Una storia tenera su lutto, amicizia e seconde possibilità, con protagonisti un polpo e un’anziana signora, che non dimenticherete.
Nelle ultime settimane mi ritrovo a scegliere le mie letture con molta più cura. Invece di affidarmi al caso e pescare un libro dalla mia infinita “pila della vergogna” (i libri comprati e mai letti, ormai impilati sul pavimento fino a superare la mia altezza) preferisco informarmi sulla trama e sull’atmosfera del romanzo. In questi giorni il caldo soffocante, sembra che mi prosciughi le energie e renda più difficile persino concentrarsi sulla lettura. Quando ho iniziato Creature luminose di Shelby Van Pelt, il libro che vi consiglio questo venerdì, cercavo proprio questo. Una storia capace di tenermi incollata alle pagine, un po’ surreale ma piena di tenerezza, malinconica ma attraversata dalla speranza.
Creature luminose è uscito nel 2022 e, in Italia, è pubblicato da Mondadori. In poco tempo è diventato un bestseller, e non è difficile capirne il motivo. Da una premessa insolita, l’amicizia tra una donna anziana e un polpo gigante del Pacifico, Shelby Van Pelt costruisce un romanzo delicato e coinvolgente che affronta, con grande naturalezza, temi profondamente umani.
La protagonista del romanzo è Tova Sullivan, una vedova settantenne che lavora come addetta alle pulizie in un acquario di Sowell Bay, una piccola cittadina sulla costa nord-occidentale degli Stati Uniti. Da trent’anni porta con sé il peso della scomparsa del figlio Erik, morto in circostanze che non hanno mai trovato una risposta definitiva. Accanto a lei c’è Marcellus, un anziano polpo gigante del Pacifico. Un animale incredibilmente intelligente, curioso e dotato di una voce narrante ironica e acuta, che osserva gli esseri umani con un misto di divertimento e compassione.
Tra i due nasce un’amicizia silenziosa fatta di sguardi, piccoli aiuti e una profonda, reciproca comprensione della solitudine. L’equilibrio della storia cambia con l’arrivo di Cameron, un giovane alla ricerca delle proprie origini. Sarà lui, quasi senza volerlo, a intrecciare il proprio destino con quello di Tova e Marcellus. Così prende avvio a una vicenda fatta di segreti, incontri e seconde possibilità.
A scandire il ritmo del romanzo è l’alternanza delle voci narranti. Se la storia di Tova viene raccontata in terza persona, i capitoli dedicati a Marcellus sono narrati in prima persona e regalano alcune delle pagine più originali del libro. Con il suo sguardo acuto e la sua intelligenza fuori dal comune, il polpo le «creature bizzarre e goffe». La sua voce, brillante e sarcastica, alleggerisce il tono più intimo e malinconico della vicenda, creando un equilibrio che rende la narrazione particolarmente coinvolgente.
Con una scrittura limpida, scorrevole e a tratti cinematografica, Shelby Van Pelt affronta uno dei temi più complessi della narrativa, il lutto. Lo fa senza trasformarlo in qualcosa da superare. Infatti, lo racconta come una presenza silenziosa che, con il passare degli anni, cambia forma e trova un nuovo posto nella vita di chi resta. Tova convive da decenni con l’assenza del figlio, imparando lentamente che custodire un ricordo non significa restare imprigionati nel passato. L’autrice sceglie una narrazione lontana da ogni facile commozione. Il dolore della protagonista emerge nei piccoli gesti quotidiani, nella sua dignità, nel desiderio di non essere d’intralcio agli altri e nella dedizione con cui continua ad affrontare il lavoro e la vita.
Verso la seconda metà del romanzo è facile intuire la direzione che prenderà la storia. Gli intrecci si ricompongono con una precisione quasi perfetta e il finale lascia poco spazio all’imprevedibilità. Ma, almeno per me, questo non ha diminuito il piacere della lettura. In quel momento cercavo una storia che non mi mettesse alla prova con continui colpi di scena, bensì un racconto in cui sentirmi a casa, pagina dopo pagina.
In abbinamento al romanzo di Shelby Van Pelt, vi propongo il suo adattamento cinematografico del 2026, diretto da Olivia Newman e disponibile su Netflix dallo scorso maggio. Nel cast troviamo Sally Field nel ruolo di Tova, Lewis Pullman nei panni di Cameron e Alfred Molina, voce del polpo Marcellus.
Portare Creature luminose sul grande schermo era una sfida tutt’altro che scontata. Il romanzo, infatti, trova gran parte della sua forza nella voce ironica e riflessiva di Marcellus e nei silenzi carichi di significato di Tova, elementi che il linguaggio cinematografico non può riprodurre allo stesso modo. Per questo Olivia Newman sceglie di non inseguire una trasposizione letterale, ma di restare fedele all’anima della storia. Il film conserva i temi che rendono speciale il libro (il lutto, la solitudine e la possibilità di ricominciare) traducendoli in immagini e atmosfere. La regia evita ogni eccesso melodrammatico e lascia che siano i paesaggi della costa del Pacifico, gli spazi ovattati dell’acquario e i tempi dilatati della narrazione a restituire quella malinconia quieta che attraversa ogni pagina del romanzo.
Il cuore emotivo del film è senza dubbio l’interpretazione di Sally Field. Con uno stile misurato e mai sopra le righe, l’attrice restituisce tutta la dignità, la forza e la fragilità di Tova, conservando l’essenza del personaggio amato dai lettori. Diverso è il trattamento riservato a Marcellus. La sua voce narrante, così centrale nel romanzo, viene utilizzata con maggiore parsimonia, soprattutto all’inizio e alla fine del film. Olivia Newman preferisce affidare la caratterizzazione del polpo alle immagini, ai suoi movimenti, ai piccoli gesti e al rapporto silenzioso che costruisce con Tova, lasciando che siano le azioni, più che i pensieri, a raccontarne l’intelligenza e la sensibilità.
Il film non ambisce a essere migliore del romanzo, ma sceglie una strada diversa. Racconta la stessa storia con il linguaggio del cinema, offrendo un’esperienza complementare che dialoga con il libro senza sostituirlo. Buona visione e buon fine settimana!
Sara Simoni
Foto in alto: immagine del film Creaure luminose (da netflix.com)
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