Poeta, scrittrice, madre di tre figli, attiva nei movimenti per i diritti civili, è diventata simbolo di amore, libertà e pace.
Lo scorso 7 gennaio, in America, è accaduto un fatto di cronaca terribile. L’evento ci ha lasciate incredule e sconvolte per la sua efferatezza. Si è trattato di un’atrocità inspiegabile. A Minneapolis, una giovane donna è stata uccisa mentre era al volante della sua auto. Il responsabile è un agente dell’ICE, l’agenzia federale che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione.
Renée Nicole Good aveva 37 anni e nel 2020 vinse l’Academy of American Poets Prize.
Abbiamo pensato di ricordare e onorare la giovane poeta proponendo, in queste domeniche di febbraio, poesie che denunciano il razzismo, un sentimento sempre più diffuso che sta generando un preoccupante aumento di atti violenti.
On Learning to Dissect Fetal Pigs, la poesia che valse a Good il prestigioso riconoscimento, è stata ripresa e pubblicata da molte riviste e sul web con adattamenti e traduzioni differenti. Per la nostra rubrica abbiamo scelto la versione curata da Radura Poetica, blog di poesia lettura e arte. L’ascolto è accompagnato dal video elaborato da Debora Menichetti.
Serena Betti
Foto in alto: Renée Nicole Good- Dimsum Daily
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Sull’imparare come dissezionare feti di maiale
rivoglio indietro le mie sedie a dondolo,
i miei tramonti solipsisti
e i suoni della giungla costiera che sono terzine di cicale, e pentametri
di zampette pelose degli scarafaggi.
ho donato bibbie ai negozi dell’usato,
(premute dentro buste in plastica della spazzatura
insieme a una una lampada di sale acido dell’Himalaya—
le bibbie post battesimo,
quelle colte agli angoli delle strade
dalle mani carnose di zeloti,
quel tipo sciocco, facile da leggere,
parassitario.):
ricordo di più l’odore della gomma liscia
delle immagini luccicanti del libro di biologia;
hanno bruciato i peli dentro le mie narici,
e sale e inchiostro
che mi si è sfregato via dai palmi.
sotto ritagli di luna, alle due e quarantacinque del mattino studio e ripet0,
(sono io ripetere e studiare?)
ribosoma
endoplasmatico—
acido lattico
stame
all’IHOP all’angolo tra Powers e Stetson Hills—
ho ripetuto e scarabocchiato
finché non ha preso la sua strada e ristagnato da qualche
parte che non
riesco più a trovare, forse il mio intestino —
forse lì tra il mio pancreas e l’intestino crasso
scorre il ruscello insignificante
della mia anima.
è il metro con cui ora riduco tutte le cose: spigoloso e separato dalla conoscenza
che
se ne stava lì, un panno per la fronte febbricitante.
posso lasciarli esistere entrambi? questa fede mutevole
e questa scienza universitaria
che
rumoreggiano dal fondo dell’aula
ora non posso credere—
che la bibbia e il corano e la bhagavad gita
facciano scivolare lunghi capelli
dietro il mio
orecchio come faceva mamma esalando dalle loro bocche “ fai spazio alla meraviglia” —
tutta la mia comprensione sbava giù dal mento al petto
ed è riassunta così:
la vita è mero
ovulo e sperma,
e dove i due si incontrano,
e quanto spesso e quanto bene,
e ciò che muore lì.

