Chi si nasconde dietro le canzoni dedicate all’universo femminile? Che siano muse ispiratrici reali o immaginarie, i testi raccontano le loro storie e diventano nostre.
Fabrizio De André ha cantato le vite degli ultimi, dei sognatori, dei falliti, di chi viaggia in direzione ostinata e contraria. L’universo femminile ha un ruolo centrale nella sua produzione, vere o fittizie che siano, queste donne sono personaggi eccezionalmente sfaccettati, con storie da raccontare e umanità da condividere.
La canzone di Marinella
Marinella è la protagonista del brano in assoluto più famoso del cantautore. Aveva scovato questa storia da un fatto di cronaca: nell’Astigiano una ragazza rimasta orfana fu costretta a prostituirsi, ma un cliente la derubò, la uccise e la gettò nel Tanaro. Visto che non poteva più salvarle la vita, Fabrizio pensò di renderla immortale facendola portare dal vento su una stella. Nel 1964 la canzone arrivò a Mina, che si innamorò all’istante di quella poesia gentile, e la vita di un acerbo cantautore genovese cambiò per sempre.
Bocca di rosa
Quando qualcuno chiedeva a Faber quale fosse la canzone che più lo rispecchiasse, lui rispondeva senza indugi Bocca di rosa. Scritta nel 1967 insieme a Gian Piero Reverberi, racconta di una donna appassionata, che fa dell’amore una professione, che porta gioia a un intero paese. La canzone mette in luce il sentimento dell’invidia, descrive come le altre comari facciano quadrato per cacciarla e come questo trionfo della morale bigotta si scontri con la reale tristezza dei loro uomini, che la scortano in una mesta processione verso la stazione. Bocca di rosa è una delle anime pure di De André, simbolo di libertà, emblema del coraggio di essere diversi. «Si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio» è una prassi consolidata e sempre attuale.
L’infanzia di Maria
La buona novella, album del 1970, è quasi un concept sulla storia della famiglia di Gesù Cristo. Si tratta di un’opera ispirata ai Vangeli apocrifi, frutto di un’ispirazione profonda e arricchito da un lavoro letterario pregevole sulle rime e sulla scelta lessicale. Scrive quelle canzoni in pieno Sessantotto, per affermare con forza che le lotte dei rivoluzionari erano le stesse già proposte da Gesù, che aveva predicato l’uguaglianza e aveva proposto il perdono come cura. I personaggi sono carichi di umanità, tra loro c’è Maria, una bambina strappata alla madre, chiusa nel tempio e poi venduta a dodici anni a Giuseppe, che la prende con sé. Lui non la vede come oggetto sessuale, ne ha cura come se ne ha di una cosa preziosa, di un bene arrivato all’improvviso e inaspettato. Maria resterà, poi, sola per quattro anni e affronterà l’incontro con l’angelo e il suo destino.
Suzanne
De André attinge al canzoniere di uno dei suoi principali riferimenti musicali, Leonard Cohen, e traduce in italiano uno dei suoi brani più struggenti. Suzanne rientra nella collezione Canzoni, pubblicata nel 1974. La versione è molto fedele all’originale, è evidente il gran lavoro fatto per far collimare le due metriche. È una musa bohémienne, a volte pazza, a volte triste, un’anima affascinante che lo accompagna lungo il fiume, la migliore con cui viaggiare. La canzone è dedicata da Cohen a Suzanne Verdal, coreografa e ballerina che lo aveva folgorato a Montreal nel 1960.
Rimini
Nel 1978 la collaborazione tra Fabrizio e Massimo Bubola porta alla pubblicazione di Rimini, uno degli album più amati del cantautore genovese. La canzone descrive la Rimini borghese, dei gelati e delle bandiere, dove trascorrono le vacanze i giovani di buona famiglia, che raggiungono la riviera romagnola ricercando lo svago estivo. Qui la protagonista è Teresa, figlia di un droghiere, costretta ad abortire il figlio del bagnino, a causa dei pettegolezzi della comunità piccolo borghese in cui vive. Da un lato c’è il trionfo della superficialità del benessere e del consumo, dall’altro il dramma di un amore perso, del dolore di chi ha dovuto scendere a patti con una realtà ipocrita e perbenista.
Franziska
Franziska è la sesta traccia dell’album Fabrizio De André del 1981. Nonostante la terribile esperienza del rapimento in Sardegna, Faber trova proprio lì un’ispirazione poetica. I suoi guardiani gli raccontano la storia della donna di un bandito sparito nel nulla. Lei vive nell’angoscia di non poter stringere relazioni con altre persone, nessuno la può avvicinare. Restano solo l’attesa del ritorno di lui e la stanchezza di una vita che non ha scelto. Franziska è vittima di un dolore profondo, amplificato dal matrimonio dell’ultima sorella ancora nubile. In questo caso l’indagine dell’autore si concentra sull’amore quando non c’è, su un’assenza che condiziona e imprigiona senza via d’uscita.
Princesa
L’ultima storia da raccontare è contenuta nell’ultimo splendido disco di Faber, Anime salve, pubblicato nel 1996 e scritto con Ivano Fossati. Il loro obiettivo era descrivere varie solitudini, in parte fiere di essere diverse, in parte disperate a causa dell’isolamento. Una di loro è Princesa, principessa nata in un corpo maschile, emigrata dal Brasile in Europa per salvarsi la vita. La prostituzione in Italia la conduce al carcere, dove la sua storia prende vita e diventa un libro e poi un film. Morirà suicida senza aver realizzato il sogno di abitare un corpo di donna. Fabrizio scrive un tributo dedicato a questo ostinato desiderio di poter essere diversi per essere se stessi. Come per Marinella, anche qui il finale è meno amaro, perché nella finzione l’eroina ha trovato l’amore con un avvocato di Milano, ed è finita anche lei sulla sua stella.
Fabrizio De André Playlist
La canzone di Marinella
Bocca di Rosa
L’infanzia di Maria
Suzanne
Rimini
Franziska
Prinçesa
Elena Castagnoli
Foto in alto da elle.com
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