Questa poesia, scritta a tredici anni durante la guerra dello Yom Kippur nel 1973, rese famosa l’autrice in tutto il mondo.
È arrivato l’ultimo mese dell’anno che chiuderà il primo quarto di secolo del nuovo millennio. Il bilancio non è certo positivo. I conflitti armati che sconvolgono buona parte della Terra sono molti, troppi, perché coinvolgono oltre il 24% della popolazione.
Le conseguenze le conosciamo: perdita di vite umane, povertà, crisi sanitarie, persone in fuga dai luoghi delle proprie radici alla ricerca di un posto sicuro in cui vivere. Il pericolo più grande è che lentamente ci si abitui a questa situazione, quasi fosse una normalità di cui prendere passivamente atto.
Diventa sempre più necessario investire in una strategia di cultura della pace che rimetta al centro il rispetto della dignità umana, la tutela dei diritti di tuttǝ, che promuova processi di riconciliazione e di cooperazione. La ricerca della pace è la missione più importante dell’agire politico e sociale.
Nel nostro piccolo, riprendendo le basi della pratica femminista del partire da sé, dedichiamo il mese di dicembre alla pace, proponendo quattro poesie per fermarci a riflettere su un mondo più giusto, più umano, immaginando, da sognatrici quali siamo: «… che non ci siano paesi, non è difficile farlo, nulla per cui uccidere o morire e nessuna religione. Immaginate tutta la gente che vive la vita in pace…», come continua a cantare John Lennon, ucciso l’8 dicembre di quarantacinque anni fa.
Accompagnata dal video curato da Debora Menichetti, proponiamo oggi l’ascolto di Ho dipinto la pace di Talil Sorek, poeta israeliana.
Serena Betti
Foto in alto:
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Ho dipinto la pace
Avevo una scatola di colori
brillanti, decisi, vivi.
Avevo una scatola di colori,
alcuni caldi, altri molto freddi.
lass=”yoast-text-mark” />>Non avevo il rosso
per il sangue dei feriti.
>Non avevo il nero
per il pianto degli orfani.
>Non avevo il bianco
style=”font-family: arial, helvetica, sans-serif;”>per le mani e il volto dei morti.
>Non avevo il giallo
per la sabbia ardente,
ma avevo l’arancio
per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
e il celeste dei chiari cieli splendenti,
e il rosa per i sogni e il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

