Pillole di Femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #88

daniela piras - pillole di femminile
«Glielo diceva la maestra quando erano bambine: Al buio ci sono le stesse cose che ci sono di giorno, solo che non si vedono.»

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni. Il racconto di oggi è tratto dalla raccolta “Controluce. Racconti su Polaroid” di Daniela Piras, Talos Edizioni. Ti invitiamo a partecipare alla nostra call per il 2024.

Un ottobre quasi estivo

Giulia e Alda erano sempre state molto diverse: il giorno e la notte, per dirla in maniera poco originale. Amiche da sempre, da quando, in prima elementare, si erano incontrate tra i banchi di scuola. Tra i riquadri di una “A” arrotondata e di una difficilissima “B” in corsivo da riprodurre sulle pagine dei quaderni. Tanto precisa e attenta era una, tanto confusionaria e distratta era l’altra. Finirono per diventare vicine di banco, per scelta della maestra, la quale, con questa mossa strategica, auspicava di ridurre il divario di rendimento tra le due.

E così, quella che, a raccontarla, non sarebbe altro che una comune storia di amicizia tra bambine, adolescenti, e donne, andò avanti come tutte le banalissime storie di amicizia. La testa tra le nuvole di Alda si scontrava con il terreno solidissimo delle radici e dei progetti piantati da Giulia. Sogni, futuro, modi di intendere la vita: agli antipodi.

Si riunirono dopo anni, dopo due fallimenti che le avevano ravvicinate: nella vita sentimentale quello di Alda, innamorata dell’amore e delusa dalla specie umana maschile, e nella vita lavorativa quello di Giulia, precaria a tempo indeterminato in diversi punti-spaccio di frustrazioni e sottopaghe.

L’occasione fu una vacanza in una nota località balneare della costa sud d’Italia. Uno di quei centri storici divisi tra incantevoli ciottoli e scorci sull’ultima moda in fatto di mondanità. Il luogo che può mettere d’accordo, almeno ipoteticamente, due anime agli opposti. L’offerta “last minute” accorda anche i portafogli di entrambe. Tre giorni a 120 euro, camera doppia con bagno privato. Un’occhiata veloce su Google Maps; l’urgenza di prenotare quanto prima, per non perdere i vantaggi di chi decide in fretta, senza tanti pensieri, di chi non ha problemi ad adattarsi, di chi si sente integrato nel mondo, il mondo del quasi 2020, molto differente da quello in cui tutto si decide con calma: frequentazioni, passioni, studi, impieghi e vacanze. Nel quasi 2020 non c’è tempo, è tutto a portata di click, tutte le opportunità si offrono spudoratamente, e ripetutamente, sullo schermo luccicante e segnato da ditate di uno smartphone, vetrina di un negozio perennemente aperto ai suoi ospiti.

Alda e Giulia non hanno tempo per riflettere su un’offerta a cui è già partito il cronometro, con l’incessante tic tac del tempo che passa, del conto alla rovescia. Offerta valida solo per il giorno x del mese x! Offerta bassa stagione, anche se la temperatura arriva a toccare i trenta gradi. Ottobre. Autunno che si maschera d’estate. E che “click” sia. Prenotazione effettuata! Preparare i bagagli. Alle due giovani donne arriva simultaneamente, nei loro smartphone, la notifica di “prenotazione avvenuta con successo”. Sono al settimo cielo. Il tempo di preparare il bagaglio e di decidere come raggiungere l’aeroporto da cui partirà il volo che le consegnerà al magico sud, dove tutto è roseo, dagli abitanti cortesi ed ospitali ai panorami talmente belli da perderci il fiato. Una Reflex, documenti, carte e qualche contante. E una giacca: potrebbe tornare utile nelle sere ventilate e cariche d’umidità.

È troppo tardi quando le due si rendono conto che tutto è perfetto ma solo sulla carta. Soltanto sullo schermo su cui non si sono soffermate abbastanza. Il residence è come appariva loro in foto. La camera è grande, il gestore ha messo anche a disposizione una macchinetta del caffè con le cialde. E le bustine di tè. Il bagno è grande, con una bella doccia e con le piastrelle blu. L’area comune all’aperto è un paradiso che pare uscito dalle pagine patinate di Vanity Fair: sdraio, tavolini in bambù, amache e comode poltrone che fanno sentire dentro a una bolla di comodità e riservatezza. Siffatta perfezione viene offuscata da un particolare che pareva trascurabile: il residence si trova a tre chilometri dal centro del paese e a quattro dal primo affaccio sulla spiaggia, dal lungomare dove passeggiare tra i chioschi e i locali notturni. Per arrivare dall’aeroporto hanno dovuto prenotare un taxi, ovvero spendere per una tratta quello che avrebbero speso per una quarta notte fuori.

Alda e Giulia non si disperano, in qualche modo pensano di poter gestire il problema di quei pochi chilometri, pensano che serviranno per rimettersi in forma, perché in fondo muoversi fa bene; non si fanno abbattere da quel piccolo neo. Non rovinerà loro la vacanza. Gli altri ospiti del residence hanno tutti l’auto parcheggiata a ridosso del davanzale. Pensano che potrebbero chiedere a loro un passaggio per raggiungere il paese. Ben presto si rendono conto che i loro vicini d’alloggio a malapena emettono un cenno di saluto, e sono per lo più stranieri. No, non è il contesto dove poter sperimentare nuove amicizie. La sera arriva presto, il sole semi rovente che ha plasmato una giornata tipicamente estiva cede il passo a un cielo roseo in cui spaziano grandi nuvole quasi grigie. Alda e Giulia riflettono su quali siano le possibilità d’arrivo di un acquazzone e alla fine, forti della voglia di visitare il paese e restie al pensiero di passare l’intera serata sigillate nella loro stanza in stile orientale, decidono di prepararsi velocemente, danno un’occhiata allo specchio, si sistemano il trucco e i capelli e imboccano la via che porta al centro. Uno sguardo alla stradina, quasi sterrata, e un altro al cellulare; le due arrivano dopo quasi mezz’ora di camminata al lungomare. Qui chioschi, musica, aperitivi, ristoranti con vista, un sole rosso fuoco a picco sull’orizzonte di quello scorcio di Mediterraneo. La serata trascorre tra chiacchiere, confidenze, risate e alcolici. Soprattutto è la birra a occupare il centro della scena.

