Un romanzo e una serie TV che faranno conoscere al lettore e allo spettatore a una delle menti più brillanti del giallo letterario.
Per questo venerdì propongo una lettura perfetta per il periodo attuale. Le giornate più brevi invitano a restare in casa, riscoprendo volti familiari o concedendosi il piacere di nuove scoperte letterarie. Il libro di oggi è Uno studio in rosso (A Study in Scarlet) di Arthur Conan Doyle. Un classico che unisce mistero e atmosfere invernali. In questo romanzo del 1887 assistiamo al primo incontro tra due leggende della letteratura: Sherlock Holmes e il dottor Watson. Potete trovarlo facilmente in libreria, sia in edizioni economiche che in pregiate versioni illustrate
La figura di Holmes, ispirata in parte al medico Joseph Bell, ha segnato una svolta nel modo di raccontare l’indagine nei romanzi gialli. L’investigazione non si fonda più principalmente sull’intuizione, ma su un rigoroso approccio scientifico, sull’osservazione attenta dei dettagli e su un processo deduttivo logico e razionale. «Lei ha portato l’arte dell’indagine ad essere tanto più vicina a una scienza esatta quanto mai potrà esserlo in questo mondo».
Il racconto è affidato alla voce di John H. Watson, medico dell’esercito rientrato dall’Afghanistan, che va a condividere un appartamento a Baker Street con Sherlock Holmes, un detective dotato di una mente molto acuta. I due si trovano coinvolti nell’indagine sull’assassinio di Enoch Drebber, rinvenuto morto in una stanza apparentemente sigillata, accanto alla misteriosa scritta “RACHE” tracciata col sangue. Il romanzo si articola in due sezioni: la prima segue lo svolgersi dell’inchiesta a Londra, mentre la seconda si apre su un ampio flashback ambientato negli Stati Uniti, che ricostruisce le origini del delitto tra una comunità mormone e un passato segnato da soprusi e desiderio di vendetta.

L’aspetto più affascinante di questo breve romanzo è il metodo di pensiero di Sherlock Holmes, che ritiene «il cervello umano è come un attico vuoto che uno deve riempire con i mobili che preferisce. Uno sciocco assimila ogni sorta di ciarpame gli viene a tiro, così che le nozioni che potrebbero essergli utili vengono spinte fuori o, nella migliore delle ipotesi, accatastate alla rinfusa insieme con un’infinità di altre cose, di modo che ha difficoltà a ritrovarle. Un operaio abile, invece, sta molto attento a ciò che immagazzina nel suo attico-cervello. Non vi metterà altro che gli strumenti che possono aiutarlo nel suo lavoro, ma di questi strumenti ne ha un vasto assortimento, e tutti in perfetto ordine».
La scelta di Watson come narratore si rivela perfetta per bilanciare la fredda razionalità di Holmes, è lui a incarnare il punto di vista umano e morale che ci accompagna lungo il racconto. Il rapporto tra i due protagonisti costituisce senza dubbio il vero fulcro del romanzo. Man mano che la storia procede, il lettore finisce per condividere le sensazioni di Watson, oscillando tra ammirazione, curiosità e, talvolta, smarrimento di fronte alle brillanti deduzioni di Holmes.
Lo stile di Doyle è chiaro, diretto e funzionale al ritmo investigativo, con descrizioni e dialoghi che valorizzano il processo deduttivo. La prosa tradisce la formazione medica dell’autore, evidente nella precisione con cui vengono osservati e analizzati anche i particolari più marginali. Il tutto è immerso in una Londra avvolta da nebbia e segreti, che contribuisce in modo decisivo all’atmosfera del racconto.
Uno studio in rosso è una lettura imprescindibile per gli appassionati al genere giallo, se preferite si trovano anche versioni in audiolibro ben realizzate, capaci di rendere questo classico un accompagnamento ideale per le serate invernali.
In abbinamento con il romanzo di Arthur Conan Doyle vi propongo Sherlock, la serie televisiva britannica liberamente tratta dai suoi romanzi. Creata da Steven Moffat e Mark Gatiss, ha come protagonisti Benedict Cumberbatch, nei panni di Sherlock Holmes, e Martin Freeman, in quelli di John Watson.
La serie si articola in quattro stagioni, per un totale di tredici episodi, andati in onda tra il 2010 e il 2017 su BBC One. Oggi è disponibile in streaming su Prime Video e Netflix. Sherlock rilegge in chiave contemporanea il celebre detective, Holmes diventa un consulente investigativo nella Londra di oggi, mentre Watson è un medico militare di ritorno dall’Afghanistan. Al posto di lettere e carrozze compaiono smartphone, blog e internet, senza però tradire l’essenza e le dinamiche dei casi originali.
Non si tratta di una trasposizione letterale dei racconti di Arthur Conan Doyle. Moffat e Gatiss li rielaborano, mescolando omaggio e reinvenzione, arricchendoli di nuovi elementi e imprimendo alla narrazione un ritmo diverso e creando momenti di vera suspense. Lo stile è rapido e dinamico, fatto di continui cambi di scena, scelte registiche incisive e dialoghi serrati. Questo Sherlock può discostarsi dall’immagine costruita nei romanzi, ma resta impeccabile nella sua ossessiva cura per i dettagli e nella rigorosa applicazione del metodo deduttivo.
È senza dubbio uno degli esempi più riusciti della serialità contemporanea. Il suggerimento è di concedere una possibilità a questa serie TV (preferibilmente in lingua originale) iniziando da Uno studio in rosa. Non solo perché inaugura il racconto, ma perché riesce fin da subito a coinvolgere lo spettatore e a presentare due protagonisti dalla chimica immediata e straordinariamente efficace. Buona visione e buon fine settimana!
Sara Simoni
Foto in alto: immagine dalla serie tv (da sentieridelcinema.it)
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