Emilia Torcini, fiducia e coraggio per cambiare il mondo

Emilia Torcini
«Con questa collezione ho voluto gridare al mondo intero “basta”, non siamo un limite, il vero grande limite sono le menti non inclusive.»

Emilia Torcini, giovane promessa della moda, ha fatto della sua disabilità un punto di forza. Talentuosa, ha messo la sua innovativa creatività al servizio di un importante messaggio di parità.

Come è nata la sua passione per il mondo della moda?

«La moda è entrata nella mia vita grazie a mia mamma, lei cuciva la sera. Io la osservavo affascinata e ricordo che, alcune volte, mi divertivo a disfare una cucitura. La moda ha sempre aiutato la mia famiglia. Io grazie alla moda ho ritrovato me stessa. Perché credo nella moda inclusiva.»

Entriamo nello specifico. Quali tessuti preferisce?

«La prima cosa che faccio prima di scegliere un tessuto è sentirlo con la mano. Inizio a toccare tutti i campionari, finché non trovo quello che mi colpisce di più. Secondo me è molto importante questa fase, perché influisce molto sulla collezione. Chi indossa un mio capo, si deve sentire bene. Le parole chiave sono qualità e sostenibilità. Nella mia collezione ho usato lane cotte e filato d’Alpaca, sono stata colpita da come si prestavano: morbide e calde.»

Emilia Torcini Ha già individuato un suo stile o si fa ispirare dal momento?

«Ho un debole per la sartoria classica inglese, con un po’ di avanguardia e provocazione. Questo è il mio stile, firmato Emilia Torcini

Nell’edizione 2021 del Milano Moda Graduate ha vinto il premio Vogue Talents. Cos’ha significato per lei questa vittoria?

«Il premio Vogue Talents alla Milano Moda Graduate, indetto dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, significa tanto per me perché conferma le mie potenzialità come stilista e persona. Quando Sara Sozzani Maino ha pronunciato il mio nome, non ci credevo. Come ho detto in tante interviste, le persone non guardavano me ma la mia disabilità. Credo nella moda, perché la moda è universale. Non è un capo, è una personalità.»

Disability is not the limit, you are the limit è il nome della sua collezione vincitrice del premio, ma anche un messaggio fortissimo e positivo volto a combattere stereotipi e preconcetti. Cosa l’ha spinta verso quest’onda creativa?

«Come dicevo prima le persone non guardavano Emilia ma la sua disabilità. Ho sofferto di bullismo e discriminazione. Con questa collezione ho voluto gridare al mondo intero “basta”, non siamo un limite, il vero grande limite sono le nostre menti non inclusive. Le persone devono capire che la diversità è bella, è un valore aggiunto, non un limite.»

Perché secondo lei c’è bisogno di ribattere costantemente sul concetto di uguaglianza?Emilia Torcini

«È molto importante ribattere costantemente su questo concetto perché noi siamo il futuro e bisogna cambiarlo, renderlo più inclusivo. Il primo passo verso un mondo inclusivo è riflettere, ascoltare e imparare da persone come me. Molti  pensano che il problema non li riguardi perché si nasce con una invalidità/imperfezione si nasce. Questo è vero solo in parte, infatti si può diventare disabili anche nel corso della vita per un incidente o per l’avanzare dell’età. Quindi non aspettiamo quando è troppo tardi. Bisogna cambiare per un mondo più inclusivo.»

La disabilità è purtroppo ancora vista come un limite nell’arte e nei mestieri tutti, invece secondo me è in grado di regalare prospettive nuove e straordinarie. Cosa è necessario fare per inventare un mondo finalmente più inclusivo?

«Abbattere le barriere mentali è fondamentale perché facendolo possiamo abbattere contemporaneamente anche le barriere fisiche. E insegnare nelle scuole la parola inclusione, sembra strano ma insegnare il concetto di uguaglianza è fondamentale perché i ragazzi sono il futuro.»

Una domanda di rito per un giovane talento come lei: quali sono i suoi progetti futuri?

«Molti sanno che non mi piace parlare di futuro perché può accadere di tutto. Dico solo: crederci sempre e coraggio. Non bisogna avere paura».

Serena Pisaneschi

Foto in alto: Emilia Torcini

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