La cantante catalana si consacra come donna post-moderna e conquista il suo spazio, non solo nella musica.
Gli occhi chiusi, un velo che le incornicia il viso, lasciando intravedere i suoi capelli corvini, e un abito bianco che sembra costringerla in un abbraccio. Questa è l’immagine di Lux, il quarto album dell’artista catalana Rosalìa, che dalla sua uscita il 7 novembre 2025, è diventato il disco di un’artista di lingua spagnola più trasmesso in un solo giorno nella storia di Spotify.
Dopo Motomami, Rosalìa ci regala un nuovo immaginario. È proprio nei panni di una suora, che la cantante compie quest’evoluzione, ripercorrendo le orme delle sante della storia, spogliandosi della materialità verso un’utopica purezza.
Lux accende la luce su una femminilità inedita e inattesa. Misticismo ed estetica religiosa si incarnano in una donna post-moderna, icona e simbolo di luce, alla ricerca della propria identità tra sacro e profano, divino e terreno. In 18 tracce, 13 lingue e una fusione di cultura e tradizione, questo album si afferma come un progetto sorprendente, concettuale e rivoluzionario. Le collaborazioni con artisti come Björk e Yves Tumor, insieme alla maestosità del coro dell’Escolania de Montserrat e alla London Symphony Orchestra, trasformano Lux in un’opera corale, capace di muoversi con straordinaria maestria tra musica classica, pop, riferimenti operistici e sperimentazione vocale.

Un percorso di emancipazione interiore in quattro movimenti, dove si affrontano il dolore, la perdita, il lutto, la rabbia, il desiderio, fino a una dimensione più contemplativa, che parte però dalla sua antitesi, dalle tenebre.
Fin dal primo brano Sexo, Violencia y Llantas Rosalìa esplora la sua corporeità e le contraddizioni interiori, cercando il suo posto tra i due mondi, terra e cielo, nella speranza di destarsi da uno smarrimento. Un conflitto tra desiderio carnale e aspirazione trascendente, che inizia la sua risoluzione proprio in Berghain, singolo che aveva anticipato l’uscita dell’album. Un desiderio di andare oltre e di spogliarsi dagli eccessi, di superare una relazione che l’ha ferita e liberarsi dai risentimenti. Una tensione verticale verso il divino, nella più autentica devozione. Per te distruggerei il cielo, per te demolirei l’inferno, senza promesse né minacce canta in arabo in La Yugular, per esprimere un amore puro e totale.
Fino alla conclusione, alla riappacificazione. Rosalìa immagina il suo funerale e la sua bara adornata di magnolie. Non c’è estasi, né trionfo, solo la riconciliazione nella consapevolezza di un ritrovato equilibrio. E così la luce, dopo aver attraversato l’ombra, si rivela nella sua forma più pura.
“Lux suona come nient’altro nella musica di oggi. È un disco che nessun’altra popstar avrebbe potuto fare. Rosalía attinge dai maestri, pur restando lontanissima da un album classico. È Mozart con l’attitudine da baddie, Bach con una canna in mano” scrive Rolling Stones. E noi di certo non possiamo dissentire.
Sono bastati pochi minuti per comprendere l’importanza di ciò che ascoltavo. Un’attitudine visionaria e sagace e una stupefacente capacità comunicativa mi hanno condotto subito al centro nevralgico del progetto e forse anche al mio. Un’idea concreta di cambiamento, un bisogno di ritrovarsi, senza colpe, né rimorsi, solo con quella caparbietà che caratterizza le donne. Quella volontà che ha portato Rosalìa a conquistare il suo spazio e ad affermarsi non solo nella musica, ma nella società, e che spero mi conduca a fare lo stesso.
Rachele Bosa
Foto in alto: dettaglio copertina di “Lux” il nuovo album di Rosalia
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