Imprenditoria femminile, il peso dei pregiudizi rallenta le founder italiane

Imprenditoria femminile
Una ricerca di GammaDonna e wamo racconta le difficoltà delle imprenditrici tra stereotipi, maternità e salute mentale.

Il talento non basta sempre a garantire pari opportunità. In Italia, fare impresa al femminile continua a significare affrontare ostacoli culturali, carichi invisibili e difficoltà di riconoscimento professionale. A raccontarlo è una nuova indagine realizzata da GammaDonna insieme alla fintech europea wamo su un campione nazionale di duecentoventitré imprenditrici italiane.

I dati fotografano un sistema ancora attraversato da stereotipi di genere e squilibri strutturali. Il 76% delle intervistate dichiara infatti di percepire pregiudizi legati al proprio essere donna da parte di investitori, clienti o stakeholder. In quasi un caso su due, inoltre, l’imprenditrice non viene riconosciuta subito come titolare dell’azienda.

Le founder di startup sono le più penalizzate

Le maggiori difficoltà emergono nel mondo delle startup innovative. Le founder digitali risultano le più esposte ai pregiudizi nel rapporto con venture capitalist e investitori. Il 37% dichiara di sentirsi spesso sottovalutata rispetto ai colleghi uomini durante la ricerca di finanziamenti.

Non sorprende allora che molte imprenditrici scelgano di rinviare la maternità o di rinunciare del tutto all’idea di avere figli. Tra le donne con figli, il 41% racconta di avere subito un rallentamento dell’attività dopo la maternità. Il dato evidenzia ancora una volta quanto il peso della cura continui a ricadere soprattutto sulle donne.

La crescita professionale e quella personale sembrano così entrare in conflitto. Una tensione che molte founder vivono quotidianamente nel silenzio.

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Infografiche wamo

Il costo invisibile del lavoro femminile

L’indagine affronta anche il tema della salute mentale e del benessere personale. Quasi la metà delle imprenditrici segnala conseguenze negative sulla propria vita privata. Il 45% indica difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia, mentre il 38% cita problemi legati al proprio benessere psicologico.

Dietro i numeri emerge una domanda importante: quanto sono sostenibili i modelli imprenditoriali contemporanei per le donne?

Il dato forse più significativo riguarda proprio i desideri espressi dalle intervistate. Alla domanda su quale fosse il bisogno più urgente, il 26% ha risposto: «Avere più tempo per me stessa». Una percentuale superiore persino a quella relativa all’accesso ai finanziamenti o alla ricerca di nuovi soci.

Il tempo diventa così una misura concreta della disparità. Tempo sottratto alla vita privata, al riposo, agli affetti e spesso anche alla salute.

La resilienza delle imprenditrici italiane

Nonostante le difficoltà, emerge una forte capacità di resistenza. La metà delle imprenditrici dichiara di non avere mai pensato di rinunciare alla propria azienda. Molte consiglierebbero ad altre donne di intraprendere un percorso imprenditoriale.

Anche sul fronte della gestione economica emerge un dato interessante: il 79% delle intervistate afferma di sentirsi sicura nella gestione finanziaria della propria impresa. Una risposta che smentisce molti stereotipi ancora diffusi sul rapporto tra donne e finanza.

Le imprenditrici mostrano inoltre grande attenzione verso strumenti digitali innovativi. Commissioni trasparenti, servizi online efficienti e applicazioni intuitive sono considerati elementi prioritari nella scelta di un conto business.

Un problema culturale prima ancora che economico

Secondo Valentina Parenti, presidente di GammaDonna, il quadro emerso dalla survey mette in luce un paradosso ancora profondamente italiano: donne competenti e innovative operano in un ecosistema che continua a mettere alla prova la loro credibilità più del loro talento.

Le founder non chiedono privilegi. Chiedono condizioni eque per poter crescere, innovare e contribuire allo sviluppo economico del Paese senza dover sacrificare la propria vita personale.

Nel progetto culturale de L’Altro Femminile il racconto dell’imprenditoria femminile non può limitarsi ai numeri del successo. Significa anche osservare le difficoltà strutturali, il lavoro invisibile e il prezzo che molte donne continuano a pagare per affermare la propria professionalità.

Perché ogni impresa femminile non rappresenta soltanto un’attività economica. È anche una presa di spazio, di parola e di futuro.

Cinzia Inguanta

Foto in alto: immagine realizzata con intelligenza artificiale tramite OpenAI

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