Prodotta in Turchia, questa serie dipinge un rapporto di sorellanza tra amiche decise a guardare e riscrivere la propria storia.
L’estate calda, molto calda, mi ha regalato tempo per la visione di una fiction. La segnalazione è arrivata da mia figlia, grandissima esperta di serie televisive, visto che con queste è cresciuta. «Mamma su Netflix ce n’è una che devi proprio guardare: parla di tre amiche che fanno yoga, costellazioni familiari e altre pratiche che ti piacciono tanto.»
Questa precisazione ha suscitato in me interesse e curiosità così, approfittando delle lunghe ore calde in cui è meglio restare chiusi in casa, ho superato la mia ritrosia alle maratone televisive e ho iniziato la visione di Another self. Tre stagioni, di otto episodi ciascuna, che ho divorato in una decina di giorni.
La storia mi ha intrigato già dalle prime immagini. Prima di tutto per le protagoniste, tutte bravissime. Ada, Sevgi e Leyla sono legate da un rapporto di profonda amicizia fin dai tempi dell’università. Sevgi, avvocata, scopre di avere un cancro e rifiuta le cure tradizionali. Ada è una medica chirurga totalmente scettica rispetto ad approcci non convenzionali. Leyla ha preferito lasciare la facoltà di psicologia per sposarsi. Ha un bambino e un matrimonio piuttosto complicato. Azzeccatissima la scelta delle attrici: molto diverse tra loro e ognuna perfetta per dare volto, corpo, emozioni e personalità alla personaggia che interpretano.
Anche l’ambientazione ha influito molto nel mio gradimento. A parte qualche raro scorcio di Istanbul, la storia si sviluppa ad Ayvalık, una piccola città della costa egea turca. Un luogo ricco di fascino in cui la luce e i colori del Mediterraneo, gli olivi, la natura, le bellissime case tradizionali sono parte integrante dell’atmosfera narrativa..
La malattia come trasformazione
Svegi è alla ricerca di risposte sul perché della sua malattia. Un giorno, dopo aver letto di un centro con sede ad Ayvalik che propone terapie alternative basate sulla spiritualità e sul confronto con i traumi familiari, decide di trasferirsi. Ada e Lejla, sorprese e molto dubbiose rispetto alla sua scelta, rispettano il patto di sostenersi reciprocamente in ogni situazione e accettano la sua partenza.
I visibili miglioramenti dell’amica e una serie di coincidenze portano anche Ada e Leyla nella bellissima casa sul mare. L’abitazione che Sevgi e sua madre Muko hanno scelto come dimora. Ed è proprio lì che ha inizio per tutte un viaggio alla ricerca di sé e della propria crescita personale.
Le costellazioni familiari
Zaman, il responsabile del centro in cui le amiche iniziano a fare i conti con il passato, non è presentato come un guru carismatico anche se è una figura determinante. È un uomo accogliente, capace di ascolto, che parla e si muove con lentezza. Anche la lentezza è un pregio di questa serie.
Dopo aver lavorato per anni come medico in un ospedale, e aver vissuto un dolore profondo, ha iniziato un percorso che gli ha permesso di lavorare su di sé e trasformare quella ferita in una forma di cura per gli altri attraverso le costellazioni familiari.
Bert Hellinger, ideatore di questo metodo esperienziale, sostiene che attraverso l’esplorazione e la rappresentazione della propria storia familiare è possibile avviare un processo di guarigione da paure, stati emotivi ed esperienze traumatiche che abbiamo ereditato dai nostri antenati.
Ogni episodio inizia con un evento del passato che riguarda uno dei partecipanti al cerchio in cui si svolgono le costellazioni familiari. Le rappresentazioni che vediamo sullo schermo, per comprensibili esigenze narrative, sono una trasposizione semplificata che non rappresenta fedelmente la complessità del metodo. Nella serie una seduta può trasformare una vita, nella realtà il lavoro è più spinoso e graduale. I principi fondamentali che stanno alla base del metodo di Hellinger sono stati comunque rispettati.
E in questo senso penso che vada riconosciuto il merito agli sceneggiatori di aver fatto conoscere e mostrato l’esistenza di approcci diversi di affrontare tematiche legate alla salute e al benessere psicofisico.
Perché guardare questa serie
La spiritualità e la relazione sono i motori portanti della storia che mescola elementi di commedia e di dramma con un tono intimo e introspettivo. Another self mette in luce la spiritualità, ma non in contrapposizione alla scienza: entrambe sono importanti.
La potenza di questa serie, però, è racchiusa nel rapporto brioso, intenso e sincero delle tre protagoniste che si mettono in gioco insieme, insieme riscrivono la propria storia e così facendo cambiano il loro futuro senza tradire la loro identità.
Si ride, si piange, ci si ritrova e soprattutto si prende ancora una volta consapevolezza che non si può evitare il dolore, o cambiare il passato. Se vogliamo, però, possiamo cambiare il modo in cui vive dentro di noi, guardandoci dentro e prendendoci cura delle nostre ferite.
Serena Betti
Foto: Le protagoniste della serie – NDTV Profit
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Se l’articolo ti è piaciuto e vuoi sapere di più sulle costellazioni familiari puoi leggere il libro di Hellinger Gli ordini dell’amore, oppure ascoltare il podcast L’eco degli antenati, curato da Valeria Curzio.

