La poesia nel dì di domenica presenta “Destino manifesto” di Anita Endrezze

Nata in California da madre europea e padre Yaqui, attraverso l’arte e la scrittura ha dato voce al popolo indiano da cui discende.

Nel mese di febbraio la nostra rubrica ricorda Renée Nicole Good. Le guardie dell’ICE hanno ucciso la giovane poeta lo scorso 10 gennaio a Minneapolis. Per onorarla, proponiamo diverse poesie che denunciano il razzismo. Purtroppo questo sentimento genera sempre più violenza e preoccupazione nella nostra società.

Il Cestim, Centro Studi Immigrazione di Verona, ha un archivio molto ricco e interessante di materiali didattici. Tra questi ho trovato la tesi Un’arma contro il razzismo. La parola di Rossella Poli: una raccolta di poesie, testi e canzoni che trattano la questione della discriminazione razziale in epoche e situazioni geografiche diverse.

La poesia che presentiamo oggi è tratta da questa antologia. Anita Endrezze, poeta e autrice di romanzi e libri per bambini, ha illustrato anche i suoi libri e le copertine dell’Harpers’Anthology. I suoi dipinti inoltre sono stati esposti negli Stati Uniti e in Inghilterra. Come di consueto, l’elaborazione video che accompagna l’ascolto di Destino manifesto è curata da Debora Menichetti.

Serena Betti

Foto in alto: Anita Endrezze – Egress Studio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Destino manifesto

Piume anneriscono al sole e
si ergono come canti di antichi guerrieri,
scoloriti cieli di un passato di morte.
Ho cercato troppo duramente di impedire al vento
freddo di soffiare attraverso le miglia delle mie guance
così la morte ha portato l’estate, desiderio acceso.
Oh, donna indiana, portavi il grano
in piccoli vasi rossi dipinti con
fiumi turchesi, ed ora i vasi sono rotti
come le tue antiche ossa. Privo di ali
per fuggire, il mio ricordo sogna il tuo viso spirito
e ti vedo dormire, inconsistente ombra azzurra.
Mia madre era solita dire, Bambina Bruna
della sabbia rossa, bagnati i piedi
con fiori di fiume, sali in alto
sulle rocce e sorridi alle
stelle. Ora, donna
ricordo un uomo che disse
tutti gli indiani sono ricchi
proprio non sanno come risparmiare,
se non per lattine di birra.
E come per il bufalo, voi avete preso la mia
pelle scura e l’avete appesa al muro.
Sono gentile, ma arrabbiata:
voi uomini bianchi mostrate così
i vostri trofei. Domani, guardo
mio figlio; nei suoi occhi non c’è solo muto dolore –
da fiamme rosso sangue ora fiorisce rabbia
e non ha ancora vissuto.

 

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