Con Il vuoto dell’anima, Carla Ofelia Berti rompe il silenzio sull’anoressia adolescenziale guardandola da dentro e senza scorciatoie.
«Non distrarti, Miriam, continua così, manca poco alla perfezione.»
In questa frase emerge una delle ossessioni del nostro tempo: la ricerca disperata di un’identità in un mondo che ci chiede, ogni giorno, di essere impeccabili.
Mi sono sempre chiesta quanta disperata forza di volontà serva anche solo per concepire l’idea di indurre il vomito per dimagrire, o meglio, pur di scomparire un altro po’. E in questo libro, riga dopo riga, ho trovato la mia risposta.
A marzo 2026 è arrivato in libreria Il vuoto dell’anima, il nuovo romanzo di Carla Ofelia Berti (pubblicato da Tomolo Edizioni nella collana Tomolo Narrativa), accompagnato dalla prefazione della pedagogista Silvia Piga. Non è un libro comodo. È una storia vera, lucida, che fa male perché racconta l’anoressia senza filtri e senza pietismi, sprofondando nei quattordici anni della protagonista.
All’inizio incontriamo una Miriam spensierata, una ragazzina come tante. Poi, l’impatto con il liceo. Bastano pochi mesi perché qualcosa si rompa: i primi confronti con le compagne, lo specchio che diventa un nemico e quella paura costante di non essere mai abbastanza. I social network, pieni di corpi perfetti e vite ritoccate, fanno il resto, amplificando ogni minima insicurezza:
«Sentivo la pressione di voler diventare qualcuno, ma senza sapere chi avrei voluto essere davvero.»
Quando intorno tutto crolla, il controllo sul cibo diventa l’unico appiglio: non potendo gestire il caos che ha fuori, Miriam decide di dominare l’unica cosa che le resta, il proprio corpo.
Ma la malattia non rimane mai chiusa in una stanza: stravolge la casa e blocca ogni dialogo in famiglia. L’autrice racconta benissimo questo isolamento. La cucina smette di essere il posto in cui ci si incontra e diventa un campo di battaglia, dove i genitori guardano la figlia scomparire giorno dopo giorno senza sapere cosa fare. C’è un passaggio che mostra bene questa sensazione di impotenza, quando la madre sbotta:
«Non mi risponde, sbatte le porte, sparisce in camera sua, e quel telefono… sembra vivere lì dentro!»
Il dolore della madre è forte quanto quello della figlia: è la frustrazione di chi sta fuori e sbatte contro un muro fatto di silenzi e bugie.
La parte che colpisce di più è come il romanzo mostri l’inganno della mente. Quando l’ago della bilancia scende, Miriam non sente il dolore, ma una strana sensazione di forza: si sente vincente, padrona di sé. È una trappola che la stacca da tutti: allontana Marta, la sua amica di sempre, e persino Tommaso, il primo amore, perché lo vede come un ostacolo al suo rigore. Anche quando non ha più forze e il corpo cede, la testa continua a fare calcoli, prigioniera di un meccanismo fatto solo di privazioni:
«Ogni grammo in più era una lotta con la voce, che ancora mi sussurrava che così non andava bene.»
La forza de Il vuoto dell’anima sta proprio nella sua autenticità. Non hai mai l’impressione di leggere una storia inventata a tavolino: ogni pagina racconta la realtà di chi queste cose le ha viste o vissute sulla propria pelle. Il libro rompe la retorica con cui spesso si parla di disturbi alimentari e ci mostra quello che succede davvero in tante case, dove il silenzio fa più male della malattia stessa.
A questo proposito, trovo utilissimo il consiglio che la pedagogista Silvia Piga dà ai lettori nella sua prefazione:
«Accettate l’esistenza della sofferenza narrata, anche quando non la comprenderete, con rispetto e in assenza di giudizio; l’autrice saprà illuminarvi la strada ad ogni riga, capitolo dopo capitolo, e portate con voi la consapevolezza che non tutti i dolori possono essere compresi, ma tutti hanno il diritto di essere visti e riconosciuti.»
Se volete capire cosa si nasconde davvero dietro la trappola di un disturbo alimentare, questo è un libro che dovete assolutamente leggere.
Sabrina Ginocchio
Foto in alto: Immagine creata con l’intelligenza artificiale
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Sabrina Ginocchio è nata a Chiavari (GE) nel 1975 e vive in provincia di Verona con la sua famiglia. Concilia la vita familiare con una profonda passione per la scrittura e la diffusione della lettura tra i più piccoli. Il suo percorso letterario inizia nel 2016 con il progetto editoriale Il trenino racconta… (Edizioni03), una raccolta di albi illustrati. Nel 2020 collabora con il giallista Alberto Rebuzzi per il giallo in rima Zaccaria e il guazzabuglio (Edizioni03).
Il suo impegno sociale si riflette nel racconto Il cambiamento, incluso nell’antologia benefica Arcobaleno (Bonaccorso Editore, 2022) a sostegno dell’associazione Abeo di Verona. Tra le sue pubblicazioni successive spiccano Barabau e Maramau (2022) e Non tutti dormono (2023) per la casa editrice Il Rio. Seguono l’albo illustrato Squadra castori in azione (2024) e il libro d’avventura per bambini Mistero alle saline (2025) con Edigiò Edizioni. Sempre con Bonaccorso Editore ha pubblicato il suo primo romanzo, Segni oltre la finestra. Condivide il suo amore per i libri e la scrittura nel suo sito web: www.sabrinaginocchio.it.

