Storie bumbare scava in un ricordo che non vogliamo nemmeno riconoscere

Storie bumbare, Francesca Silvestre
Francesca Silvestre racconta la terra d’Istria del primo dopoguerra, fatta di legami spezzati, di paura e voglia di resistere.

Storie bumbare è il romanzo d’esordio di Francesca Silvestre; edito da Italo Svevo edizioni è stato pubblicato nel febbraio 2026. L’autrice è nata a Cittadella nel 1971 e vive a Padova. I suoi racconti sono stati pubblicati su riviste e antologie e hanno ottenuto premi e riconoscimenti.

Dopo l’8 settembre 1943 l’Istria è diventata una merce di scambio, un’area colorata in modo diverso sulle cartine politiche appese nelle classi delle scuole elementari. Questo ci racconta la “Grande Storia”, lo spostamento di un confine. Chi si è trovato a vivere quel territorio racconta qualcosa di profondamente diverso.

Storie bumbare, Francesca Silvestre
Storie bumbare, Francesca Silvestre

Partendo da una memoria familiare, Francesca Silvestri ricostruisce quanto accaduto agli istriani che hanno vissuto sulla loro pelle quei cambiamenti. L’euforia per la fine della guerra, avvenuta l’8 settembre 1944, si è presto trasformata in inquietudine e paura, spingendo molti italiani a fuggire oltremare per rientrare in quella Patria che sentivano la loro. Ma soprattutto per sfuggire alle ritorsioni di chi ha preso il potere.

Giovanni Bulessi  gestisce l’emporio di Dignano d’Istria con la moglie Maria. La loro figlia Luze, nata e cresciuta su quella terra, è costretta a guardare il marito Milan scappare in Italia immediatamente dopo il matrimonio, senza sapere se e quando avrebbe potuto raggiungerlo. A consolarla rimane l’amica del cuore Valdina, figlia della levatrice del paese, Vincenza. Valdina è innamorata di Mate, che che fa su e giù dalle colline di terra rossa dove sono stanziati i partigiani titini. Il vescovo ha assegnato Don Mario a quella parrocchia con le parole: «Vi mando come pecore tra i lupi», e scoprirà presto il loro profondo significato.

La storia che leggiamo sui libri non racconta mai di che cosa è fatta davvero. Parla di eserciti, battaglie, armistizi e confini che si spostano. Ma la guerra è fatta di tutt’altro. Storie bumbare ci racconta dei legami spezzati, della paura e della voglia di resistere, di chi parte con la morte nel cuore e di chi invece se n’è andato per sempre, pagando con la vita le proprie origini. 

«Perché era questo che faceva la guerra in una terra di confine: divideva amici e fratelli, che finivano per spararsi dalle barricate opposte.»

Molti anni dopo Emilia, nipote di Luze e Milan, compirà quel viaggio a ritroso per conoscere i luoghi dei nonni materni, che la madre Ida ricorda appena e che non ha mai sentito sua.

Il dialetto bumbaro, dal quale Storie bumbare prende il nome, per Francesca Silvestre è soprattutto la lingua del ricordo per raccontare la memoria collettiva di un paese lacerato dai grandi fatti della Storia.

«Se fossero passati oltre confine o giacessero in fondo a una foiba, nessuno era il grado di dirlo. Almeno per alcuni, perché quale fine avessero fatto altri era ben chiaro a tutti.»

Erna Corsi

Foto in alto: Istria – di Joshua Plattner

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