La poesia nel dì di domenica: di nuovo insieme a Bella Achmadulina

Di lontana ascendenza italiana, il suo bisnonno materno si chiamava Stopani, Achmadulina è la poeta più acclamata in Russia.

Sul blog Poesie ed altro Fabiola Giancotti scrive: «Fino alla fine degli anni ottanta i suoi libri circolavano clandestini, i dischi con incise le poesie recitate sono stati ascoltati dai giovani, poeti, artisti e scrittori e non. Il primo libro di poesie pubblicato in Russia da Bella Achmadulina risale al 1962 e ha come titolo La corda.

Ne seguono altri ma non tanti, solo cinque, nei successivi venti anni. Quando uscì La corda, quel gruppo di poeti allora poco più che ventenni – oltre alla Achmadulina vi erano Evtusenko, che la poetessa sposò in prime nozze, Andrej Voznesenskij e Robert Rozdestvenskij – portarono nuova vita nella cultura sovietica. Per la prima volta, con l’Achmadulina ed Evtusenko le poesie venivano recitate sui palcoscenici e negli stadi, di fronte a migliaia di persone, erano un grido di libertà dopo decenni di assordante silenzio.

Poesie come poemi, come fiabe. Le prime poesie dell’Achmadulina sono narrazioni in versi dedicate ad amici, a maestri, a poeti più sfortunati e indubbiamente grandi. La grandezza, dinnanzi a cui il poeta si prostra, è la grandezza di chi, venuto prima di lui, ha vissuto senza tradirsi. E tutto questo infervora e infiamma l’animo di migliaia di giovani perché ciascuno, quando avverte che le corde della sua vita stanno per essere in qualche modo accordate si espone ad ascoltare la sua musica, la sua sinfonia, il suo valzer o che dir di voglia.

La popolarità dell’Achmadulina muove forse da qui. Ascoltarla mentre recita, sia pure in lingua russa, scuote l’indifferenza di chi non si crede poeta, contrasta la fragilità e forgia il carattere, qualunque cosa accada, qualunque sia la storia. Ciò che Bella canta è il dolore che mai può volgersi in sofferenza. Può cantarlo perché non se ne vergogna, perché la sua voce trema quando lo evoca mentre recita.»

Questa domenica ritroviamo la poeta con Racconto sulla pioggia, Il video che accompagna l’ascolto della poesia è curato da Debora Menichetti.

Serena Betti

Foto in alto: Bella Achmadulina – Context XXI

© RIPRODUZIONE RISERVATA 

Racconto sulla pioggia

Tutto il giorno la pioggia non mi lascia.
“Vattene!”, io le dico rozzamente;
fa quattro passi indietro, poi, devota,
mesta mi segue come una bambina.
Come un’ala, la Pioggia alla mia schiena
s’è incollata. “Vergognati!”, le dico;
“l’ortolano t’invoca lacrimando,
corri dai fiori! Che hai trovato in me?”
Intanto in giro regna un’afa cupa;
dimenticando ogni altra cosa al mondo,
la Pioggia è qui con me, mentre d’intorno
mi danzan i bambini, quasi fossi
la macchina per innaffiare i prati.
M’infilo in un caffè, dentro una nicchia.
Alla finestra, come un accattone,
mi aspetta. Ed all’uscita mi castiga
con uno schiaffo umido sul viso;
ma subito la Pioggia audace e triste
mi lascia sulle labbra un bacio fresco,
che ha il profumo del cucciolo bagnato.
Son buffa col mio fradicio scialletto
legato al collo, mentre sulla spalla
siede la Pioggia come una bertuccia,
e la città si turba; con un dito
mi solletica un lobo. Tutto è secco.
Io sola son bagnata fino alle ossa

(Pubblicata sul blog Poesie d’autore)

 

 

 

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