Dall’udienza col Papa al metodo Vibralchimie: il mezzosoprano svela come trasformare la voce delle donne tra tecnica e spiritualità.
Il mezzosoprano Elena Bresciani è una cantante lirica di fama internazionale, vocal coach, autrice di testi per musica in SIAE, direttrice di coro, mentore e acquerellista italiana da 27 anni al servizio della Musica.
Esperta di voci femminili che segue in tutta Italia, porta avanti il suo progetto di ricerca Vibralchimie dove si occupa delle connessioni fra Canto-Spiritualità-Benessere. È l’unica docente di canto al mondo a utilizzare le frequenze in HZ di antiche campane tibetane e campane di cristallo nella Tecnica del Canto. Questo per ampliare la gamma espressiva della voce umana (timbro ed estensione in particolare).
Il 13 dicembre 2025, il Santo Padre ha ricevuto l’artista in udienza privata presso la Sala Clementina. All’incontro hanno partecipato anche gli organizzatori del Concerto di Natale di Canale 5. L’invito è frutto di una collaborazione maltese per il brano Life to life. Il testo è stato commissionato dalla manager Marilanda Majello. L’opera è stata musicata dal compositore Wayne Grima. L’uscita ufficiale del brano è prevista per il 2026.
Se dovessimo definirla con poche parole, potremmo dire che Elena Bresciani è “un’artista per le donne”.
Elena, perché questa attenzione rivolta al genere femminile? Ti accompagna da sempre o è arrivata col tempo?
«Come cantante ho attraversato diverse maree ormonali legate alla voce. Ho vissuto la tiroidite autoimmune, il post-parto, la pre-menopausa e un aborto spontaneo. Queste fasi delicate incidono profondamente sul corpo e sull’emotività di un’artista. Avendo superato queste tappe, ho sentito naturale aiutare altre donne nelle medesime situazioni. Ho deciso quindi di condividere il mio bagaglio esperienziale. Col tempo, ho introdotto queste competenze specifiche all’interno delle mie lezioni.»
Come i cambiamenti nelle varie fasi di una donna influiscono sulla voce?
«La voce in balìa degli ormoni può schiarire o scurire, cambiare il suo timbro, trovarsi appannata, si possono sentire fatiche respiratorie o muscolari. Per esempio, cantare con il ciclo è molto complesso, perché i linfonodi si ingrossano e le corde vocali accumulano acqua. Inoltre, le muscolature sono rigide e dolenti, la voce può risultare meno omogenea, più dura oppure calante per carenza di sostegno, dato dai dolori nella zona pelvica o lombare. Gli uomini non hanno queste problematiche vocali.»
La voce è indicativa anche del nostro stato di benessere o malessere? Che cosa scopri mettendoti in ascolto?
«Questo riguarda uomini e donne. Il malessere fisico si ripercuote sull’assetto del corpo. Un cantante con un dolore a una gamba, per esempio, genera uno sbilanciamento corporeo a svantaggio della respirazione e dell’assetto generale delle muscolature coinvolte nella fonazione. Anche alcuni farmaci possono incidere sulla voce. Ma sono soprattutto i problemi legati alla sfera emotiva che un ascolto attento evidenzia. La voce è uno strumento intimo e svela tutto di noi.»
Sei l’unica docente di canto al mondo a utilizzare frequenze specifiche in Hz nella tecnica vocale. Adoperi antiche campane tibetane e di cristallo. Questi strumenti servono ad ampliare la gamma espressiva della voce umana. È un approccio unico e profondo. Portaci nel tuo mondo…
«Nella fisica acustica esiste la “vibrazione simpatica”. Questo fenomeno accade quando un corpo vibrante entra in contatto con un altro. In quel momento, i due corpi iniziano a dialogare tra loro. Si sollecitano a vicenda in modo continuo.
Le frequenze delle campane stimolano le corde vocali in modo unico. Inducono movimenti muscolari inconsueti rispetto alla tecnica tradizionale. È una sorta di yoga o stretching della voce. Questi strumenti hanno infatti accordature diverse da quella convenzionale della musica occidentale. Si basano su una matematica differente rispetto allo standard tradizionale.
Nuovi movimenti e nuove accordature generano risultati nuovi nelle voci, come un atleta che compie un esercizio ginnico nuovo e funzionale a generare maggiore elasticità muscolare.
Ne consegue, in primo luogo, una maggiore facilità a cantare e gli armonici generati fra voce e campane arricchiscono il timbro vocale di una nuova gamma espressiva.
