Nel 2018 è stata raffigurata in un francobollo che celebra il genio femminile italiano nelle arti, nella scienza e nella cultura.
Nell’archivio storico lodigiano è conservato un fascicolo in cui Mauro Pea, celebrando Ada Negri, ricorda la sua amicizia con Eleonora Duse.
«Ada negri ebbe il culto dell’amicizia che in lei nasceva in virtù di “affinità elettive“, come la nobiltà dei sentimenti, l’amore dell’arte…
In tal modo si spiega anche l’amicizia che la legò alla grande artista del teatro, Eleonora Duse. Un aspetto particolare del temperamento psichico-artistico delle due donne aveva facilitata e resa più viva e profonda la loro amicizia. Un temperamento emotivo ipersensibile, facile al brivido degli entusiasmi e al disincantamento delle delusioni, un’ansia febbrile di ideali e il quotidiano segreto tormento di oscure inquietudini erano comuni alle due grandi artiste. Eleonora Duse era nata per il teatro, per il teatro tragico, soprattutto. Ma nel suo animo il dramma prendeva toni e atteggiamenti lirici, sfumature liriche, si sublimava nella lirica…
Ada negri era un temperamento essenzialmente lirico, ma di un lirismo che scaturiva da un’anima perennemente inquieta, tormentata, con forte propensione ad atteggiamenti drammatici….
La conoscenza reciproca risale al tempo che precede immediatamente la prima guerra mondiale. Anche la corrispondenza epistolare delle due artiste comincia da allora».
Fu la visita che la poeta fece nel 1938 all’amica sepolta nel cimitero di Asolo che ispirò la lirica Chiesa di Sant’Anna e la prosa omonima confluita in Erba sul sagrato.
Dopo Acquerello ed altre poesie presentate nella nostra rubrica, accompagnata dal video curato da Debora Menichetti ascoltiamo oggi la sua filastrocca Estate.
Serena Betti
Foto in alto: Ada Negri – Il giorno.it
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Estate
Nei mesi estivi il solleone
rende i muri così abbaglianti
che a fissarli vien sonno:
tende gialle e rosse
si abbassano sui negozi;
il nastro di cielo
che s’allunga fra due strisce
parallele di tetti
è una lamina di metallo rovente.
Dolce è non far niente,
accucciati sulle pietre roventi,
respirando il caldo.

