Pillole di femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #208

Manrico Scarpelli - Ancora tu - Pillole di femminile
Oggi vi presentiamo Ancora tu, di Manrico Scarpelli. Cosa resta di un’estate di cinquant’anni prima e delle occasioni non colte?

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni. Partecipa alla nuova call: cerchiamo nuove voci per le nostre pillole. Invia il tuo racconto entro il 31 agosto 2026.

ANCORA TU di Manrico Scarpelli

Ti arriva questo messaggio, ti hanno iscritto a un gruppo WhatsApp che si chiama Bagno Nettuno Estate 1976. Nel gruppo quasi tutti numeri sconosciuti. Di solito ti cancelli immediatamente e segnali lo spamming, ma subito dopo ti arriva il messaggio dell’amministratore della chat. È Lucio, il figlio dei titolari del bagno Nettuno, la sua famiglia lo gestisce da sempre e tu hai ancora l’abbonamento.

Lucio lo avevi visto nascere, appunto nel 1976, quando la tua famiglia frequentava il bagno già da qualche anno, avevate l’abbonamento con cabina e ombrellone. I tuoi lo hanno mantenuto finché ci sono stati e tu hai continuato a pagarlo anche se al mare ci andavi sempre meno, gli ultimi anni una o due volte a estate, forse neanche.

Nel messaggio Lucio dice che appunto lui è nato ad agosto del ’76 e vuole festeggiare i suoi cinquanta anni con una festa al bagno Nettuno, così ha invitato tutti i clienti di oggi e quelli degli anni passati, graditi in particolare quelli che già c’erano nel 1976. Appuntamento per sabato 16 agosto a partire dalle diciassette. Aperitivi, stuzzichini, spaghettata e musica anni ’70, per favore confermare in quanti verrete.

Tu hai esitato un po’, ma poi hai risposto ok, vengo, sono da solo. Quindi hai silenziato la chat, i messaggi li guarderai ogni tanto. Hai pensato che anche se all’ultimo decidi di non andare non gli cambia molto per una persona sola.

Ripensi all’estate del 1976. C’era stato il terremoto in Friuli e tanti ragazzi erano andati su ad aiutare. Ti sarebbe piaciuto andare anche tu ma loro erano più grandi e soprattutto, avevi appena finito la terza liceo e avevi preso tre materie a settembre, inglese, matematica e scienze.

Tu te ne stavi sempre in giro col tuo motorino, un Morini Corsarino rosso che quel modello lì non ce lo aveva quasi nessuno. Ti ricordi le giornate assolate, il deserto del primo pomeriggio quando attraversavi la città per andare ai corsi di recupero organizzati dal liceo. «Sembra di essere a Tucson» diceva una tua compagna di classe rimandata pure lei. Eri spesso da solo, Anna ti aveva salutato a fine giugno e poi se ne era andata in villeggiatura di qua e di là.

Al mare ci andavi tutti i giorni e al Nettuno ci arrivavi tardi, sempre dopo le cinque e mezza, giusto il tempo di fare due chiacchiere con gli amici, un tuffo ed era già ora di rientrare a casa per cena.

C’erano anche delle ragazzine lì ai bagni quell’estate. Qualcuna era carina, simpatica. E così ti ricordi di Monica. Già, Monica. Le piacevi, te lo aveva mandato a dire da una sua amica che era la fidanzatina del tuo amico. Come eravate buffi. Le piacevi ed era innamorata come poteva esserlo una ragazzina di neanche quattordici anni di uno di sedici. Ma Monica sembrava più grande, era più grande, le femmine sono avanti di parecchio ma questo lo avresti capito solo dopo, troppo dopo. Ed era pure carina Monica, ma tanto tu non avevi occhi e testa che per Anna, che era partita in vacanza con la sua famiglia borghese e benestante. Anna che diceva che eri il suo miglior amico, il più bravo ragazzo del mondo, Anna che si metteva con tutti e mai con te, eppure tu volevi comunque esserle fedele.

Ora ti ricordi bene di Monica. Un pomeriggio di fine agosto. Eri arrivato al Nettuno un po’ più tardi del solito, i tuoi amici erano già andati via. Ti eri spogliato in fretta e mentre ti avviavi verso la battigia la avevi incontrata. Lei ti aveva guardato con i suoi occhi azzurri, era venuta verso di te.

«Ciao. Sono andati via tutti. Ci sono io sola.»

«Sì, ho visto.»

«Vai in acqua? Ci sono un po’ di onde, mi piace fare i tuffi nelle onde, ci vengo io a fare il bagno con te.»

Avevi fatto finta di ignorarla, lei ti aveva seguito. Arrivati sulla riva lei si era avvicinata per schizzarti, tu avevi risposto agli schizzi e l’avevi bagnata tutta allora era scappata verso il largo, si era buttata in mezzo alle onde e l’avevi afferrata, avevate fatto la lotta, per gioco, come si fa da ragazzini.

