spazio.
È in questa prospettiva che le due realtà, pur attraverso modalità differenti, si incontrano.
La figura femminile, in entrambe le associazioni, diventa così protagonista e costruttrice di un pensiero libero. Una presenza capace non solo di agire nel presente, ma anche di lasciare alle generazioni future gli strumenti per conoscere il proprio valore e i propri diritti.
Dall’impegno culturale di un circolo a Tricarico al supporto offerto dal Centro Donna, si delinea un percorso che promuove l’autonomia, i diritti e la libertà di scelta.
Maria Letizia Maggio
Foto in alto: ChatGPT Image
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Maria Letizia Maggio, nata a Tricarico (MT) nel 1998, è laureata in Matematica presso l’Università degli Studi di Ferrara. Da sempre appassionata di scienza e scrittura, si interessa in particolare alle tematiche sociali e al ruolo delle donne nella società. Svolge attività di volontariato con Save the Children e collabora con l’Enciclopedia delle Donne, per la quale scrive biografie di donne che hanno contribuito alla storia della cultura e della scienza. Attualmente insegna.

