Oggi vi presentiamo Byebye Dubai, di Gabriella Raimondi. Scappare dalla vita conosciuta, rispondere al richiamo del deserto.
Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni.
BYEBYE DUBAI di Gabriella Raimondi
Dubai brillava come un miraggio che non voleva dissolversi. Di notte, le luci dei grattacieli sembravano stelle cadute sulla terra; di giorno, il sole trasformava ogni superficie in una lama d’oro. Era una città che non dormiva, che non ricordava, che non tratteneva nessuno. E forse era proprio per questo che Sofia aveva scelto di andarci; per perdersi in un luogo che non avrebbe chiesto nulla in cambio.
Era arrivata da Milano tre mesi prima, con una valigia leggera e un cuore pesante. Aveva accettato un incarico temporaneo come architetta per un progetto di ristrutturazione in un hotel di lusso. Un lavoro breve, intenso, perfetto per chi voleva allontanarsi e dimenticare.
Non aveva previsto Omar.
Lo incontrò la prima volta in un modo quasi banale: un ascensore che si chiudeva troppo in fretta, una mano che lo blocca, un sorriso rapido, un profumo di sandalo e menta. Lui lavorava come consulente culturale per lo stesso progetto, incaricato di garantire che l’estetica moderna non cancellasse l’anima del luogo.
«La città cambia ogni giorno» le disse la prima volta che parlarono davvero. «Ma sotto tutto questo vetro, c’è ancora il deserto e bisogna solo ascoltarlo.» Sofia ebbe l’impressione che quelle parole fossero rivolte a lei.
Cominciarono a vedersi fuori dal lavoro quasi senza accorgersene. Prima un caffè dopo una riunione, poi una passeggiata sul lungomare di Jumeirah, poi una cena improvvisata in un ristorante nascosto tra le strade vecchie di Deira.
Omar aveva un modo di guardare il mondo che Sofia non ricordava più. Non era ingenuo, non era sognatore. Era presente. Ogni gesto aveva un peso, ogni parola un’intenzione. Quando rideva, lo faceva con tutto il corpo, come se la risata gli nascesse nelle ossa.
Una sera, mentre camminavano nel quartiere storico di Al Fahidi, lui si fermò davanti a una lanterna appesa a un arco. «Vedi questa luce?» disse. «È fatta per non essere troppo forte. Le luci troppo intense accecano. Quelle morbide ti fanno vedere meglio.»
Sofia lo guardò. «E tu cosa vedi?»
«Te» rispose, senza esitazione.
Lei distolse lo sguardo, come se quella parola fosse troppo luminosa.
Il loro legame crebbe come maturano le cose nel deserto: lentamente, ma con radici profonde. Non c’era bisogno di dichiarazioni, né di promesse. Bastavano i silenzi condivisi, le mani che si sfioravano senza volerlo, le notti passate a parlare sul tetto dell’hotel, guardando la città brillare come un gioiello impossibile da indossare.
Eppure, sotto quella bellezza, c’era un conto alla rovescia. Il contratto di Sofia sarebbe finito a breve. Lei lo sapeva e anche Omar. Ma nessuno dei due aveva il coraggio di dirlo ad alta voce.
Una notte, lui la portò nel deserto. «Voglio mostrarti qualcosa che non puoi vedere dalla città» disse.
Guidarono per un’ora, lasciandosi alle spalle le luci, i grattacieli, il rumore. Quando si fermarono, il silenzio era così vasto che sembrava un mare. Il cielo era un tappeto di stelle. La via lattea, luminosa.
«Qui tutto è più vero» disse Omar, sedendosi sulla sabbia. «Non puoi nasconderti nel deserto.»
Sofia si sedette accanto a lui. «E tu cosa vedi, qui?»
«Vedo che stai per andare via.»
Lei trattenne il respiro. «Non ho scelta.»
«Le scelte le abbiamo sempre» rispose lui con una tristezza calma come un’onda che si ritira.
«La mia vita è altrove… E tu lo sapevi» disse Sofia.
«Sì, ma speravo che il deserto ti parlasse.»
Lei sorrise, ma era un sorriso amaro. «Mi ha parlato. Ma non sempre possiamo restare nei luoghi che ci curano l’anima.»
Omar non rispose. Le prese la mano. La tenne così, senza stringere, come qualcosa che si sa di dover lasciare andare. Non un bacio, Nessun approccio. Sofia lo avrebbe voluto. Gli ultimi giorni passarono come sabbia tra le dita. Continuarono a lavorare insieme, a parlarsi, a sfiorarsi, ma ogni gesto aveva il sapore dell’ultima volta.
La sera prima della partenza, Sofia salì sul tetto dell’hotel. Omar era già lì, come se l’avesse aspettata.
«Non voglio un addio» disse lei.
«Non te lo darò… Gli addii appartengono a chi vuole dimenticarsi» rispose lui. Si avvicinò. Le sfiorò il viso. «Tu non sei venuta qui per me, ma io sono felice che adesso tu ci sia.»
Sofia sentì un nodo in gola. «E tu? Rimarrai qui?» chiese.
«Io appartengo a questo luogo. Ma una parte di me verrà con te.»
Lei chiuse gli occhi. «Non so se tornerò.»
«Non devi saperlo adesso.»
E finalmente si baciarono. Un bacio lento, profondo, che non chiedeva nulla e dava tutto. Un bacio che non prometteva futuro, ma custodiva il presente come un tesoro.
Quando si separarono, la città brillava sotto di loro. Il loro addio era già scritto. Il giorno della partenza, Sofia guardò Dubai dal finestrino del taxi. Le strade, le luci, il mare, il deserto all’orizzonte. Tutto sembrava irreale, come un sogno che si dissolve al mattino.
All’aeroporto, mentre camminava verso il gate, sentì vibrare il telefono. Un messaggio di Omar.
Non dirò addio. Ma se un giorno sentirai il deserto chiamarti, saprai che sono io.
Sofia chiuse gli occhi. Inspirò profondamente e non rispose.
Bye bye, Dubai. Pensò. Poi salì sull’aereo.
La città rimase alle sue spalle, luminosa e distante. Ma nel suo cuore, il deserto continuò a parlarle per tanto tempo.
Gabriella Raimondi
Foto in alto: elaborazione grafica di Erna Corsi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gabriella Raimondi nata a Palermo, vive e lavora a Milano. Ama la fotografia e l’arte, in particolare la ceramica Raku. Ha vissuto diversi anni all’estero, ed esplorare il mondo è stato come un virus che non l’ha più abbandonata. Attraverso quest’esperienza è nata in lei l’esigenza di scrivere storie che raccontano di donne alla ricerca di se stesse in un “altrove” lontano. Ha pubblicato 6 romanzi.

