Dai femminicidi del 2025 al caso Pelicot: la violenza ha molti volti, ma la nostra reazione è l’unica vera minaccia al patriarcato.
Siamo qui, puntuali come ogni anno. Arriva il 25 novembre, e per un giorno intero tutti scoprono l’esistenza della violenza di genere. L’indignazione fiorisce sui social, si indossano i fiocchetti rossi, si pronunciano frasi d’effetto per poi, rimettere l’orrore nel cassetto il 26. In effetti, l’indignazione pubblica assomiglia un po’ troppo a una moda passeggera, un trend che si commenta con l’hashtag giusto. Eppure, sotto questa patina di superficialità si cela una realtà drammatica e persistente che non conosce calendario. Siamo qui a contare i danni, con una puntualità che farebbe invidia a un orologio svizzero, ma che non sposta di un millimetro la lancetta del progresso.
Il Conteggio del 2025: Numeri Freddi e Storie Calde
Se guardiamo alla fredda statistica dei femminicidi avvenuti nel 2025, la cifra è l’ennesimo pugno nello stomaco che documenta il fallimento sistemico della nostra società. Dietro ogni numero non c’è, come i media amano dipingere, un “raptus” improvviso. Purtroppo, c’è una storia di possessività tossica, di controllo e di un fallimento istituzionale e sociale nell’intercettare i segnali. Il problema non è la rabbia momentanea, ma il profondo, inaccettabile diritto percepito da certi uomini di esercitare potere e controllo sulla vita delle donne. Infatti, l’atto estremo è solo la violenta chiusura di un cerchio di prevaricazione durato mesi, se non anni. Ogni donna assassinata è il prodotto finale di una cultura che ci vede come proprietà o, peggio, come priva di autodeterminazione.
Il volto grottesco e tecnologico della violenza
E ora, passiamo dal dramma noto all’orrore surreale del caso Gisele Pelicot. La sua storia è l’incarnazione della violenza pianificata e del tradimento. Il marito, con la complicità di altri, ha abusato di lei sistematicamente, filmando tutto. Non si tratta di un singolo atto sconsiderato, ma di una strategia organizzata che mirava a spogliare Gisele della sua volontà e dignità. Questo ci porta a riflettere sull’esistenza di dinamiche tossiche, come quelle evocate da gruppi come Mia moglie o Phica.net. In sintesi, è il patriarcato che si digitalizza, trovando nuovi spazi per la sua meschinità. L’ironia amara è nel vedere il loro “coraggio” manifestarsi solo dietro uno schermo, in un raduno di anime fragili che hanno bisogno di umiliare per sentirsi “uomini”.
La promessa del coraggio e la scelta di essere vive
Ciononostante, la storia non finisce con il conteggio delle vittime o l’analisi dei mostri. L’atto di denunciare, di andarsene, di ricostruire la propria vita è il vero atto rivoluzionario. Quello che il sistema tossico non riesce a calcolare. La vera, unica speranza non è un’ingenua attesa di un futuro migliore, ma l’impegno costante, quotidiano, delle donne e degli uomini che rifiutano di accettare la violenza come normalità. Per questo, la minaccia più grande al sistema non è l’indignazione temporanea del 25 novembre, ma la decisione di ogni singola donna di non farsi mettere a tacere e di essere viva, oltre le aspettative maschili, oltre la paura. Amichә, sorellә, la violenza si sconfigge quando smettiamo di accettarla. E questo non è negoziabile.
Cinzia Inguanta
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