La poesia nel dì di domenica presenta una poesia di Giovanna Bemporad

Il suo legame con Pier Paolo Pasolini è stato uno dei rapporti intellettuali e umani più intensi del Novecento italiano.

Giovanna Bemporad conobbe Pasolini a Bologna. Giovanissimi, collaboravano entrambi al giornale Il Setaccio che usciva sotto l’egida della Gil, la Gioventù Italiana del Littorio. Per non tradire le sue origini ebraiche la poeta firmava i suoi articoli come Giovanna Bembo. Nell’autunno del 1943, in fuga dalle leggi razziali, lo raggiunse a Casarsa. Lo scrittore aveva organizzato lezioni private per ә ragazzә del luogo e la Bemporad, che con lui condivideva la passione per la poesia e il recupero delle radici linguistiche, collaborò insegnando greco. Quell’esperimento pedagogico portò alla nascita dell’Academiuta di lenga furlana.

Sul sito del Centro Studi Pier Paolo Pasolini in un articolo che ricorda la poeta dopo la sua morte, nel 2013, si legge:«… L’iniziativa (in riferimento all’Accademiuta n.d.r.), si sa, fu chiusa d’imperio dopo pochi mesi: il “preside” Pasolini non era ancora laureato e non aveva tutte le patenti necessarie. Si può comunque immaginare la novità dell’arrivo in Friuli di questa non conforme Giovanna, poliglotta e poetessa preceduta dalla fama eccentrica di enfant prodige. Indossava –ricordò poi Nico Naldini nella sua rievocazione del “paese di temporali e di primule” – “un soprabito grigio che grida il suo disprezzo per ogni linea femminile”. Al crepuscolo passava ai “calzoni maschili”, imbiancandosi “il volto con il borotalco”. Un’equilibrista, come disse a sua volta Pier Paolo citando Cocteau, che come tutti gli equilibristi “cammina sul vuoto e sulla morte”…»

Il loro legame, intenso e speciale, aveva sicuramente radici nella loro passione per la letteratura e la poesia, ma erano uniti anche dall’inquietudine esistenziale. L’amicizia, basata su una profonda stima reciproca, è durata fino alla tragica morte dello scrittore.

L’ascolto della poesia che abbiamo scelto per questa domenica di maggio è accompagnato dal video curato da Debora Menichetti.

Serena Betti

Foto in alto: Giovanna Bemporad – Avamposto Poesia

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Veramente io dovrò dunque morire
come un insetto effimero del maggio,
e sentirò nell’aria calda e piena
gelare a poco a poco la mia guancia?
Più vera morte è separarsi in pianto
da amate compagnie, per non tornare,
e accomiatarsi a forza dalla celia
giovanile e dal riso, mentre indora
con tenerezza il paesaggio aprile.
O per me non sarebbe male, quando
fosse il mio cuore interamente morto,
smarrirmi in questa dolce alba lunare
come s’infrange un’onda, nella calma.

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