Dall’esordio in Nashville al sodalizio con Timothée Chalamet in Marty Supreme: l’estetica del caos che ha conquistato Hollywood.
Capelli spettinati, occhiaie visibili e stile ugly-chic. Basta scrollare per pochi minuti il profilo Instagram di Odessa A’zion per cogliere la sua personalità, decisa e autentica.
Odessa Zion Segall Adlon all’anagrafe, classe 2000, è senza dubbio il volto più elettrico e accattivante della nuova Hollywood. Figlia e nipote d’arte, ha ereditato il talento dalla madre Pamela Adlon e dal nonno Percy Adlon, prestando però molta attenzione a non ricadere nel cliché della solita “nepo-baby”.
Dopo il debutto nel 2017 in Nashville, Odessa inizia a costruire passo dopo passo la sua carriera. Capace di raccontare la cruda vulnerabilità con un’estrema naturalezza, incarna in Grand Army i panni di una ragazza vittima di un’aggressione sessuale, portando in scena il trauma e lo smarrimento.
Poi lo scorso novembre il ruolo di Tallulah nella serie HBO di Rachel Sennott I Love LA, che la consacra come volto simbolo della Gen Z. Odessa esplora le ferite della fama digitale, la vulnerabilità, che si cela dietro le maschere social, e le difficoltà delle relazioni contemporanee.
Una maturazione continua ed emotiva, che riflette la complessità della sua generazione. Un eclettismo istintivo, che la porta fino al grande schermo come co-star di Timothée Chalamet nel nuovo film di Josh Safdie Marty Supreme, al cinema dal 22 gennaio. Qui interpreta Rachel, l’amore di gioventù del protagonista: una donna volitiva e passionale, ma consapevole, capace di non farsi intimorire dalle ambizioni smisurate e talvolta minacciose del suo partner.
Magnetica e dal talento camaleontico, è con questa prova che la nuova It Girl sancisce il suo stile unico, sintesi perfetta del suo percorso e specchio della sua tempra.
Una versatilità innata e un’attitudine disordinata con cui vive ogni ruolo, rifiutando la finzione. Così dopo anni dominati dal paradigma della “clean girl”, si afferma un nuovo divismo, quello dell’attrice “sporca e vera”. Una nuova estetica “anti-metodo”, definita “brat”, che si nutre di un immaginario caotico e imperfetto. Essere brat vuol dire accettarsi, abbracciare i propri difetti, mostrarsi nella propria autenticità e inadeguatezza e Odessa, sembra paradossale dirlo, ma lo fa alla perfezione.
«Voglio personaggi che siano un disastro, perché la vita è un disastro» racconta.
Dalla première di Marty Supreme dove ha sfilato con un talleur oversize pied-de-poule, alla sua vita di tutti i giorni fatta di capi che sembrano rubati al guardaroba maschile. Pieghe non stirate e amore per il layering, la sua moda riflette la sua sfrontata naturalezza, così come il suo talento. Una capacità poliedrica di trasformazione vocale e fisica, che le permette di indossare nuovi ruoli e che ha attirato l’attenzione della critica e del pubblico.

In un’epoca di ansia da prestazione e burnout estetico, Odessa A’zion rappresenta il diritto di “essere fuori posto”. E forse è proprio per questo che la Generazione Z l’ha riconosciuta come nuova It Girl. Infatti, la sua libertà ci legittima a essere semplicemente umani.
Rachele Bosa
Foto in alto: Odessa A’zion
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