La stretta connessione tra femminismo e cambiamento climatico

Donne e clima
Ogni mutamento ambientale mette in moto eventi che hanno ripercussioni sul mondo intero, specialmente sulle minoranze.

Il cambiamento climatico è una delle maggiori cause che sta portando il mondo verso l’instabilità. Il pianeta è ormai avvelenato e sofferente, ma noi continuiamo a infierire come se questa questione non ci coinvolgesse.

In ogni situazione di criticità ci sono categorie più esposte ai pericoli, perciò le donne subiscono di più le conseguenze della crisi ambientale. Sebbene di primo acchito donne e clima ci sembrino sfere separate, con uno sguardo più attento riusciamo a cogliere la connessione profonda.

La correlazione tra donna e ambiente ha portato alla nascita dell’ecofemminismo negli anni ‘60 per poi profilarsi con più chiarezza dagli anni ’70 fino a oggi. Infatti, gli studi delle ecofemministe hanno riscontrato che nelle comunità con poche risorse ambientali vi sono più difficoltà per le donne.

L’ente internazionale United Nations Climate Change si occupa di monitorare i danni ambientali. Di recente ha riconosciuto nel cambiamento climatico una delle cause che aggravano la violenza di genere. Questo impatto negativo si manifesta soprattutto nell’ambito dell’abuso domestico, della salute e della discriminazione.

Dunque il clima ha un duplice impatto negativo sulle donne: le colpisce a livello socio-economico e sanitario in quanto esseri umani che abitano la Terra e anche in quanto donne.

Alcuni dati elaborati dall’ONU hanno svelato che le donne compongono metà della forza lavoro nel settore agricolo e ciò significa che ogni alterazione dell’ecosistema le danneggia duramente.

Un rapporto della FAO, in collaborazione con la Convenzione ONU per combattere la desertificazione, evidenzia un forte divario di genere. I dati stimano che le donne siano più afflitte dalla siccità in termini di povertà rispetto agli uomini. Inoltre, il numero di donne soggette a violenza tende ad aumentare durante le emergenze umanitarie.

Ma le donne sono anche le prime nella lotta in difesa del pianeta come dimostra SHE Changes Climate, un progetto creato da un gruppo di attiviste che ha come obiettivo quello di impegnarsi nella salvaguardia ambientale.

Diverse zone del mondo sono state colpite da variazioni climatiche caratterizzate dall’alternanza di siccità e piogge che hanno messo in crisi il settore agricolo-pastorale che per alcuni è l’unica economia di sussistenza. Da queste condizioni disastrose è emerso ancora più forte l’impegno delle donne.

È il caso di Consolata Lomilio che abita a Isiolo, una delle zone più aride del Kenya, che tramite il progetto SAMPAK ha imparato a ricavare il meglio dalla propria terra rispettando la natura. Consolata con la pratica dell’agroecologia è riuscita a rimettere in sesto le coltivazioni e a garantire la sicurezza della sua famiglia, inclusa l’istruzione per i figli.

Inoltre, la povertà causa anche dispersione scolastica come testimonia la storia di Nima Elmassad che opera nell’area del Sudan meridionale per contrastare la siccità. Nei periodi di secca i figli abbandonano la scuola in cerca di acqua. In Sudan le donne sono il perno della vita dei figli in quanto sono la principale garanzia di cibo e istruzione.

Numerose sono le donne entrate a far parte del World Food Programme, che offre gli strumenti per affrontare le problematiche ambientali: in Somalia, Madagascar, Mozambico e Ciad, nel Bangladesh, in Guatemala, il programma ha donato un briciolo di speranza.

Ma il cambiamento climatico ha effetti anche sulle mutilazioni genitali femminili. La siccità porta a praticare le mutilazioni sulle donne affinché le famiglie grazie alla dote del matrimonio si procaccino ricchezze e sostentamento. Le ragazze mutilate nella maggior parte dei casi lasciano la scuola e talvolta muoiono durante il parto.

A questo si associa anche il fenomeno delle spose bambine poiché le mutilazioni genitali in molti casi avvengono prima dei dieci anni di età. Spesso sono bambine che provengono da zone rurali secche e povere e da famiglie altrettanto povere con un livello di istruzione quasi inesistente.

Da questa breve esposizione emergono informazioni che gran parte di noi ignora perché viviamo nell’illusione di poter approfittare della Natura all’infinito. Però Natura non sempre è una madre benevola e noi dobbiamo imparare a portarle rispetto prima che sia troppo tardi. Prima che altre donne siano vittime di un pianeta maltratto.

Altea Fiore

Foto in alto: Foto da Canva

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