Il 25 agosto si è spenta la stella di Dolly Parton. Artista simbolo della musica country, icona, fenomeno pop ed eccezionale filantropa.
A ottant’anni ha combattuto con coraggio la battaglia contro il cancro, che l’aveva colpita pochi mesi prima, senza rinunciare alla sua proverbiale ironia.
Una vita straordinaria
Nasce nel 1946 a Pittman Center, nel cuore rurale delle Great Smoky Mountains in Tennessee, in una capanna di legno e vive insieme a undici fratelli in condizioni di estrema povertà. Giovanissima imbraccia la chitarra e cerca fortuna a Nashville, capitale mondiale del country, genere dominato prettamente da artisti maschili. Parton sceglie la strada più impervia e si impone anche attraverso la sua immagine di pin-up, tra glitter e capelli cotonati. Capisce che in un universo pieno zeppo di cowboys, dove il canone classico proponeva solo autenticità rurale e sobrietà conservatrice, c’era un ampio spazio libero per un’altra visione.
Glitter & Shine
Dolly introduce il suo mondo di eccessi, parrucche, strass, trucco pesante e abiti ultra-aderenti. Il suo look si ispira alla prostituta del paese della sua infanzia, donna che lei ammirava, considerandola bellissima e controcorrente. Questa spregiudicatezza le causa molti guai con la famiglia, il nonno è un morigerato predicatore, e con i discografici, che vorrebbero proporre un’immagine femminile più tradizionale e rassicurante. Nessuno fa cambiare idea a Dolly Parton, che può far leva sull’enorme successo che la sua musica riscuote da subito.
La star dei record
Ha cantato e scritto oltre 3.000 canzoni e venduto più di 100 milioni di dischi, conquistando undici Grammy Awards. Le sue canzoni sono racconti della sua difficile infanzia, descrive la classe rurale dei Monti Appalachi e ne fotografa la dignità con grande sensibilità. Tratta anche di temi sociali, come lo sfruttamento del lavoro femminile, le discriminazioni, l’aborto. Alla scrittura convincente unisce una voce limpida e cristallina, immediatamente riconoscibile, capace di passare dal vibrato del folk alla forza del gospel. Parton è anche un’eccellente polistrumentista e si destreggia tra banjo, violino e chitarra acustica. Sempre attenta a cogliere ogni opportunità, avvicina il Nashville Sound al pop e scala le classifiche.
Le super hit
Quando Jolene viene pubblicata nel 1973, si impone subito come uno standard del country. Il brano racconta della vulnerabilità provata da una donna, che implora questa Jolene affinché non le rubi il marito. Jolene è in assoluto la canzone di Dolly Parton che ha collezionato il maggior numero di cover nel mondo. Tra le versioni più riuscite ricordiamo quella rock-blues di Jack White e quella furente di Beyoncé, ispirata ai tradimenti del marito.
Anche I Will Always Love You ha avuto decisamente più fortuna nella rilettura data da Whitney Houston per la colonna sonora di The Bodyguard del 1992. Dolly l’aveva scritta dopo la rottura professionale con il suo mentore Porter Wagoner e cantata in modo intimo e struggente. Quasi un ventennio dopo Kevin Costner, protagonista maschile, si ricorda di quel brano e lo propone al produttore della Houston, che modifica l’arrangiamento inserendo l’assolo di sassofono e il crescendo finale. Dolly, dopo aver sentito la versione di Whitney con intro a cappella, ne resta entusiasta, ne permette l’utilizzo e si assicura uno dei più grandi successi commerciali della musica americana.
Avrebbe dovuto cantarla anche Elvis, il suo manager, terribile Colonnello Parker aveva imposto alla cantautrice la cessione del 50% dei diritti editoriali del brano e lei caparbiamente aveva detto no. Le era costato molto rifiutare, perché adorava Elvis, ma quest’integrità sul suo lavoro le avrebbe poi fruttato più dieci milioni di dollari, grazie alla cover della Houston.
Non solo country
Le donne nell’industria musicale erano sempre state relegate a esecutrici, ma Dolly Parton ha cambiato le regole del gioco, spianando la strada all’imprenditorialità femminile. Ha preteso il controllo totale dei propri diritti d’autore, fondando imperi editoriali e persino un parco tematico, Dollywood. Con la sua casa editrice ha gestito direttamente tutte le canzoni, assicurandosi che ogni centesimo generato dalla sua musica tornasse nelle sue tasche.
Attraverso la sua holding, la Dolly Parton Enterprises è diventata il principale datore di lavoro della regione degli Appalachi dove era nata, cambiando la vita a gran parte dei suoi abitanti. Negli anni ha lanciato linee di profumi, di trucchi, parrucche, libri di cucina e persino una linea per animali domestici chiamata Doggy Parton, ricavando enormi profitti.
Ha fondato la casa di produzione televisiva e cinematografica Sandollar Productions, che ha prodotto non solo format di cui era protagonista, ma ha anche firmato successi commerciali come la serie Buffy l’Ammazzavampiri o il film Il padre della sposa con Steve Martin.
Filantropia
Dolly Parton è sempre stata un grande collante per la società americana, divisa al suo interno ora più che mai. Il suo pubblico infatti appartiene sia all’America profonda dei conservatori che alle comunità LGBTQ+, che la riconoscono come un’eroina. Lei ha sempre cercato di ripagare questo affetto incondizionato con generosità verso chi soffre. Attraverso la sua fondazione ha attivato un programma di donazione di 150 milioni di libri gratuiti per combattere l’analfabetismo infantile. Ha poi supportato finanziariamente la sanità americana donando un’enorme cifra durante l’ultima pandemia. Ha, infine, destinato milioni di dollari per aiutare le famiglie del Tennessee colpite dagli incendi e dall’uragano Helene del 2024.
Dolly Parton lascia un grande vuoto. Con ironia, talento, empatia ha rappresentato un faro per la società americana, un modello di self-empowerment femminile senza pari. Recuperatela nel film cult del 1989 Fiori d’acciaio, dove interpreta l’esuberante proprietaria del salone di bellezza del paese e recita: «Ridere tra le lacrime è la mia emozione preferita.»
Playlist
Dolly Parton – Coat of Many colors
Dolly Parton – I Will Always Love You
Beyoncé – Jolene
Elena Castagnoli
Foto in alto da speakup.it
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Brava. Bell’articolo. Non tutt* sanno che bella persona che era Dolly Parton.
“It takes a lot of money to look this cheap”