Non ci sono più le stagioni di una volta e le certezze stanno vacillando: dovremo cominciare ad attuare strategie di adattamento.
Alla prima acqua d’agosto il caldo s’è riposto diceva un proverbio. Nonostante danze propiziatorie quotidiane anche questo mese ci ha regalato poche gocce di pioggia, poche in senso letterale. C’è stato qualche giorno in cui sembrava arrivasse il finimondo da un momento all’altro. Però, dopo tre minuti di una leggera pioggerella tutto si è placato, lasciando un caldo ancora più insopportabile. Con le aggravanti che l’igrometro segnava 100% di umidità e l’aria era piena di vita, tantissima vita: moscerini, tafani pappataci, zanzare. Tutti in fibrillazione.
Il lato positivo di questo lungo periodo soleggiato sta nel fatto che da più di due mesi non accendiamo la caldaia per avere acqua calda perché l’impianto solare assolve alle nostre esigenze.
Le temperature sono più elevate degli anni passati e il lavoro nell’orto e in giardino è più faticoso, ma mi sento fortunata perché vivo in mezzo al verde e non in una città. Fino all’estate scorsa se avevo bisogno di andare ad Arezzo mi organizzavo per mettermi in macchina durante le ore più fresche, al mattino presto. Quest’anno posso andare quando voglio: le ore sono sempre calde. Anche di notte, anche in campagna: i muri grossi di pietra della casa durante il giorno si scaldano e la sera rilasciano all’interno il calore accumulato. E se faccio fatica a dormire esco, alzo la testa e mi perdo nelle stelle.
Proprio in questi mesi, i più caldi di sempre, ogni mattina devo andare a camminare. Sottolineo il ‘devo’ perché è stata un’imposizione del medico. Mi è sempre piaciuto andare nel bosco, o passeggiare nelle stradine qui intorno, ma questo obbligo mi pesa tantissimo, soprattutto perché, per poter andare nell’orto con una temperatura sopportabile e per non essere assalita dagli insetti, la sveglia suona tre quarti d’ora prima!
In qualche modo mi sono abituata e ho visto crescere e fiorire erbe selvatiche bellissime e ricche di proprietà benefiche come l’agrimonio, la centaurea, l’elicriso, l’equiseto. Ogni giorno c’è sempre un colore nuovo, un fiore che spunta, una foglia più grande, o grandissima, come quelle della bardana.
Quest’anno l’orto è stato invaso dalla gramigna rossa, una graminacea dalla forma molto particolare che mi piace così tanto che, quando strappo le erbacce intorno alle piante, la metto da parte per metterla nel vaso sul tavolo.

L’orto è stato particolarmente generoso: la raccolta di patate e cipolle è stata a dir poco straordinaria. Zucchini, melanzane e cetrioli arrivano in abbondanza, come pure i pomodori. Sono arrivate le cimici e abbiamo spruzzato la prima dose di olio di neem, ma in dispensa c’è una bella scorta di salsa.
Ieri abbiamo piantato tutte le verdure invernali e mentre le interravo ho visto intorno a me un delizioso sfarfallio. Quando ho alzato lo sguardo non sapevo se ridere o piangere. Le cavolaie con il loro infallibile ‘fiuto’ stavano già pregustando le foglioline tenere delle crucifere. Nonostante la stanchezza abbiamo velocemente messo la copertura per proteggerle.
A proposito di farfalle, quest’anno la fioritura della buddleya non ha regalato il solito spettacolo multicolore confermando purtroppo quello che ho letto qualche tempo fa in un articolo. Molti insetti si stanno organizzando per contrastare il riscaldamento climatico. Le farfalle, per adattarsi alla nuova situazione, hanno cominciato a schiarire i colori delle loro ali. La natura sta attivando molti stratagemmi per resistere agli effetti di questo clima impazzito, ma quanta bellezza stiamo perdendo!
Verso sera il cielo si è riempito di lampi e fulmini tutt’intorno. Si sentivano dei boati distanti e abbiamo sperato che l’acqua arrivasse anche qui per innaffiare bene la terra, soprattutto quella che ha accolto le piantine nuove. Siamo andati a dormire con una colonna sonora sublime, una musica che non sentivamo da parecchio: pioggia picchiettante sui vetri accompagnata dal fischio del vento.
Ha piovuto tutta la notte e le previsioni promettono che continuerà anche oggi. Chissà, magari da domani cominceremo a respirare, l’aria sarà più fresca, lavoreremo senza inondarci di sudore e il proverbio sarà confermato.
Domani è un altro giorno e si vedrà, come dice un’intramontabile canzone di Ornella Vanoni, ma un fatto è certo: più tardi la caldaia sarà molto felice di bruciare un po’ di legna!
Serena Betti
Foto di Serena Betti
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