Trentanove racconti per ritrovare l’inconfondibile arte di raccontare storie che possedeva l’indimenticata scrittrice sarda.
Poco meno di due anni dopo la scomparsa di Michela Murgia, carismatica intellettuale e talentuosissima scrittrice, Einaudi ha pubblicato Anna della pioggia e altri racconti ritrovati. Il libro raccoglie trentanove racconti scritti nel corso degli anni, magari letti in occasione di qualche evento, pubblicati su riviste o altro, però poi rimasti nei cassetti (o negli hard disk) della memoria.
Murgia non scrive storie, lei racconta persone. Questo è già molto chiaro leggendo i suoi romanzi, ma nei racconti questa grandissima capacità immersiva è ancora più lampante. In Tre ciotole ci aveva già abituato a scritti brevi e intensi, e in Anna della pioggia quel suo calibrato entrare neə personaggə e farlə diventare vite è ancora più potente. Dico calibrato perché niente appare esagerato o fuori luogo, nessuna caratteristica o dettaglio fa sorgere il dubbio che, chi è raccontato, non possa essere persona vera. Si sente tutto, leggendo, e si crede a tutto. Dalla consistenza di una stoffa alla fermezza di Elena di Troia, dal calore dell’estate sarda al vestito rosso su un palco d’orchestra.
Tante vite, tante esistenze, tante vicende. Alcune di esse ho voluto percepirle come personali, come racconti di suoi ricordi, aneddoti privati messi nero su bianco dalla sua maestria nel comporre frasi. Non so se siano spicchi della sua vita, ma mi piace pensare che sia così. Anche perché ogni persona che ama scrivere comincia sempre dal raccontare di sé (poi farlo con la bravura di Murgia è un altro paio di maniche).
Anna della pioggia è un meraviglioso ventaglio di storie. Abbraccia il femminismo, le donne forti, le vite comuni. E su tutte impera la Sardegna. Nell’audiolibro due racconti sono letti da Murgia in persona, registrati nell’occasione di una lettura pubblica, che piacere sentire ancora la sua voce! Preziosa è la nota a fine volume di Alessandro Giammei, curatore dell’opera. Pagine che ci parlano non solo di una grande scrittrice e del suo lavoro, ma soprattutto di Murgia. Giammei dice che spesso aveva suggerito a Murgia di raccogliere i suoi racconti, ma lei aveva sempre detto di no. «Queste cose si fanno dopo morti, Ale, e io ancora non sono morta. Non è il tempo di raccogliere questo, è ancora il tempo di seminare.» Credo sia opinione condivisibile che, chiunque abbia stimato Michela Murgia, avrebbe preferito sfogliare una sua raccolta di racconti almeno tra qualche decennio.
Serena Pisaneschi
Foto in alto: Michela Murgia dal sito ANSA
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