Un altro esempio dell’ironia, della meraviglia e dell’importanza della bellezza nelle parole dell’indimenticabile poeta polacca.
È arrivato l’ultimo mese dell’anno che chiuderà il primo quarto di secolo del nuovo millennio. Il bilancio non è certo positivo. I conflitti armati che sconvolgono buona parte della Terra sono molti, troppi, perché coinvolgono oltre il 24% della popolazione.
Le conseguenze le conosciamo: perdita di vite umane, povertà, crisi sanitarie, persone in fuga dai luoghi delle proprie radici alla ricerca di un posto sicuro in cui vivere. Il pericolo più grande è che lentamente ci si abitui a questa situazione, quasi fosse una normalità di cui prendere passivamente atto.
Diventa sempre più necessario investire in una strategia di cultura della pace che rimetta al centro il rispetto della dignità umana, la tutela dei diritti di tuttǝ, che promuova processi di riconciliazione e di cooperazione. La ricerca della pace è la missione più importante dell’agire politico e sociale.
Nel nostro piccolo, riprendendo le basi della pratica femminista del partire da sé, dedichiamo il mese di dicembre alla pace, proponendo quattro poesie per fermarci a riflettere su un mondo più giusto, più umano, immaginando, da sognatrici quali siamo: «… che non ci siano paesi, non è difficile farlo, nulla per cui uccidere o morire e nessuna religione. Immaginate tutta la gente che vive la vita in pace…», come continua a cantare John Lennon, ucciso l’8 dicembre di quarantacinque anni fa.
In quest’ultima domenica dell’anno ritroviamo la bellezza nella poesia di Wislawa Szymborska. L’elaborazione del video è curata da Debora Menichetti.
Serena Betti
Foto in alto: Wislawa Szymborska – Scienza in rete
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Vermeer
Finche’ quella donna del Rijksmuseum
nel silenzio dipinto e in raccoglimento
giorno dopo giorno versa
il latte dalla brocca nella scodella,
il Mondo non merita
la fine del mondo.

