Simbolo della lotta per i diritti delle donne e della denuncia della violenza di genere, i suoi versi sono un inno alla libertà.
Questa domenica incontriamo la poeta siriana Maram al – Masri, nata nel 1962 a Lattakia. Dopo gli studi a Damasco si sposò giovanissima. Ben presto fu costretta a fuggire a Parigi insieme al marito perché si oppose al regime di Assad.
La sua opera attraversa i territori dell’intimità, della violenza, dell’esilio e della resistenza femminile. Infatti, uno dei tratti più riconoscibili della sua voce è la centralità del corpo femminile, una presenza: desiderante, vulnerabile, esposta allo sguardo e al giudizio. Accanto alla dimensione intima, la poesia di al – Masri è profondamente politica perché dà voce a chi non ce l’ha: le donne vittime di violenza, i bambini della guerra, gli invisibili della società.
Sul sito dell’Enciclopedia delle donne Ester Rizzo scrive: « Nella raccolta Anime scalze del 2011 Maram dedica i suoi versi a tutte le donne vittime di violenza, alle profughe, alle donne sommerse. La sua scrittura diventa quasi fotografia, è come vederle queste donne: i loro lividi, i loro sogni rapiti, le parole che non possono dire, i sorrisi stanchi […] La poesia di Maram è un inno alla bellezza che sopravvive al di là degli orrori, della guerra, della violenza, nelle piccole cose.»
La prima poesia che proponiamo è pubblicata sul blog Versipelle. L’ascolto è accompagnato dal video curato da Debora Menichetti.
Serena Betti
Foto in alto: Maram al-Masri IE University
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Questa sera
Questa sera
un uomo uscirà
in cerca
di una preda
per soddisfare il segreto dei suoi desideri.
Questa sera
una donna uscirà
in cerca
di un uomo che la renderà
la padrona del suo giaciglio.
Questa sera
la preda e il predatore si incontreranno
e si compenetreranno
e forse…
forse
si scambieranno i ruoli.

