L’artista brasiliana, di origini italiane, da sempre ha messo la propria arte al servizio delle cause di giustizia e libertà.
Sarà perché è nata all’epoca del secondo conflitto mondiale, ma Anna Maria Maiolino (Scalea, 1942) ha sempre portato con sé la voglia di lottare contro oppressione e iniquità. Con tutte le forze – che nel suo caso coincidono con l’arte in ogni sua forma: incisione, pittura, scultura, video-arte, fotografia, performance.
Maiolino definisce sé stessa una cittadina del mondo e le vicende della sua vita le danno ragione.
A dodici anni si trasferisce in Venezuela, a diciotto in Brasile. A fine anni ’60, dopo un soggiorno a New York accanto al compagno, l’artista Rubens Gerchman, con i figli rientra nel paese sudamericano dove vive tutt’ora. Ma quello degli anni ’70 è il Brasile che dietro la facciata di allegria e spensieratezza della musica di allora nasconde un’atmosfera cupa.
«Mio caro amico […] quel che voglio dirti è che qui la situazione è nera» recita una famosa canzone di Chico Buarque del 1976. E nera è anche la mappa del Brasile realizzata dall’artista nell’opera Situação Geográfica: Alma Negra da América Latina (1973). Una mappa che di primo acchito può sembrare a rilievo e invece da vicino appare per quello che è: cava.
Questo lavoro è coevo a Ano 1942, che mostra il profilo dell’Italia bruciato dalle fiamme, con il riferimento nel titolo a una data significativa: quella di nascita dell’artista e dell’epoca fascista.
Opere come queste vengono dopo le incisioni e le sculture collegate alla Nuova oggettività. Come altri artisti che aderirono a questa corrente, Maiolino intendeva denunciare la situazione politica generata dal regime militare oppressivo e dalla censura tramite immagini del lessico visivo popolare, spesso accompagnate da scritte.
Quando poi la democrazia fa ritorno, Maiolino si rende conto di quanto sia fragile.

Uno delle suoi lavori più famosi, infatti, Entre vidas (1981), la vede camminare tra uova posate a terra. La scelta dell’uovo è dovuta al valore archetipico legato alla vita e alla fertilità. Ma soprattutto per la facilità a rompersi, così come è alto il rischio di spezzare l’equilibrio della recente libertà. D’altronde, la liberà è difficile, forse, ma è l’unica soluzione.
Ora Anna Maria Maiolino è famosa per le opere seriali di argilla prodotte a partire dagli anni ’90. L’artista manipola questo materiale primitivo per eccellenza spogliandolo della sua banalità e ripetitività di tediosa occupazione domestica e dandogli un valore rituale. Per avvicinare la donna artista-artigiana al divino, creare e parlare un linguaggio che esprime valori comuni.
Due anni fa Maiolino ha ottenuto il Leone d’oro alla carriera alla biennale di Venezia.
Ma prima di essere una creativa di fama ed esperienza, è stata una giovane donna che si è fatta ritratte mentre finge di tagliarsi la lingua (O que è sobre, 1974), zittita come quella dei suoi connazionali dal governo dell’epoca. Una madre che sente quasi di lavorare illegalmente, mentre i figli sono a scuola e c’è qualcun altro a occuparsi di loro. La donna che fa politica perché significa schierarsi a fianco delle idee e sostenerle con il proprio linguaggio.
Silvia Roncucci
Foto in alto: Anna Maria Maiolino – artuu.it.
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