Alma: il coraggio di deragliare dai binari imposti dagli altri e coltivare sé

Alma
Nel romanzo In famiglia tutto bene assistiamo all’evoluzione della protagonista, divenuta eroina e protagonista della propria vita.

Nel 2024, per Sperling & Kupfer, esce il romanzo di Cinzia Pennati In famiglia tutto bene. La storia è quella di Alma, mamma e moglie modello, che vive la sua vita come le è stato insegnato: a servizio della famiglia. Si prodiga per il marito, per i figli, e svolge il suo lavoro di maestra esattamente come vive, ovvero dentro regole ferree che guai a disattendere altrimenti chissà cosa penseranno gli altri.

In poche parole la vita di Alma gira completamente attorno a due concetti: dovere e apparenza. Ma tutto il suo bel castello è solido solo in superficie. Infatti un bel giorno suo marito Albino, partito per un convegno di lavoro, deciderà di non fare più ritorno a casa.

AlmaEcco che tutta l’impalcatura della vita di Alma comincia a sgretolarsi. Non si dà spiegazione per quello che le sta succedendo, anzi lo nasconde a chiunque, soprattutto alla cerchia di persone che, di quel castello, danno per scontato le mura. Da sempre abituata a essere solo una facciata, non troverà appoggio nemmeno nelle persone che le sono state sempre amiche. L’unica ad accorgersi di qualcosa prima, e a sostenerla poi, sarà Gioia, una collega molto fuori da quegli schemi che hanno sempre costretto l’esistenza di Alma.

Per buona parte del romanzo assistiamo a una staticità della protagonista. Il viaggio dell’eroina sembra non cominciare mai, tanto è cementata in una mentalità che la vuole prigioniera. Alma è cresciuta nella stessa dinamica familiare che ora le vede succube e impotente. Più leggiamo più avremmo voglia di gridarle: «apri gli occhi, riprenditi!» E invece la vediamo obbedire all’etichetta, comprare continuamente piatti pronti per apparire una brava cuoca, addirittura giustificare suo marito. Poi però succede che gli occhi li apre davvero. Pagine e pagine a incoraggiala e poi finalmente bum! Ecco che capisce – o forse accetta – e inizia il suo viaggio di consapevolezza ed evoluzione.

A mio parere Alma è un’eroina perché, nonostante sia incasellata da educazione e cultura in una determinata direzione, a un certo punto deraglia. Apre gli occhi, comprende che no, così non va bene. Che è una persona, non un ruolo. Si scrolla di dosso decenni di convinzioni antievolutive femminili e si crea un’individualità che le spetta di diritto. Ci vuole tanto coraggio a cambiare la percezione di sé, soprattutto quando ti hanno permesso di essere solo una cosa e quella cosa non l’hai scelta tu, te l’hanno imposta fin da piccola prima come figlia e poi da moglie.

Alma, sostenuta non a caso da una donna già evoluta, si prende il suo spazio e la sua individualità. Slegata da doveri, immagini e attinenze, rinasce nella sua seconda vita che la vede finalmente come una protagonista senza copioni da seguire.

Chiunque di noi naviga costantemente a vista. Quello che importa è seguire il proprio vento che, ovunque porti, sarà comunque meglio di qualsiasi altrui sbuffo umido di saliva.

Serena Pisaneschi

Foto in alto: Immagine elaborata dall’intelligenza artificiale

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