La poesia nel dì di domenica: “Foglietto illustrativo“ di Wisława Szymborska

Wisława Szymborska
La poeta polacca, Nobel per la letteratura, che ha decantato l’incertezza come apertura alle infinite possibilità della vita.

«In un discorso, pare, la prima frase è sempre la più difficile. E dunque l’ho già alle mie spalle… Ma sento che anche le frasi successive saranno difficili, la terza, la sesta, la decima, fino all’ultima perché devo parlare di poesia. Su questo argomento mi sono pronunciata di rado, quasi mai. E sempre accompagnata dalla convinzione di non farlo nel migliore dei modi. Per questo il mio discorso non sarà troppo lungo. Ogni imperfezione è più facile da sopportare se la si serve a piccole dosi… Apprezzo tanto due piccole paroline: “non so”. Piccole, ma alate. Parole che estendono la nostra vita in territori che si trovano in noi stessi e in territori in cui è sospesa la nostra minuta Terra… Se la mia connazionale Maria Sklodowska Curie non si fosse detta “non so”, sarebbe sicuramente diventata insegnante di chimica per un convitto di signorine di buona famiglia, e avrebbe trascorso la vita svolgendo questa attività, peraltro onesta. Ma si ripeteva “non so” e proprio queste parole la condussero, e per due volte, a Stoccolma, dove vengono insignite del premio Nobel le persone di animo inquieto… ».

Mi piace presentare oggi Maria Wisława Anna Szymborska con uno stralcio del discorso pronunciato nel 1996, all’Accademia Reale di Svezia, quando le fu conferito il Nobel per la letteratura. Queste parole infatti sono una sintesi perfetta del suo pensiero, della filosofia di questa straordinaria poeta nata a Kornic, in Polonia, nel 1923. L’Enciclopedia delle donne mette ben in evidenza i concetti chiave della sua poetica: «[…] Lo scetticismo che si esprime nell’incessante non so; le qualità del poeta, eletto dalla sorte, che attraverso la dote dello stupore, dell’ispirazione e dell’ironia trasforma il mondo ordinario in stupefacente.»

Il linguaggio semplice, i termini quotidiani e conosciuti con cui affronta temi profondi, la sua lucida ironia, fanno di lei una delle poete più famose e più amate degli ultimi cinquant’anni. Wisława Szymborska considerava la vita un miracolo, un’occasione unica e irripetibile che accade nonostante noi e sicuramente ha vissuto molto intensamente: scrittrice, redattrice, illustratrice ha anche partecipato attivamente alla politica del suo paese, dapprima iscrivendosi al Partito comunista, da cui prese le distanze considerandolo un errore di gioventù, poi impegnandosi per il sindacato clandestino Solidarność. Wisława Szymborska ci ha lasciato nel 2012, ma nei momenti difficili, quelli che ogni tanto purtroppo dobbiamo affrontare, mi capita di richiamare alla mente una sua fotografia: un primo piano con il viso segnato dal tempo, lo sguardo intenso e infantile allo stesso tempo, la sigaretta tra le dita e un sorriso in cui c’è tutta la sua vita, ricca, complessa e pienamente vissuta.

Le poesie che presentiamo sono tratte da Vista con granello di sabbia, il libro che attraversa tutta la sua opera a partire dal 1957. Il volume include anche il bellissimo discorso pronunciato in occasione del conferimento del Premio Nobel con cui ho iniziato questa presentazione. Foglietto illustrativo, è tratto dalla raccolta Ogni caso, del 1972, ed è un esempio perfetto, a mio modo di vedere, della sua capacità di trasformare in metafore gli oggetti di uso quotidiano. In questo caso a parlare è un tranquillante il cui impiego, negli anni, ha continuato e continua ad aumentare.
Anche questa domenica è arrivato il momento di ascoltare la poesia accompagnata dal video curato da Debora Menichetti.

Serena Betti

Foto in alto: Wisława Szymborska

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Foglietto illustrativo

Sono un tranquillante,
Agisco in casa,
funziono in ufficio,
affronto gli esami,
mi presento all’udienza,
incollo con cura le tazze rotte –
devi solo prendermi,
farmi sciogliere sotto la lingua,
devi solo mandarmi giù
con un sorso d’acqua.
So come trattare l’infelicità,
come sopportare una cattiva notizia,
ridurre l’ingiustizia,
rischiarare l’assenza di Dio,
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti –
fidati della pietà chimica.
Sei un uomo (una donna) ancora giovane,
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto che la vita va vissuta con coraggio?
Consegnami il tuo abisso –
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato (grata) per la caduta in piedi.
Vendimi la tua anima.
Un altro acquirente non capiterà.
Un altro diavolo non c’è più.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

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