La poesia nel dì di domenica: di nuovo insieme a Joumana Haddad

«L’unica cosa che mi interessa è vivere e scrivere. […] Vivere e scrivere me stessa senza veli: nuda come una poesia appena scaturita dal ventre.»

Vivere e scrivere se stessa senza compromessi, senza accordi sottobanco: è questa la vera battaglia di Joumana Haddad. Questa poeta, di cui abbiamo già parlato nella nostra rubrica, è una voce potente e ribelle nel panorama letterario e culturale. I suoi versi e le sue parole trasmettono coraggio e determinazione, come emerge dalla sua dichiarazione: «Rifiutare i limiti che ci sono imposti da altri, sfidare il terrorismo invisibile praticato dal mainstream, e osare trasgredire le censure ed i tabù di ogni tipo: religiosi, politici, sociali, culturali.» (La verità del corpo – Intervista a Joumana Haddad)

Joumana Haddad è una di quelle donne che non ha paura di essere donna e che te lo fa capire. Ha fondato e dirige una rivista come Jasad, primo tabloid in lingua araba a parlare di sessualità femminile, usando oltretutto termini vietatissimi in un universo culturale in cui il corpo è considerato una cosa sporca e innominabile.

Si capisce quindi perché Joumana Haddad dica: «Vivo in un Paese che non mi ama» e che non ama neppure i suoi versi. Versi che chiedono più libertà. Ed è di questa libertà che si parla nella sua poetica: la libertà della donna di desiderare un amore fisico, di descrivere la passione senza censure e senza vergogna.

La poesia di oggi, Brutte Abitudini, è un ritratto introspettivo e malinconico di una donna che riflette sulle sue lotte interiori e le sue abitudini autolesioniste. L’amore è paragonato a un gioco in cui perde sempre, una brutta abitudine che non osa affrontare. La protagonista si descrive come una perdente, intrappolata in una serie di comportamenti e sentimenti che riconosce come nocivi, ma dai quali non riesce a liberarsi. C’è un senso di rassegnazione nelle sue parole, ma anche una consapevolezza delle sue condizioni. La vita stessa è vista come una “brutta abitudine”, un ciclo di sofferenza e oblio da cui sembra impossibile uscire.

Per La poesia nel dì di domenica, Serena Betti legge per noi Brutte Abitudini di Joumana Haddad. Buon ascolto.

Debora Menichetti

Foto in alto: Joumana Haddad

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Brutte Abitudini

Diceva che l’amore assomiglia al gioco
e che lei perde sempre
diceva che era una brutta abitudine
che non si azzardava a curare.
Diceva di temere la luce
nonostante avesse sacrificato molte notti
si accontentava della sua solitudine
non curava le amicizie
ma cadeva dalla sua nube
ogni volta che la pioggia la conduceva a terra.
Diceva che la sua gioventù era invano
di essere dolce suo malgrado
ma poi si mostrava crudele
perché la tenerezza è come l’amore
una brutta abitudine
ed anche quel silenzio
di cui non potrà mai fare a meno.
Diceva di essere una donna lassa
inadatta al sonno
ma dormiva per diventare un embrione
e sprofondare negli abissi,
una donna esaurita
svuotata ogni giorno dai suoi vizi
ma che non voleva guarire.
Diceva di essere una perdente di natura
perdente per meritare la vittoria.
Diceva infine che la vita è una brutta abitudine
dalla quale forse non guarirà
con un po’ di determinazione
e molto oblio.

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