Da una semplice Pretty Woman a una donna che decide di sé, prendendo coscienza del proprio valore e decidendo per un nuovo cammino.
Nel 1990 esce un film che sbancherà il botteghino, sto parlando di Pretty Woman. La trama è nota. Un facoltoso uomo d’affari incontra una prostituta. I due fanno una sorta di accordo di lavoro. Passano una settimana insieme, si piacciono, si innamorano e coronano il sogno. Tutto bello, lieto fine incluso. Ma io non voglio parlare della storia d’amore fiabesca, voglio parlare dell’eroina di questa storia: Vivian Ward.
Dopo un passato burrascoso e sfortunato, Vivian è finita sulle strade di Los Angeles. Nonostante il mestiere di prostituta, conduce una vita modesta, ma tutto sommato rispettabile e soprattutto libera. Una sera incontra un uomo facoltoso che, vinto dalla sua genuina spontaneità (ma anche dalla bellezza mozzafiato), la invita a salire nella suite d’albergo. Non mi dilungo oltre perché la trama è ben nota, mi preme soffermarmi sulla crescita di questa donna (che non è solo personaggia) e sulla forza delle sue decisioni.
All’inizio la percepiamo a suo agio nella propria vita, poi però, ma mano che passano i giorni e nascono i sentimenti per Edward, cambia visione. Scopre una dimensione diversa che va oltre la realtà in cui ha imparato a stare. Decidere di voltare pagina completamente, rinunciando all’agio che le offre lui che, forte della potenza del denaro, non sa fare di meglio che renderla una “prostituta in esclusiva”, con tanto di appartamento privato. Ma a lei non va bene, lei vuole la favola. Quindi rifiuta e va via, con il progetto di tornare a casa e riprendere gli studi.
Sappiamo benissimo cosa succede poi, che lui capisce di aver fatto una stupidaggine a lasciarla andare e si precipita da lei. Ma a me piace pensare che, se anche lui fosse rimasto fermo nelle proprie paure, lei avrebbe continuato con il suo piano. Non aveva accettato la sistemazione comoda e a sforzo zero, aveva preso in mano le redini e condotto lei, alle sue condizioni. È questo che mi piace della figura di Vivian Ward: basta compromessi, solo progettualità. Sognava la favola, sì, ma una favola moderna dove lei non resta passiva a farsi salvare, ma si arriccia le maniche e il drago lo sconfigge da sé.
Le favole ci hanno insegnato che serve un principe che accorra in salvataggio, ma nella vita non è più così, anzi azzardo a dire che non lo è mai stato. Vivian si trova a un bivio e sceglie l’autodeterminazione. Se poi l’amore con Edward sia continuato o finito non ci è dato saperlo, ma sono certa che, in ogni caso, lei sarebbe andata per la sua strada. Dopotutto delle favole noi non conosciamo che l’inizio e a me piace pensare che tutte le principesse, una volta che il “e vissero felici e contenti” si fosse incrinato, avrebbero guardato in faccia i problemi e se li sarebbero risolti da sole. Tutte le principesse, compresa quella granculo di Cenerentola.
Serena Pisaneschi
Foto in alto: Julia Roberts in una scena del film da www.esquire.com
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