Pillole di femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #173

Giovanna non si spegne: brucia è un estratto dall’atto unico teatrale “Inascoltate – L’intelligenza femminile che resiste al silenzio” di Federica Carteri.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni.

Lei marcia con la scintilla negli occhi e le fiamme la chiamano per nome. Giovanna non si spegne: brucia. Non come carne, ma come idea che nessuno ha mai saputo soffocare. Si lancia, avanza, pronuncia, respinge.

Mi hanno chiamata strega perché parlavo con Dio e non con gli uomini. Mi hanno arsa viva, ma il fuoco non ha potuto distruggere la mia fede. Non sono cenere, sono brace che dorme nella pietra. Ho sentito le voci e, anche quando tremavo, ho avanzato tra i tamburi e le sentenze. Non ero pazza. Ero solo più libera di loro. La voce che brucia.

Io sento le voci. E mi bruciano. Mi hanno dato la fede e mi chiedono le prove. Sono il corpo che avete legato al rogo per sentirvi salvi. Se Dio tace, non significa che ha torto. Siamo fuoco. Ma il mondo teme il fuoco quando è donna.

Udivo nelle orecchie voci interiori che parlavano costantemente alla mia anima… A volte mi raccomandavano la saggezza, la pietà, la verginità; a volte le parlavano delle ferite della Francia e dei gemiti della povera gente.

“L’eroina dai mille volti rivela, alla luce tremolante di una candela, i pensieri segreti, i desideri inconfessati di un cuore che batte sotto l’armatura di ferro.”
(da “L’eroina dai mille volti” di Paola Marani)

Se non ci sono, Dio mi metterà lì; e se ci sono, Dio mi terrà lì.
Giovanna parla a un Dio che non risponde, una follia santa e insieme scandalosa. La sua parola è recepita come insubordinazione, non come visione. Giovanna brucia e brucerà.

“9 gennaio 1431, si apre a Rouen il processo di condanna a Giovanna d’Arco. Presiede Pierre Cauchon, vescovo di Beauvais, lo affianca frate Jean le Maistre, vicario dell’Inquisitore di Francia a Rouen.

Piacque alla Divina Provvidenza che una donna, Giovanna, chiamata la Pulzella, fosse catturata da valorosi uomini d’arme sul territorio della nostra diocesi e giurisdizione. In molti luoghi si era diffusa la voce che quella donna, dimentica della dignità conveniente al suo sesso, di ogni vergogna e di ogni femminile pudore, indossava, per una singolare e mostruosa depravazione, abiti insoliti, adatti solo agli uomini. Si diceva che la sua presunzione andasse fino a sostenere affermazioni contrarie a molti precetti della fede cattolica. Si sapeva che questi misfatti erano stati commessi in molte parti del regno. Quando tali scelleratezze vennero a conoscenza dei Padri dell’Inquisizione, questi eminentissimi uomini pregarono coloro che avevano in detenzione la sunnominata Giovanna, di consegnarla come sospetta di eresia.

Sabato 12 maggio, nella residenza di Pierre Cauchon, si discute sull’opportunità o meno di sottoporre Giovanna alla tortura. La maggioranza decide che la tortura è necessaria per il buon proseguimento del processo.

Sabato 19 maggio i giudici decidono di offrire per l’ultima volta a Giovanna la possibilità di ritrovare la via della Verità e della Salvezza.

Mercoledì 23 maggio si riassume l’atto di accusa:

Primo articolo
Giovanna dichiara di aver avuto frequenti rivelazioni e apparizioni di angeli e delle Sante Caterina e Margherita fin dall’età di 13 anni. Abbiamo concluso che si tratta di menzogne e perniciosi allettamenti e che procedono da spiriti maligni.

Secondo articolo
Giovanna dichiara che il re ha ricevuto un segno che lo convinse che era inviata da Dio. Abbiamo concluso che non è verosimile, ma al contrario menzognero, ingannatorio e pernicioso.

Terzo articolo
Giovanna dichiara di riconoscere angeli e sante per i buoni consigli, il conforto e i cristiani insegnamenti. Dichiara di credere nelle Voci come crede in Dio. Abbiamo concluso che il paragone pecchi contro la fede.

Quarto articolo
Giovanna dichiara di sapere che accadranno certi fatti e di conoscere cose che nessuno conosce. Abbiamo concluso che si tratta di superstizione, divinazione, presunzione e vana iattanza.

Quinto articolo
Giovanna dichiara di indossare abiti maschili per ordine divino. Abbiamo concluso che si tratti di bestemmia ed eresia insistendo nel vestirsi come i pagani infedeli.

Sesto articolo
Giovanna dichiara di aver fatto mettere nelle proprie lettere i nomi di Gesù-Maria e il segno della croce…

Settimo articolo
Giovanna dichiara di aver lasciato la casa paterna a 17 anni…

Ottavo articolo
Giovanna dichiara di essersi volontariamente gettata dalla torre di Beaurevoir perché preferiva morire piuttosto che finire in mano agli Inglesi …

Nono articolo
Giovanna dichiara che santa Caterina e santa Margherita promisero di condurla in Paradiso se avesse conservato la verginità…

Decimo articolo
Giovanna dichiara di sapere che Dio preferisce alcune persone…

Undicesimo articolo
Giovanna dichiara di essersi più volte prosternata davanti a coloro che chiama san Michele, santa Caterina e santa Margherita…

Dodicesimo articolo
Giovanna dichiara che se la Chiesa ordinasse di fare qualcosa contrario a quello che ritieni sia il volere di Dio, non le obbedirebbe per nessuna cosa al mondo. Abbiamo concluso che sia scismatica, che abbia false idee sull’unità e l’autorità della chiesa, che sia apostata e, fino a questo momento, eretica e pertinace.

30 maggio 1431 Giovanna viene bruciata viva sulla piazza del Mercato Vecchio di Rouen.”

(Il processo di condanna di Giovanna D’Arco, a cura di Teresa Cremisi)

Federica Carteri

RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto in alto: elaborazione grafica di Erna Corsi

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *