Pillole di femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #174

Antigone ha mani impolverate è un estratto dall’atto unico teatrale “Inascoltate – L’intelligenza femminile che resiste al silenzio” di Federica Carteri.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni.

Antigone ha mani impolverate. Scava con le unghie l’antico diritto. Nel pugno sabbia e ossa, nell’anima la legge dei morti che parla più forte di quella degli uomini. Antigone è azione. Sfida il potere con la parola di legge altra, superiore, non scritta. Antigone agisce, seppellisce il fratello, ma non può evitare la rovina.

«Comprendere… Voi non avete che questa parola, in bocca, tutti, da quando ero piccola.
Bisognava comprendere che non si può giocare con l’acqua, l’acqua bella che fugge, fredda, perché così si bagna il pavimento. Non si può giocare con la terra, perché così si sporcano i vestiti. Bisognava comprendere che non si deve mangiare tutto in una volta, dare tutto quello che si ha in tasca al mendicante che incontri, correre, correre nel vento fino a che non si cade per terra, e bere quando sei accaldato, e fare il bagno quando è troppo presto o troppo tardi, ma non quando se ne ha semplicemente voglia!
Comprendere. Sempre comprendere. Io non voglio comprendere. Comprenderò quando sarò vecchia. Se divento vecchia. Non ora.»
(Da “Antigone” di Jean Anouilh)

Ci urleranno dietro. Ci prenderanno con le loro mille braccia, i loro mille volti e il loro unico sguardo. Ci sputeranno in viso. E bisognerà avanzare in mezzo al loro odio sul carretto col loro odore e le loro risa fino al supplizio. E là ci saranno le guardie con le loro facce da imbecilli, congestionate sui loro colli rigidi, le loro grosse mani lavate, il loro sguardo bovino. Si potrà sempre gridare, cercare di fargli capire che procedono come negri e che faranno tutto ciò che è stato detto loro, scrupolosamente, senza sapere se è bene o male…
E soffrire? Bisognerà soffrire, sentire che il dolore aumenta, che è arrivato al punto in cui non si può più sopportare, che dovrebbe cessare, e che invece continua, e aumenta ancora, come una voce acuta…

Tutta la storia è fatta col sangue e le lacrime non si vedono. Il pianto è come l’acqua, lava e non lascia tracce. Solo vivendo si può morire. Non posso vivere senza vita, non posso morire senza morte.

«Un giorno, all’improvviso, mi sono vista e ho sobbalzato. Ero io quella larva senza corpo,
con non più spessore di quello indispensabile per essere vista? Impalpabile come le figure dei sogni, come un ricordo. E il mio corpo era quello, sottratto per sempre al risveglio.»
(Da La tomba di Antigone di Maria Zambrano, edizioni SE)

Federica Carteri

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Foto in alto: elaborazione grafica di Erna Corsi

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