Sono le ventitré e trenta quando le due amiche decidono di rincasare. La strada del rientro si presenta più tortuosa del previsto: la birra ingerita rallenta i riflessi, l’andatura è confusa e le due tendono a sbandare. La via di casa è buia, molto buia, occorrono alcune decine di metri perché le due si rendano conto che effettivamente fanno fatica a distinguere il punto esatto su cui camminare, la parte asfaltata si confonde con la campagna adiacente. Gli smartphone le aiutano con la funzione “torcia”. Si rischiara un po’ la strada ma la forte pendenza non le aiuta a tenere il passo. L’euforia alcolica svanisce lentamente con l’arrivo delle folate di vento, con il fruscio delle foglie, con il rombo delle auto che si accostano lungo il cammino. L’idea dell’autostop le sfiora soltanto per un attimo. Si trovano comunque in un luogo dove non conoscono nessuno. Non sanno chi possono incontrare. La considerazione logica si tramuta in diffidenza, e poi in paura. Alda e Giulia realizzano all’improvviso di trovarsi da sole, al buio, in aperta campagna, su un sentiero spacciato per strada, senza un lampione nel giro di centinaia di metri. Intravedono, tra gli alberi, le luci di un quartiere che dista chilometri. Ormai hanno perso l’entusiasmo per il viaggio, negli occhi resta l’immagine del mare infuocato dal sole, tutto appare sfocato, hanno voglia di correre, sentono l’esigenza di accelerare il passo ma non ne hanno la forza. Si posizionano in fila indiana, come hanno visto fare ai ciclisti mentre erano dentro il taxi, in quella stessa strada. Alda è vestita di bianco, con un vestito ampio di cotone, lungo fino alle caviglie. Giulia è vestita di nero, con un pantalone nero aderente e una canotta, anch’essa nera. Viste di spalle hanno qualcosa di vagamente esoterico, il nero di Giulia risalta dietro la veste bianca di Alda. È una croce che prende corpo, in movimento. La vacanza low cost si trasforma. La paura le pervade e provano a sdrammatizzare, ironizzano sull’ospitalità degli abitanti della cittadina: ipotizzano che qualcuno si fermerà a chiedere se vogliono un passaggio, poiché intuirà che sono ospiti del residence “Agli ulivi”. Qualcuno passa, compreso un ospite della struttura, ma non si ferma. Non si ferma per alcuni motivi semplici ed essenziali: è notte, non conosce bene la strada, è molto buio, quelle due figure chiaro scure gli trasmettono inquietudine. La croce umana che hanno creato non rassicura, non invita a socializzare, fa allontanare in fretta.

Qualcun altro passa da lì, a bordo di un’utilitaria rossa, e non è un turista. È un uomo di cinquant’anni che sta rientrando dopo una serata di festa con i suoi amici. Rientra a casa da sua moglie, che detesta e dalla quale si sta separando. Quell’uomo si chiama Sergio. Ha modi rudi, è deluso dalla vita, non sopporta più d’avere quella donna a fianco, quella che gli ha rovinato la vita. Sergio è ubriaco. Quando trova alla sua destra l’immagine delle due donne sbanda, rallenta, si accosta. Apre la portiera e le invita ad entrare nell’abitacolo. Le due donne approfittano della gentilezza dell’autoctono. Riconoscono l’accento della zona e si ritrovano in un momento all’interno delle immagini viste sullo schermo: sole, mare, vento, buon cibo. Ospitalità. Finalmente possono tirare un sospiro di sollievo. La provvidenza esiste, e ha deciso per loro. Le due ridono pensando a quanto poco basti per cadere in paure irragionevoli. Mica è l’Arizona! Siamo a casa, comunque. Siamo in Italia. Siamo tra la nostra gente. I troppi gialli ci stanno facendo perdere di vista il senso reale delle cose. Glielo diceva la maestra quando erano bambine: Al buio ci sono le stesse cose che ci sono di giorno, solo che non si vedono.

Ad ogni pensiero di Alda si alterna un pensiero di Giulia. Sono pensieri simili. Interconnessi. Le due comunicano per empatia. Sono i pensieri di chi l’ha scampata. Di chi si lascia andare, di chi stempera la tensione. Di chi socchiude gli occhi e si prepara per un breve scambio di battute, a qualche frase di circostanza sulle stagioni che ormai non esistono più, e su un ottobre che è davvero troppo caldo. La panda diventa il set di un film le cui immagini rimangono imprigionate tra le lamiere… Al buio ci sono le stesse cose che ci sono di giorno, solo che non si vedono. L’indomani mattina un’alba autunnale troppo calda per la stagione illuminerà due donne ai bordi di un sentiero di campagna: una vestita di nero, l’altra di bianco. Fianco a fianco. Potrebbero sembrare addormentate, se non fosse per la lunga scia di rigagnolo rosso che le oltrepassa.

Daniela Piras

In alto: Elaborazione grafica di Erna Corsi

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