Grandi artiste e dove trovarle: intervista a Eugenia Vanni, artista senese

Eugenia Vanni racconta dove nasce e come si alimenta la passione per una ricerca artistica che attraversa le più diverse tecniche.

«Difficile dire se si tratti di una passione che portiamo nel DNA o respiriamo nell’aria, ma di certo quella per l’arte Eugenia Vanni (Siena, 1980) l’ha ereditata da suo padre, Giuliano. Anche se la passione da sola non basta.

Per destreggiarsi tra svariate tecniche – pittura, scultura, incisione – , Eugenia ha compiuto un intenso percorso formativo. Si è diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze e in Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA di Milano.

I suoi lavori sono stati esposti in spazi pubblici e gallerie private in Italia e all’estero. Come il Museo Marino Marini di Firenze, il MAN di Nuoro e l’Istituto italiano di cultura di New York.

Nel 2022-23 ha vinto il PAC, il Piano per l’Arte Contemporanea, un’iniziativa del Ministero della Cultura che finanzia progetti di acquisizione, produzione e valorizzazione di opere d’arte contemporanea.

Oggi si dedica anche all’insegnamento presso l’Istituto Marangoni e la Laba di Firenze. A questo affianca la ricerca artistica personale nello studio a Siena. Il suo interesse si concentra sul rapporto tra superficie pittorica e soggetto, sovvertendo i rapporti di dipendenza tra tecniche e materiali, soggetto e sfondo.»

Nella formazione di una giovane artista quanto incide l’influenza dell’ambiente, avere qualcuno che ti instradi e sostenga, e quanto il cosiddetto talento?

«Questa domanda me la faccio spesso anch’io. Di certo l’ambiente è fondamentale. Una giovane artista che vive una realtà che esiste e non è solo narrata, sente la differenza tra l’arte come qualcosa che si respira e l’arte come una serie di informazioni da leggere o studiare.

Vivere in un luogo o una città che dia stimoli di un certo tipo fa sì che ci si possa posizionare all’interno di un contesto e allo stesso tempo mettere in discussione.

Nel contempo quel che è stato acquisito fino a quel momento diventa materia viva da plasmare.

Il concetto di talento è complesso, si tratta di una parola abusata. Il talento non è visibile fin da subito; credo che coincida con un’essenza che fa guardare il mondo con occhi diversi. Bisogna vedere se il contesto aiuta a sviluppare questa sensibilità. Non si tratta di una conoscenza tecnica, ma di un modo di approcciarsi al mondo.

Nel mio caso vivere a contatto con mio padre, un artista, è stato fondamentale. Non perché mi abbia dato un’educazione artistica in senso stretto, piuttosto perché mi ha fornito un certo approccio alla vita. Tuttavia sentivo di aver bisogno di altre lezioni, di altri confronti. Per questo ho lavorato a Milano, conosciuto altre realtà. Per poi tornare qui.

Mio padre mi ha fatto innamorare dell’arte, ma senza l’esperienza a Milano non sarei riuscita a superare altre fasi del mio lavoro.»

C’è stata un’opera d’arte davanti alla quale sei rimasta a bocca aperta?

«Difficile che mi affezioni a una sola opera. C’è però un ricordo, legato a un momento di vita: quando mi sono trovata davanti alla Ronda di notte di Rembrandt (ndr: Amsterdam, Rijksmuseum).

La prima volta avevo visto l’opera nelle pagine di un libro, seduta sulle ginocchia di mio padre, e quando a circa otto anni me lo sono ritrovata davanti, sono rimasta sbalordita. Anche per la dimensione reale, rispetto a quella domestica e intima che conoscevo.»

Qual è la tua opera di cui vai più fiera?

«Sicuramente quelle opere che mi hanno dato l’innesco per realizzarne altre o cominciare una ricerca importante.

Ad esempio la serie The Unpainted, i monocromi creati dipingendo sul bordo delle tele. Giocando con un effetto di tromp-l’oeil, costringono l’osservatore a soffermarsi e non guardarli distrattamente.

Nell’ambito della grafica, Sturm und drang, del 2011, che mi ha permesso di continuare a produrre i lavori xilografici successivi.»

Qual è, invece, quella che avresti voluto realizzare?

I lavori di René Magritte in generale, uno degli artisti che preferisco in pittura.

Forse lo dico anche perché di recente ho riscoperto un libro di mio padre, del quale sto mettendo a posto l’archivio, ricco di testi riguardanti la pittura.»

Cosa significa lavorare nell’arte contemporanea vivendo in un centro relativamente piccolo come Siena?

«Tornare a Siena è stata una scelta dovuta a motivi di praticità, perché qui avevo degli spazi di studio in cui poter lavorare, cosa che per un artista è fondamentale.

Inoltre mi sono resa conto che, nonostante abbia vissuto per dieci anni a Milano, le idee mi venivano in mente ogni volta che tornavo qui.

Non è facile vivere in un ambiente come questo, anche se ho la fortuna di avere la mia galleria di riferimento (ndr. Galleria Fuori Campo), colleghi e un micro-ambiente con cui confrontarmi.

Ma di fatto a Siena manca un humus culturale forte, cosa che mi penalizza rispetto ad artisti che vivono in centri più animati.

Anche solo dover invitare un curatore a raggiugermi qui non è semplice.»

Qual è, tra le tecniche che utilizzi, quella con cui ti senti più a tuo agio?

«Sicuramente la pittura a olio perché la pratico da sempre e prevede dei passaggi tecnici che riesco a prevenire meglio, e capire fin da subito quale sarà il risultato.

L’affresco e l’incisione sono più imprevedibili.»

Ti è capitato di sentirti a disagio, in quanto donna, nel mondo dell’arte?

«Mi è capitato anni fa: ho avvertito una sensazione di sfiducia verso di me, come se avessi dovuto dar prova delle mie capacità visto che ero una giovane donna.

Per fortuna le cose stanno cambiando.»

Hai eventi da segnalare che ti riguardano e che potrebbero interessare le lettrici e i lettori?

«Proprio in questo momento è in corso una mostra presso la Fondazione Il Bisonte di Firenze, curata da Silvia Bellotti: Eugenia Vanni. Opere grafiche (2009-2025). Si tratta di una selezione delle mie xilografie e non solo, fino alle opere realizzate durante una recente residenza presso la stessa fondazione.»

Ringraziamo Eugenia Vanni per aver accettato di lasciarsi intervistare per L’Altro femminile.

La sua intervista chiude un cerchio, quello della rubrica Grandi artiste e dove trovarle, che da oggi si prende una pausa.

Silvia Roncucci

Foto in alto: Ela Bialkowska Okno studio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *