Maria Cassi, l’arte clownesca per regalare risate, poesia e unicità

Maria Cassi
La comica fiorentina ci parla della sua dimensione teatrale, ribadendo che la risata è un mezzo potente per unire e far riflettere.

Maria Cassi è una comica fiorentina che ha fatto dell’arte clownesca la propria strada. Talentuosa ed effervescente, si mette sempre in gioco regalando al pubblico risate, momenti di poesia e spettacoli unici. Ci sentiamo per telefono e, dopo le presentazioni, comincia l’intervista.

La sua carriera l’ha portata a girare il mondo, conquistando pubblico e critica ovunque si sia esibita. Ha mai trovato differenze tra gli spettatori italiani e gli altri, in quanto a recepimento dell’atto comico?

«Io sostengo sempre che la comicità è un mestiere molto serio, se fatto bene, e va a colpire i sentimenti umani che accomunano gli esseri del mondo. La risata, poi, è una cosa che lega, mette in connessione. È anche vero che in certi Paesi c’è più l’attitudine e l’abitudine a ridere, ad andare a teatro, a godere dell’arte clownesca teatrale, della quale faccio parte io, e a volte si sente proprio che il pubblico si fida. Devo dire che in Italia ho trovato più diffidenza, qui si è abituati a voler conoscere prima l’artista, chi è, cosa fa, se è famoso, mentre all’estero ho riscontrato questa fiducia immediata.»

Nei suoi spettacoli si apprezza l’arte della comicità fatta con il linguaggio del corpo, con la mimica facciale e con l’uso della voce. Un metodo comico “vecchia scuola” che sembra stia scomparendo per lasciare spazio a una comicità più volgare o satirica. Come giudica questo cambiamento?

«Io mi sento molto fortunata perché ho avuto l’opportunità di frequentare la scuola di Alessandra Galante Garrone a Bologna, deputata italiana per aprire la scuola del grande Jaques Lecoq. Lì ho studiato in modo attento e specifico l’arte clownesca, l’improvvisazione, l’osservazione psicologica, lo stare sul palco, il vivere l’arte. Adesso tutto questo lo sento un po’ “antico”. C’è una comicità fatta di battute, di tormentoni, di sé. Una comicità un po’ televisiva, se vogliamo, e tutto questo porta ad abbandonare la comicità di fantasia. In teatro si lavora nello spazio del surreale, del narrato, della magia e dell’invenzione, e il pubblico rimane sospeso. Questa nuova comicità, invece, si appoggia sul vissuto e sul reale a discapito dell’improvvisazione e della dimensione fantastica.»

Con Marina Cuollo, che abbiamo intervistato qualche settimana fa, abbiamo capito che la risata è un potentissimo mezzo di comunicazione per dare anche spunti di riflessione. Lei cosa ne pensa?

«Sono assolutamente d’accordo. Nei miei spettacoli ho sempre cercato di fare una comicità dove c’è la vera risata, qualcosa di molto fisico, ma anche di dare liricità a quello che racconto. Ogni volta c’è una ricerca di cose reali, emozioni vere, paure, in Attenti al lupo parlavo proprio della paura delle diversità, per esempio. Attraverso la risata cerco, parlo dei grandi valori, quelli che mi ha tramandato la mia famiglia.»

Questa estate ho avuto il piacere di assistere al suo spettacolo Maria… animale da compagnia, ispirato al libriccino Viaggio intorno alla mia camera di Xavier de Meistre, nel quale si alternano riflessioni, momenti esilaranti e spunti poetici. In quell’occasione ci ha regalato una splendida carrellata di personaggi, da chi o da cosa prende spunto per crearli?

«Dalle persone che mi circondano, gli abitanti del mio quartiere, chiunque mi colpisca. In questo è fondamentale la tecnica di osservazione psicologica di Lecoq, ovvero guardare il mondo con curiosità, le persone, gli oggetti, i bambini; pare che Jaques Tati seguisse i cani randagi perché hanno i tempi cominci perfetti, per dire. Ma non è imitazione o travestirsi, soprattutto è il sentirsi quella persona, quell’animale. Nel momento in cui rappresento qualcuno, mi sento quella persona, mi trasformo proprio a livello fisico.»

Veniamo al Teatro del Sale. Un posto speciale dove si può godere di ottimo cibo e bellissimi spettacoli del quale lei è direttrice artistica e spesso anche mattatrice. Ce ne parli un po’.

«Il Teatro del Sale è una bottega d’arte, come dico io, un’esperienza molto bella e impegnativa che va avanti da diciotto anni. In questo tempo siamo entrati in contatto con moltissimi artisti, grazie anche una programmazione molto lunga, che va da settembre a luglio e dal martedì a sabato, e abbiamo circa duecentottantamila soci che provengono da tutto il mondo. Si sono incontrati due mestieri, quello di Fabio Picchi come chef e il mio, per realizzare il desiderio di costruire qualcosa insieme. Il Teatro del Sale è un polmone importante per la vita artistica non solo fiorentina, perché abbiamo artisti che vengono da tutto il mondo per esibirsi e anche il pubblico è internazionale.»

Maria Cassi e Fabio Picchi
Maria Cassi e Fabio Picchi

Comicità e donne: ritiene che ci sia abbastanza spazio per le donne nel mondo della comicità? E le comiche possono muoversi come vogliono o devono attenersi a determinati ambiti o tipi di comicità?

«Sappiamo che la donna fa sempre più fatica, anche se ultimamente le donne si stanno facendo più sentire. A settembre sono stata al Giubileo del teatro di Dimitri il clown e una ragazza giovane, alla fine, è venuta da me e mi ha detto: “mi ha dato coraggio quello che le ho visto fare perché lei non ha paura di rompere dei meccanismi femminili”. Mi ha fatto molto piacere perché per me è un automatismo, è l’essenza della mia libertà espressiva rendermi brutta e trasformarmi, usare gesti anche forti. Questo però è indice che lo stereotipo della donna bella e perfetta è ancora molto forte, dove sei apprezzata solo se vali come oggetto sessuale. Invece nella comicità c’è la libertà di esprimersi come si vuole mantenendo quello che si è, io non ho mai avuto paura di pormi in una certa maniera, mi sono posta comicamente senza il timore di trasformarmi in un vecchio, in un animale, di fare smorfie, di diventare chiunque avessi voluto. Il mestiere della comicità è un mestiere che non prevede limiti, che può regalare tanta libertà espressiva, basta solo sentirsi libere.»

Che cosa ci può regalare il teatro, secondo lei?

«Il teatro ha un ruolo importantissimo, quello di guidare la fantasia tua e di chi ti sta a guardare. Può regalare una sospensione dalla realtà, un momento non ripetibile perché ogni sera sarà diversa da un’altra. Il teatro può essere considerato un rito laico fondamentale perché accomuna, perché incontrerai persone come te, vedrai qualcosa che è unico, che rimane lì quella sera e basta. Il teatro ci può dare un’assoluta magia di unicità in un mondo in cui la tendenza è rendere sempre tutto più uguale. E poi è il pubblico che costruisce la serata, sei tu spettatore che sei il registra dello spettacolo. Spesso sono andata in scena con poco più di un canovaccio, osservando il pubblico e le sue reazioni ho capito la direzione in cui dovevo andare e via via perfezionavo lo spettacolo.»

Ringrazio e saluto Maria Cassi, che è stata molto disponibile. Mi ha regalato aneddoti e mi ha fatto conoscere meglio la sua arte, me ne ha reso partecipe da dentro il suo mondo. La sua risata trascinante conquista e ammalia, così come i suoi spettacoli, che vi consiglio vivamente di andare a vedere se volete assistere a un momento di teatro vero e irripetibile.

Serena Pisaneschi

Foto in alto: Maria cassi

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