Riscoprire Anna Kuliscioff a cento anni dalla sua morte

Anna Kuliscioff
Ricordiamo una donna che con le sue idee e le sue azioni rivoluzionarie ha aperto la strada alla lotta per la parità dei diritti. 

Anna Kulišëva era lo pseudonimo di Anna Moiseevna Rozenštejn, nome poi italianizzato in Anna Kuliscioff: veniva chiamata la “dottora dei poveri”, ma oltre a questo fu molto di più.

Nata in Crimea, che allora faceva parte dell’Impero Russo, il 9 gennaio di un anno compreso tra il 1853 e il 1857, faceva parte di una ricca famiglia di commercianti ebrei. Nel 1871 si trasferì in Svizzera e si iscrisse a filosofia all’Università di Zurigo.

Fu costretta a tornare in patria perché lo zar era preoccupato dalla diffusione delle idee rivoluzionarie. Il suo primo marito Pëtr Makarevič era effettivamente affascinato dalle idee di Michail Bakunin che professava un avvicinamento al popolo, nei villaggi dove le condizioni di vita erano misere. Fu quello il primo squarcio di consapevolezza che la spinse poi a combattere sempre per la liberazione degli oppressi.

Processata dal tribunale russo fuggì in Svizzera e cambiò il suo nome in Kuliscioff. Scelta significativa perché in Russia questo cognome era riservato a schiavi, manovali o braccianti. Dalla Svizzera fuggì poi a Parigi e successivamente in Italia, a Firenze, sempre perseguitata da governi che la consideravano sovversiva per le sue idee troppo liberali.

Dopo la nascita della figlia Andreina nel 1881 avuta con il rivoluzionario italiano Andrea Costa, si iscrisse alla facoltà di medicina. Frequentò diverse università collaborando alle ricerche di Camillo Golgi, futuro Nobel della medicina. Nel 1888, Anna Kuliscioff si specializzò in ginecologia; con una ricerca sulle origini batteriche della febbre puerperale contribuì a salvare la vita di milioni di partorienti.

Trasferitasi a Milano iniziò a esercitare come medico, occupandosi anche di un ambulatorio gratuito ubicato nella zona più povera della città. Questa attività le valse il soprannome di “dottora dei poveri”. 

«Tutti gli uomini, salvo poche eccezioni, e di qualunque classe sociale, per una infinità di ragioni poco lusinghiere per un sesso che passa per forte, considerano come un fenomeno naturale il loro privilegio di sesso e lo difendono con una tenacia meravigliosa, chiamando in aiuto Dio, chiesa, scienza, etica e leggi vigenti.»
Il monopolio dell’uomo, Dottor Anna Kuliscioff, Medico-Chirurgo; conferenza tenuta il 27 aprile 1890 nelle sale del Circolo Filologico Milanese, pubblicata a beneficio della Scuola Tecnico Letteraria Di Milano da Libreria Editrice Galli.

Nel 1891 fondò la rivista socialista riformista Critica sociale insieme a Filippo Turati, compagno che divideva con lei casa e interessi politici. Riceveva con la stessa attenzione i maggiori esponenti della cultura e i lavoratori più umili, cercando di dare voce a quella che sentiva essere la via giusta per una società più equa. L’8 maggio del 1898 questa attività fu bruscamente interrotta da un’accusa di sovversione che la portò nuovamente in carcere per mesi.

Nemmeno questa volta si arrese e continuò la sua lotta. Elaborò. infatti, un testo di legge per la tutela del lavoro minorile e femminile. Presentato al Parlamento dal Partito Socialista Italiano, il testo divenne poi la legge Carcano del 1902.

Anna Kuliscioff fu attiva anche nella lotta per consentire il voto alle donne, contribuendo alla creazione del Comitato Socialista per il suffragio femminile con la sindacalista Maria Goia (1911). Morì nel 1925 senza poter vedere realizzato questo sogno.

«Le donne non credono abbastanza in loro stesse e non sono solidali, e per questo devono imparare a sostenersi. Devono avere salari uguali a quegli degli uomini. Perché la realtà è che gli uomini abbienti “sposano la dote” e quelli poveri “prendono moglie per avere una serva”. Non è così che deve andare. E per cambiare il mondo le donne devono studiare, votare, lavorare in tutti i campi che desiderino esplorare.»

Erna Corsi

Foto in alto: Anna Kuliscioff – di: lagiustizia.net

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