Karen e Nancy, donne oltre il consueto alle prese con le differenze di genere

Karen e Nancy
Madre e figlia, due generazioni che si trovano ad affrontare lo stesso inscalfibile mondo fatto di uomini che svalutano le donne.

Pochi giorni fa abbiamo fatto un viaggio a Hawkins alla scoperta delle protagoniste della serie tv, senza dubbio tutte donne oltre il consueto. Ma, oltre alla narrazione delle donne nelle vesti di eroine, le sceneggiature degli episodi hanno sottolineato anche la realtà quotidiana delle donne degli anni ottanta. In particolare Karen e Nancy sono due esempi perfetti della non emancipazione delle donne e, specialmente nella terza stagione, il peso della loro condizione è tangibile.

Nancy, che ha cominciato a lavorare in un giornale locale, deve fare tutti i giorni i conti con il sessismo dilagante dei colleghi. Trattata come un’incapace (perché donna), viene incaricata di portare il caffè o andare a prendere il pranzo. Nessuno crede al suo talento di giornalista, talento che dimostra ampiamente fiutando per prima i fatti che poi porteranno alla nascita del Mind Flyer “di carne”. Il direttore le impone di smettere di indagare ma lei, sopportata controvoglia da Jonathan, non si ferma. Spinta dal suo brillante intuito ma anche da un indomito moto d’orgoglio, continua fino al punto di far licenziare lei e Jonathan.

I due vengono cacciati dalla redazione e tra loro scoppia una lite. Jonathan la accusa di non aver pensato a lui, al fatto che deve lavorare per pagarsi l’università, e che per lei è facile perché la famiglia è benestante. Nancy ribatte che per lei quel lavoro era umiliante ma lui le dice che il mondo reale fa schifo e che deve farsene una ragione. A quel punto lei lo guarda con gli occhi pieni di lacrime e gli dice: «Tu non lo sai com’è», e quel che intende è che lui, da maschio, non sa come sia vivere da donna in un mondo fatto a misura di uomini. In questo scambio e nella sopportazione del trattamento al giornale si vede tutta la fatica di una giovane donna desiderosa di affermarsi. Ma nessuno la capisce, nemmeno l’uomo che ama. E poi c’è Karen, che sa.

Nancy torna a casa abbattuta e arrabbiata. Il rapporto madre figlia, fino a quel momento, non è mai stato raccontato come idilliaco. Ma in quel frangente si innesca la comprensione che sa darti solo un’altra donna. Karen vive la classica vita della casalinga dedita solo a casa, figlə e marito. Ha accanto un uomo senza personalità praticamente incorporato con la poltrona, che la dà per scontata. Stanca della sua invisibilità, quasi cede alle lusinghe di un ragazzo dell’età di Nancy. Lui la vede, fosse anche solo per la bellezza, ma lui la vede. Non è quella che cucina, che pulisce, che cresce la prole. È una persona, ha valore prima di tutto per quello.

Karen capisce con un solo sguardo quello che sta tormentando sua figlia, lo capisce perché l’ha vissuto. Ne nasce uno scambio intenso e sincero in cui una madre che, ormai, sa di non avere più opportunità per cambiare la propria vita, incoraggia sua figlia a non fermarsi ai no di chi non la crede solo per appartenenza di genere.

Karen e Nancy ci raccontano una realtà che, sebbene fortunatamente sia un po’ cambiata, non è ancora risolta. Assistiamo tutti i giorni a discriminazioni basate sul genere. Nella scuola, nel lavoro, all’interno delle nostre case queste differenze ci sono ancora. Sarebbe bene fare sempre un esame di coscienza in questo senso, ovvero guardare come agiamo noi stessə, nel nostro piccolo.

Spinti da un’educazione sociale basata sul patriarcato, probabilmente non ci rendiamo nemmeno conto di fare differenze. Eppure le facciamo, anche noi donne, soprattutto noi donne. Dando per scontato che la maggior parte della cura (casa, figlə, animali, non importa cosa) sia nostro dovere. Che le nostre figlie non debbano sporcarsi, giocare a calcio o preferire i videogames ai trucchi. Il cambiamento deve partire in primo luogo da noi, imponendoci, laddove abbiamo il potere di pretendere la parità. Poi di conseguenza quello stesso polso si riverserà nel mondo al di fuori delle mura domestiche. E, se un maschio cresce con il concetto che uomini e donne hanno pari valore e libertà dentro casa, anche fuori si comporterà di conseguenza. Perché il mondo reale che, secondo Jonathan, fa schifo, deve il suo disgusto in grandissima percentuale a come noi lo modelliamo.

Serena Pisaneschi

Foto in alto: Una scena dell’episodio quattro della terza stagione

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