Ricerco costantemente nuovi colori vocali nella mia voce. Amo infatti affrontare repertori eclettici e spesso tra loro opposti. Si tratta di brani distanti centinaia d’anni. Per me, scoprire nuovi colori significa acquisire una nuova espressività. In questo modo, posso mettermi pienamente al servizio dei compositori.»

Quanto studio c’è dietro a tutto ciò che ci racconti?
«Anni di studio ed esperienza personale, osservando gli effetti su di me e sugli artisti che seguo.»
Immaginiamoci ora nel dietro le quinte prima di una esibizione: come affrontano il momento le donne rispetto agli uomini?
«Conosco bene le fragilità emotive dell’animo umano e quello non ha genere. Oggi vivo il dietro le quinte con serenità. L’esperienza, nel tempo, mi ha donato una maggiore consapevolezza. Tuttavia, non tutti i giorni sono uguali. Le nostre fragilità riemergono spesso prima di una performance. C’è chi teme di dimenticare parole o note. Alcuni hanno mani fredde o sudate. Altri soffrono di tachicardia e devono ricorrere ai farmaci. C’è chi parla troppo e chi si isola per concentrarsi. Molti hanno un’adrenalina tale da non riuscire a dormire dopo lo spettacolo.»
Parlando appunto di esibizioni, gennaio è stato e continua a essere per te un mese ricco di impegni artistici. Cosa ti attende nel breve?
«Ho preso parte all’incisione discografica de La Rosiera di Vittorio Gnecchi-Ruscone per l’etichetta Bongiovanni. L’opera sarà eseguita con orchestra al Conservatorio di Milano. Si tratta di una produzione della Onlus Ab Harmoniae con un cast internazionale. L’associazione è stata fondata dalla mia cara amica Denia Mazzola Gavazzeni.
Tra le sue finalità c’è la riscoperta di compositori dimenticati e opere rare. Vi aspettiamo il 26 gennaio alle 20:45 a Milano. L’ingresso è gratuito e l’evento ha il patrocinio di Serate Musicali. Proprio in questi giorni si terrà la conferenza stampa di presentazione. L’appuntamento è presso gli Amici del Loggione del Teatro alla Scala, in via Silvio Pellico.»
Questo 2026, poi, vedrà la luce del brano Life to life. Puoi anticiparci qualcosa e dirci che emozione è stata la visita al Santo Padre in udienza privata in Vaticano?
«Collaboro da tempo con la manager Marilanda Majello, attiva a Malta. Lei mi ha commissionato il testo di questo brano, musicato da Wayne Grima. Ho scritto le parole durante la malattia di Papa Francesco. Il testo affronta le paure e le sfide della vita. Parla però anche di amore e luce. È un messaggio spirituale basato sulla speranza, tema centrale del Giubileo. Alla canzone lavorano Mina Cassar Rouvelas e Gianluca Zammit. Entrambi hanno cantato al Concerto di Natale su Canale 5 con il gruppo Ilnha. Partecipa anche il mio allievo Rodrigo Lucchini, reduce da Amici.
Entrare in Sala Clementina è un’esperienza unica. In quel luogo. infatti, sono passati secoli di storia, tra Santi, Capi di Stato e grandi intellettuali. Ero in sala con Noa, Riccardo Cocciante e Gigi D’Alessio. C’erano anche Orietta Berti, Federica Panicucci e Sheryl Crow. Eravamo tanti artisti uniti dalla musica. Molti di noi lavorano ogni giorno con dedizione, spesso nel silenzio e nell’ombra.
Il Santo Padre ha modi semplici e sceglie le parole con cura. È stata un’emozione unica. Il suo discorso è profondamente Cristocentrico. Le sue parole offrono spunti preziosi per il mio lavoro futuro. Ho filmato un video per meditare con calma su questo messaggio.
Desidero trascrivere qui il suo invito per voi: “La bellezza autentica genera responsabilità per la cura del mondo. La cultura deve dare dignità a tutti”. Il Papa ci ha invitati a un pellegrinaggio interiore. Ha definito la musica come “luogo dell’anima”. Essa deve avvicinarci a Dio. Il cuore deve prendere voce attraverso l’arte. Solo così la nostra umanità sarà ispirata dal Suo Amore.»
Per concludere, un messaggio per il benessere di tutte noi donne…
«Quello che intendo dire anche a me stessa: rallenta, respira, amati di più.»
C.I.
Foto in alto: Elena Bresciani – Ph Collettivo Margot
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