«Per la memoria di me sono sufficienti le mie opere. Non mi importa che sia ricordato il mio nome, ma che siano letti i miei libri e conservati i miei quadri.»
Graziella Romano, detta Lalla è stata una scrittrice, poeta e pittrice nata a Demonte, in provincia di Cuneo, nel 1906. È ricordata come una donna discreta e determinata, capace di attraversare il ‘900 con uno sguardo lucido e sensibile. Prima di dedicarsi alla letteratura, fu insegnante e giornalista, attività che le permisero di osservare da vicino la realtà quotidiana, trasformandola poi in materia poetica e narrativa.
La sua formazione artistica iniziò dalla pittura ma pur avendo esposto in diverse mostre e frequentato ambienti d’avanguardia, non amava essere definita pittrice. Diceva infatti che la pittura era stata per lei solo una tappa necessaria per arrivare alla scrittura, dove poteva «dipingere con le parole.» Anche nella vita privata mantenne sempre un profilo riservato: nonostante l’amicizia con grandi autori come Cesare Pavese, Italo Calvino e Natalia Ginzburg, preferì restare lontana dai riflettori, concentrandosi sulla ricerca di una verità intima e autentica.
La poesia di oggi, Non chiedere, è un esempio emblematico del suo modo di intendere la parola poetica: essenziale, raccolta, quasi sussurrata. In questi versi la poeta invita a non forzare le domande, a non pretendere risposte immediate. La conoscenza e l’amore nascono dal silenzio e dal rispetto del mistero dell’altro. Il non chiedere non è rinuncia, ma accettazione: il riconoscere che esistono sentimenti e verità che non possono essere spiegati, ma solo vissuti.
Con la sua scrittura limpida e misurata, Lalla Romano ci ha lasciato un’eredità preziosa: l’idea che la poesia non debba gridare per farsi ascoltare, ma che nella semplicità e nel silenzio possa nascondersi la più profonda forma di bellezza.
Per La poesia nel dì di domenica, Serena Betti, oggi legge per noi Non chiedere di Lalla Romano. Buon ascolto.
Debora Menichetti
Foto in alto: Lalla Romano (foto fonte web)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non chiedere
Non chiedere
profumo di fiore
quando io posso darti
frutti d’autunno
Non ricusare di nutrirti
poiché l’inverno è alle porte
e già i santi vecchi
hanno levato la fronte
a contemplare l’eterno
Noi figli dell’attimo
beviamo l’ultimo vino

