Festa della mamma 2023: parliamone, anzi leggiamone

save the children
Mercoledì 10 maggio scorso Save the children Italia ha pubblicato l’ottava edizione del rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2023” e il bilancio non porta aria di festa ma tante doverose riflessioni .

Proprio alla vigilia della Festa della Mamma, ho avuto il piacere e la fortuna di intervistare Alessandra Minello, donna oltre il consueto che ospiteremo presto qui. Ricercatrice in demografia al Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova e studiosa delle differenze di genere in Italia e in Europa negli ambiti della scuola, della famiglia e del lavoro, Minello quest’anno ha contribuito alla stesura dell’ottava edizione del Rapporto annuale sulla maternità in Italia a cura di Save the children, dal quale l’Italia non esce bene: dati alla mano, sembra proprio che il futuro del Bel Paese sia a rischio.

Bella ma tanto sofferente dunque, questa nostra mamma Italia: una famiglia con figli su quattro è a rischio povertà, scende vertiginosamente il numero delle neomamme, che pare arrivino al primo parto non prima dei trentadue anni e, nonostante la felicità portata dall’evento, il 43% di loro dichiara di non desiderare altri figli, adducendo tra le principali motivazioni l’ancora difficile, difficilissima conciliazione lavoro/famiglia, la fatica fisica e psicologica e l’assenza di supporto unita alla scarsità dei servizi.

Nel 2022 il nostro paese ha toccato il minimo storico delle nascite. Infatti in Italia la fascia delle donne in età fertile è andata assottigliandosi sempre più negli ultimi anni e si diventa madri sempre più avanti con l’età. L’età media del primo parto è tra le più alte in Europa e spesso vede come protagoniste donne dai quarant’anni in su. Quel che è certo è che il rinvio della maternità e la bassa fecondità sono sì, l’effetto di molti fattori in relazione tra loro, ma sicuramente i dati raccolti mostrano una diretta correlazione tra la partecipazione femminile al lavoro retribuito e la fecondità. Un dato su tutti: in Italia il 78% delle dimissioni dal posto di lavoro da parte degli uomini è provocato dal passaggio ad altra azienda, mentre per le donne è provocato dalla difficoltà di conciliazione tra lavoro e cura dei figli nel 65,5% dei casi. Il divario lavorativo fra donne e uomini nel nostro paese è dunque ancora tanto ampio, ancora di più poi se si considerano le famiglie con un solo genitore, le quali, per l’80%, sono composte da madri single.

Appare dunque fin troppo chiaro che, come scrive Save the children nel suo articolo, «in un Paese dove il numero dei giovani fuori dai percorsi di formazione, studio e lavoro raggiunge una delle percentuali più alte in Europa, è indispensabile garantire ai più giovani l’autonomia abitativa e condizioni lavorative dignitose. I pochi bambini che nascono oggi dovrebbero poi vedere assicurato l’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia così come alle cure pediatriche. Eppure sappiamo che questi diritti fondamentali non sono assicurati in tutto il Paese dove permangono, come dimostra l’Indice regionale, gravissime disuguaglianze territoriali.»

Dal rapporto emerge quindi un bilancio aggiornato delle molte difficoltà a cui vanno incontro “le acrobate” che decidono di diventare madri in Italia. Lo studio include anche, come gli scorsi anni, l’Indice delle Madri, elaborato dall’ISTAT per Save the children, una classifica delle Regioni italiane stilata in base alle condizioni più o meno favorevoli per le mamme, che quest’anno comprende degli indicatori aggiuntivi, afferenti alla sfera del lavoro, alla partecipazione politica a livello locale, al grado di soddisfazione personale.

Elena Marrassini

Foto in alto: dal rapporto di Save the children “Le equilibriste – La maternità in Italia 2023”

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