Donnaridens: Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio

Caitlin Doughty
Una risata ci seppellirà. Caitlin Doughty e il destino ineluttabile più misconosciuto: la morte. Ironico e inusuale viaggio negli inferi.

Cominciamo l’anno in allegria parlando del libro di Caitlin Doughty Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio (Carbonio editore, 2018). No, non è una battuta, perché in questo testo brillante che mescola memoir, saggio e narrativa ironica, la scrittrice statunitense lancia un messaggio chiaro: non dimentichiamoci che la morte fa parte della vita, che ogni inizio (anche quello dell’anno, aggiungiamo) tende verso una fine, e che il modo migliore per affrontare questa realtà non è ignorarla o camuffarla, ma sfruttare al meglio il tempo che intercorre tra i due momenti e magari esorcizzare la fine inevitabile ridendoci su.

Ma partiamo dal principio. Caitlin Doughty è una neolaureata in Storia medievale alla ricerca di un lavoro. Il momento non è dei più favorevoli (siamo nel 2008, periodo che precede di poco una crisi globale) e Caitlin trova un impiego in un luogo che potrebbe non sembrare il più adatto a una ventenne: un crematorio. Si dà il caso però che la ventenne in questione, forse in seguito a una brutta esperienza infantile – la visione di una bambina saltata nel vuoto dalle scale mobili – sia sempre stata affascinata dalla caducità dell’esistenza e che affronti con un certo spirito la difficoltà di avere a che fare con dei cadaveri e soprattutto con il loro invadente parentado ancora in vita.

Caitlin Doughty«Una ragazza non dimenticherà mai la prima volta in cui ha dovuto rasare un cadavere. Sarà l’unico caso, in tutta la vita, in cui si è sentita più a disagio di quando ha dato il suo primo bacio o ha perso la verginità» recita l’incipit. «In linea di principio, se qualcuno dovesse mai chiedervi di mettere un paio di calze a una rumena edematosa morta a novant’anni, la vostra risposta è no» dice più avanti l’autrice. Chi legge ha il sospetto che questa sia la modalità con cui la protagonista affronta non solo l’esperienza del crematorio – talvolta condita da situazioni assurde, come quella di ritrovarsi a cremare la gamba amputata di una donna, su richiesta della stessa – ma la vita in generale. In questo luogo, oltre ad apprendere un mestiere che riguarda la morte, incontra quelli che definiremmo degli “amici per la vita”: Chris, Mike e Bruce. Non a caso, dopo aver lasciato il lavoro per studiare scienze mortuarie, Caitlin Doughty ritorna proprio lì dove ha cominciato: un po’ come noi che siamo nati polvere e torneremo a esserlo, verrebbe da dire. Tra l’uno e l’altro momento fa nuove conoscenze, si trova ad affrontare esperienze pericolose al limite della premorte, a perdere figure care, a veder andare in fumo delle aspettative sentimentali. Proprio la storia della relazione con l’evanescente amico Luke, che Caitlin vorrebbe diventasse qualcosa di più, è la parte meno riuscita del testo: come se l’autrice, a un certo punto, avesse voluto inserire per forza una love line che però finisce per sviluppare in maniera insufficiente.

Esiste un intero filone di fiabe, libri, film e non solo incentrato sulla comicità lugubre o che tratta la morte in maniera lieve, divertente, oppure grottesca e irriverente: da Harold e Maude di Ashby (1971), a La morte ti fa bella di Zemechis (1992), dai cartoon La sposa cadavere di Tim Burton (2005) e Coco (2017). Nella memoria italiana sono impresse figure iconiche come quella di Rosario Chiarchiaro lo schiattamuort’, reso immortale (scusate il gioco di parole) dal nostro Totò in un episodio del film a puntate Questa è la vita (1954). Nella carrellata non si può fare a meno di citare le recenti campagne pubblicitarie dell’impresa funebre Taffo, che con un’ironia caustica non fa mistero delle proprie posizioni politiche e sociali.

Tuttavia, che ci si rida su o la si prenda sul serio, viene da pensare che l’importante è evitare quella che, soprattutto negli Stati Uniti, è diventata una tendenza pericolosa: negare la morte, nasconderla come fosse qualcosa di cui vergognarsi, o ancor peggio, imbellettarla, o allungare in maniera spesso poco dignitosa una vita che, lo si voglia o meno, è destinata a finire.

Caitlin Doughty, classe 1984, vive a Los Angeles dove nel 2015 ha fondato un’impresa funebre non-profit. Fumo negli occhi è stato un best-seller negli Stati Uniti, ed è un testo che consigliamo per lo stile spassoso con cui sono narrate le vicende della protagonista e fornite informazioni storiche serie e puntuali, perché ci catapulta nel mondo eccentrico dell’autrice, per le tante verità su vita e morte che conosciamo bene ma che non abbiamo il coraggio di dire a noi stessi perché son tristi, scomode o semplicemente disgustose.

Silvia Roncucci

Foto in alto: Caitlin Doughty

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