La poeta americana esplora l’animo umano: trauma, mito e la ricerca incessante della verità in versi essenziali.
Qual è il vero onore per un poeta? Louise Glück, Premio Nobel 2020, non amò mai gli onori pubblici. Lei preferiva la voce intima che parla a un lettore singolo. La sua poesia, quindi, resta inconfondibile e universalmente umana. Glück temeva che il plauso collettivo potesse minacciare la sua voce più autentica. Molti, però, la definirono una scrittrice “post-confessionale”. Louise Glück fu insignita del prestigioso riconoscimento per la sua «inconfondibile voce poetica». Questa voce rendeva universale l’esistenza individuale con «austera bellezza».
La poesia come rivincita del destino
Louise Glück nacque a New York nel 1943 e morì a Cambridge nel 2023. La sua famiglia era composta da immigrati ebrei ungheresi. Suo padre, Daniel, fu co-inventore del coltello X-Acto. Sua madre, Beatrice, le insegnò la mitologia greca e i classici. Fin da bambina, sviluppò una passione profonda per la scrittura.
Durante l’adolescenza, Glück soffrì di anoressia nervosa. Cercava disperatamente il controllo, volendo affermare la sua indipendenza dalla madre. Sette anni di psicoanalisi la aiutarono a superare la malattia. Anzi, la poeta affermò che l’analisi le insegnò a pensare.
Inizialmente, Glück si mantenne lavorando come segretaria. Questo lavoro non consumava le sue energie vitali. Nonostante la pubblicazione del suo primo libro (Firstborn, 1968), affrontò un blocco creativo. La scrittura le sembrava impossibile perché aveva esaurito il suo modo di esprimersi. Pensò che il suo desiderio di essere un’artista non si sarebbe mai realizzato.
La svolta arrivò dopo il 1971, quando accettò di insegnare poesia al Goddard College nel Vermont. L’insegnamento fu un’esperienza drammaticamente trasformativa e la rese felice. Insegnare la liberò dal blocco creativo e le permise di scrivere con una fluidità mai provata prima. Nacque così il suo secondo libro, The House on Marshland (1975). La scrittura, inoltre, offriva una rivincita contro la sfortuna, trasformando le perdite in arte, per non sprecare nulla.
Mito, trauma e la nascita dell’io
Glück usò spesso miti e classici per universalizzare il suo vissuto. Ad esempio, Averno (2006) si ispira al mito di Persefone e all’oltretomba. Il libro esplora il trauma e lo scontro tra caducità umana e ciclicità della natura.
L’iris selvatico (1992) le fece vincere il Premio Pulitzer. Questa raccolta usa il giardino come sfondo per dialoghi mistici. I fiori, la poetessa e Dio stesso si scambiano monologhi in questo spazio. I temi ricorrenti sono il trauma, la perdita e il desiderio. Lei esplorò anche le crisi del matrimonio, come in Meadowlands (1996), attraverso Ulisse e Penelope.
La poeta pubblicò anche October nel 2004, un lungo poema diviso in sei parti, dove usa il mito greco per esplorare il trauma. Rifletteva il crollo del mondo conosciuto post-11 settembre 2001.

Uno stile austero e inconfondibile
Lo stile di Louise Glück è noto per la sua precisione linguistica e il tono austero. Le sue parole sono «scarse, faticosamente vinte» e mai sprecate. La sua poetica utilizza un tono austero, a tratti ironico e disincantato. Perciò la sua scrittura resta accessibile, nonostante la sua sofisticazione. La sua poesia si affida molto alla ripetizione e all’enjambement. La critica la paragonò a Emily Dickinson per la sua “feroce compressione lirica”, un paragone che la stessa Glück apprezzava.
L’eterno presente e la fine
Una vita di paese (2009) fu una delle sue ultime raccolte. In questo libro, descrive la campagna con personaggi anomali. La vita qui si svolge in un eterno presente immobile. Questo luogo uccide le persone senza alcun motivo. Nonostante il tema della morte, il libro non contiene nostalgia. Questo paesaggio rurale è uno spazio chiuso e controllato dalla creatrice.
Louise Glück ricevette il Nobel nel 2020. La medaglia le fu recapitata a casa, a Cambridge. Lei confessò di aver provato panico al momento dell’annuncio. Sentiva che l’elevazione pubblica minacciava la sua voce intima. Non ha mai voluto onori, ma non li ha rifiutati. Disse che l’onore che desiderava era vivere dopo la morte, come i grandi poeti.
Louise Glück continuò a scrivere fino alla fine. La sua ultima raccolta pubblicata fu Ricette per l’inverno collettivo (Winter Recipes from the Collective), uscita nel 2021. Morì a Cambridge il 13 ottobre 2023, all’età di 80 anni. Insieme a Nadine Gordimer e Toni Morrison, è una delle magnifiche diciotto che hanno modellato la letteratura mondiale. E la sua opera continua a risuonare con una voce essenziale.
Cinzia Inguanta
In alto: Louise Glück – Foto di Katherine Wolkoff da The Guardian
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