Ripensi al corpo di Monica contro il tuo, la sua pelle liscia e bagnata che ti scivolava via tra le braccia come un pesciolino nel sole del fine pomeriggio già basso sull’orizzonte. Ti ricordi di come a un certo punto si era abbandonata e ti aveva detto basta sono stanca, adesso prendimi in braccio e tu l’avevi sollevata dall’acqua. Era leggera, era morbida. Aveva chiuso gli occhi e aveva buttato la testa all’indietro, i capelli biondi per metà nell’acqua. Avresti voluto, avresti dovuto baciarla ma tu non avevi mai baciato nessuna e avevi giurato a te stesso che il primo bacio, e tutti gli altri che avresti dato nella tua vita, sarebbe stato per Anna.

Ma adesso, a ripensarci, quella volta ti era mancato poco a cedere. Eravate usciti dall’acqua, lei era tornata dai suoi, tu eri saltato sul motorino ed eri rientrato a casa, era finita una giornata che sembrava come tante altre ma forse non lo era. Qualche giorno dopo c’erano stati gli esami di riparazione, ti avevano promosso, l’estate era finita.

Monica l’avevi rivista ancora, era al Nettuno anche l’estate dopo ma era diversa, eravate diversi. Un saluto quando la incontravi, ciao, ciao, le compagnie erano cambiate, vi stavate avviando a diventare grandi.

È il sedici di Agosto e sei qui alla festa al bagno Nettuno, alla fine hai deciso di venire. Al bar c’è Lucio che saluta tutti, racconta di chiamarsi così perché sua mamma era fissata con Lucio Battisti. È felice. A chi non li conosce presenta sua moglie e i suoi due ragazzini, «questi manderanno avanti il bagno Nettuno se ne avranno voglia» dice, «ma l’importante è che devono studiare.» Tu ti guardi un po’ attorno, non conosci quasi nessuno. Vedi quella bella signora bionda, distinta, È lei, è Monica, ma tu pensa. Stai un po’ a osservarla da lontano, è in un gruppo di persone che sono senz’altro una famiglia, gente di varia età, qualche bambino. Butti giù un paio di spritz e sei di colpo all’estate del ’76.

Vorresti trovare il coraggio di andare a salutare Monica, vuoi chiederle scusa per quel pomeriggio di cinquant’anni prima, vuoi dirle che eri stato proprio maleducato, anzi proprio uno stronzo, le vuoi dire che da ragazzina era bellissima e accidenti, è bella ancora adesso e che bella famiglia, non come te che sei solo come un cane.

Ma poi ci pensi meglio, ma figurati se si ricorda, se ti riconosce, sono quasi cinquant’anni che non la incontri, se vai lì fai la figura dello scemo anzi, peggio, dell’anziano che è pure un po’ bevuto. Che idea idiota. Ma ripensi a quel bagno, a quella ragazzina, a quel corpo liscio e sodo. Ti è entrato in testa e non ti riesce di levarlo. Allora ti alzi dal tavolo del bar e vai verso la spiaggia. Ci sono dei ragazzi che giocano a pallavolo sulla battigia. C’è quella luce, ci sono gli stessi riflessi del sole basso sull’acqua, almeno così ti piace di vederli.

Te ne resti un po’ lì a guardare i ragazzi mentre fumi una sigaretta. Da lontano si sente la musica che hanno messo per la festa. È meglio se torni indietro verso il bar. Magari assaggi qualcosa dal buffet, bevi un altro paio di bicchieri, ringrazi Lucio e poi te ne torni a casa. Ma quando ti volti lei è lì, poco dietro di te. Incrociate gli sguardi. «Buonasera» le dici.

«Ciao. Ci conosciamo mi pare?»

«Be’, sì. Lei si chiama Monica, vero? Venivamo qui al mare, da ragazzi.»

«Sì. E tu sei Marco. Tu hai riconosciuto me e io ho riconosciuto te» Ride. «Che fai, mi dai del lei?»

«No mi scusi, cioè, scusa. Sì, sono Marco. Un po’ di tempo fa, eh?»

«Un bel po’. Avevi un motorino rosso, venivi sempre di pomeriggio tardi.» Ti sorride.

«Ero io» le rispondi. Sorridi anche tu.

«Sai? Questa festa mi ha fatto tornare in mente l’estate di cinquant’anni fa. Mamma mia, ero una bambina, però stasera mi ricordo tutto. Sarà l’atmosfera, questa musica.» Dal bar si sente Lucio Battisti che canta Ancora Tu.

«Guarda, me la ricordo anch’io quell’estate. Mi avevano rimandato di tre materie, poi a settembre mi hanno promosso e….»

Lei si è sfilata i sandali e si sta sbottonando il vestito. La guardi, il sole basso che le batte sul viso. Rivedi gli occhi della ragazzina che continuano a sorriderti.

«Ho voglia di fare il bagno nelle onde» dice. «Ce l’hai il costume? Vieni?»

Manrico Scarpelli

Foto in alto: elaborazione grafica di Erna Corsi

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Manrico ScarpelliManrico Scarpelli è nato a Livorno nel 1959. Da poco è in pensione. Scrive da sempre e dal 2007 pubblica ogni tanto qualcosa assieme ai suoi amici del laboratorio di scrittura QWERTY.

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