L’ingegnera racconta WiMIT, la rete nata per sostenere le donne nella mobilità. «Vogliamo lasciare un segno culturale duraturo.»
Nel vasto mondo dell’associazionismo, ora regolamentato da norme più severe ed eque, figurano interessanti novità rispetto alle associazioni promosse da donne ma aperte a tutti. In proposito abbiamo posto qualche domanda a Stefania Bottega, una delle fondatrici di WiMIT (Women in Mobility Infrastructure Transport). È ingegnera, con una ventennale esperienza come transport advisor in diverse società di consulenza multinazionali.
Il nome WiMIT sembra un manifesto, a che cosa allude?
«WiMIT è un’associazione non profit impegnata a favorire l’ingresso e la crescita delle donne nel settore della mobilità. Ci occupiamo di infrastrutture e trasporti in Italia. Ci piace usare l’acronimo perché in italiano si pronuncia come la frase inglese we meet. Esso rappresenta il primo obiettivo dell’associazione: la nostra volontà di conoscerci, incontrarci e fare rete tra donne che lavorano nello stesso settore. Vogliamo dare voce alle donne con azioni dal basso che abbiano un impatto culturale sulla società per lasciare un segno duraturo. Non abbiamo i grandi mezzi delle associazioni che riuniscono le aziende. Indirizziamo le nostre attività a scopi specifici, convinte che le rivoluzioni per cambiare davvero il mondo siano quelle che si fanno con la costanza.»
Com’è nata l’idea dell’associazione e del network?
«L’idea di creare questa associazione in Italia è nata all’European Transport Conference nel settembre 2022. In quel momento Anna Contenti, Dalia Zecchi e io abbiamo realizzato un fatto importante. Nonostante l’evento si tenesse in Italia, non c’erano speaker donne. Le uniche rappresentanti femminili provenivano da altri Paesi europei. Ci siamo dette che era giunto il momento di dare vita anche da noi a una rete di professioniste nel settore trasporti. Volevamo seguire la scia di quelle che esistono da vent’anni nel Regno Unito e nel resto dell’Europa.»
Pensate di aver intercettato un bisogno delle donne?
«Se WiMIT oggi esiste è perché l’idea si è trasformata in qualcosa di concreto. Questo grazie a tante persone che dedicano tempo, energie e competenze per creare contenuti. Organizziamo eventi e diamo voce alle donne che lavorano nel settore trasporti. Come dice la nostra presidente, Anna Contenti: “WiMIT ha cominciato a esistere quando è diventata un’idea condivisa da tante donne”. Abbiamo cominciato come comunità spontanea su LinkedIn e siamo cresciute rapidamente. Ci siamo costituite come associazione Aps Ets nel gennaio 2025 .»
Come siete organizzate al vostro interno?
«Abbiamo una dimensione nazionale, con una struttura di governance e gruppi di lavoro. Tutta l’attività di WiMIT si basa sul lavoro delle volontarie che investono tempo, competenze e creatività. Esse indirizzano le azioni verso i reali bisogni degli associati. Grazie al supporto di Semia-Fondo delle Donne, abbiamo ricevuto una formazione mirata sul tema dell’advocacy. Abbiamo inoltre instaurato collaborazioni con associazioni e collettivi in Italia.»
Attualmente su quante socie e simpatizzanti può contare l’associazione?
«Le persone che hanno aderito e quelle che ci seguono sono donne e uomini che vivono in Italia e in Europa. L’anno scorso ne abbiamo contati più di novanta, speriamo di incrementare il numero con la nuova campagna associativa. La distanza geografica non è una barriera perché ci incontriamo in videocall. La diversità è la nostra forza perché ci tiene uniti il lavoro per i trasporti. Proveniamo da background diversi e siamo lo specchio dei temi che trattiamo. La mobilità è per definizione multidisciplinare. Metà di noi ha una formazione prevalentemente tecnica e l’altra ha una formazione umanistica. Facciamo dell’inclusione la nostra bandiera. Noi fondatrici siamo molto contente del fatto che il messaggio di WiMIT sia trasversale. Esso ha raggiunto persone di tutte le età, dai boomer alla generazione Z. Chi è interessato ad aderire trova tutte le informazioni sul nostro sito.»
Come valutate il vostro primo periodo di attività?
«Questo primo anno è stato un successo superiore alle attese. Abbiamo lanciato il primo WiMIT Award, dedicato alle aziende che si distinguono nella promozione dell’equità. Inoltre abbiamo creato WiMIT Hub, una piattaforma per pubblicare gratuitamente annunci di lavoro. È il nostro primo progetto concreto per aumentare visibilità e opportunità per le donne. Abbiamo iniziato una campagna a favore del linguaggio inclusivo affinché ruoli come pianificatrice dei trasporti entrino nel lessico comune. Abbiamo poi continuato le attività più seguite come Be Inspired, una rubrica di interviste a donne italiane nella mobilità. Organizziamo incontri con le università e collaboriamo con il centro nazionale Most.»
Al momento su quali progetti siete impegnate?
«In questi giorni stiamo definendo il piano delle attività per il 2026. Sappiamo già che confermeremo il patrocinio gratuito alla conferenza Aimas in collaborazione con l’università Kore di Enna. Proseguiremo anche l’impegno preso durante il convegno Donne e mobilità del 20 gennaio scorso a Bologna. Lavoriamo per un percorso condiviso verso la Carta delle Donne nella Mobilità. Si tratta di uno strumento volto a rafforzare l’impegno di istituzioni, aziende e amministrazioni pubbliche.»
Per lei, che cosa ha significato impegnarsi nell’avventura WiMIT?
«WiMIT ha coinciso con un momento di svolta della mia carriera in cui ho iniziato la libera professione. In questo passaggio sono stati preziosi la compagnia e il supporto di altre donne che conoscono il mio mondo. Inoltre, dare vita all’associazione ha comportato giornate intense di vivaci discussioni sui valori e la mission. Mi sento di dire che l’esperienza continua a essere stimolante e creativa.»
Laura Bertolotti
Foto in alto: Stefania Bottega da wimit-italia.org
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