Pillole di femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #158

Elena Castagnoli - Pillole di femminile
Oggi pubblichiamo “Neve” un racconto di Elena Castagnoli, che ha trovato la via per se stessa, seguendo le orme di una zampa.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni piccoli grandi temi legati alla vita di tutti i giorni. Partecipa alla nuova call per Pillole di femminile: cerchiamo la tua voce. Invia il tuo racconto entro il 30 settembre 2025.

Neve, 19 Agosto 2025

Te ne sei andata un giorno d’estate, dopo una settimana caldissima. Le mie persone muoiono d’estate, mio padre e tu. Insegno ai bambini che “mio” è un aggettivo possessivo forzato, perché gli esseri umani non si possiedono e vedo nei loro occhi lo smarrimento di chi quella proprietà la rivendica con forza. Il mio amico, la mia mamma, il mio cane, mio e di nessun altro. Ora lo capisco proprio quel sentimento infantile che rivorrebbe ciò che ha perso. Sul libretto alla voce “proprietario del cane Neve” c’è il mio nome, qualcuno ha certificato che eri mia, lo sarai per sempre.

Come sei arrivata qui è una strana coincidenza.

Avevo attraversato il dolore pesante della perdita di mio padre, vent’anni di malattia ne aveva invalidato il fisico, ma non la mente lucida e presente. In questi casi si diceva che finalmente aveva smesso di soffrire, che era in pace dopo una lotta impari ed estenuante, ma quando il fatto era successo davvero, avevo capito che erano tutte fesserie. Non si smette mai di essere figli, di volere quell’abbraccio silenzioso, lo sguardo di chi ti accarezza anche senza parlare.

Qualche settimana dopo mi hai trovata.

Olivia, la piccola di casa, mi aveva chiesto quale fosse la mia razza di cane preferita.

Cocker, ho risposto subito senza pensare e ho digitato quel nome sul motore di ricerca.

Insieme a tante foto e descrizioni sei apparsa tu, l’annuncio con il dettaglio del luogo in cui ti trovavi. Ho iniziato a pensare che fosse bizzarro il fatto che ti trovassi così vicino a me, forse la geolocalizzazione del web aveva collegato i nostri desideri o chissà.

Dopo poche esitazioni ho digitato quel numero di cellulare, una dolcissima ragazza mi ha risposto che potevo intanto vederti. Con parte della famiglia siamo partiti per una spedizione in Valpolicella che mi avrebbe cambiato la vita. Eri stata portata in una tenuta agricola con tanti cani, la capobranco ti aveva respinta e ti stavi spegnendo, avevi bisogno del tuo posto, che non era quello.

Non appena ti hanno portata da noi e hai incrociato il mio sguardo sei salita in auto decisa e sei diventata mia. Non mi importava che avessi già dieci anni, orecchie malandate al limite della sordità, che emanavano un fetore orribile. Era il 9 Ottobre 2020, il covid e le chiusure attanagliavano le nostre vite, con un senso di incertezza sul futuro che iniziava per me ad essere un’opportunità. Stavo maturando la forza per fare un cambiamento radicale, per metterlo in pratica mi sarebbero serviti centinaia di kilometri di cammino insieme a te. In quelle passeggiate silenziose ho ritrovato la bambina che viveva di libri, che voleva essere Jo March, o forse Beth, o forse tutte e quattro le sorelle. Era giunto il tempo di ascoltarla, di mettere da parte gli uffici, le scartoffie, le miserie quotidiane e volare un po’ più su.

Aiutare le mie figlie, che a quell’epoca frequentavano entrambe la scuola primaria, a colmare l’assenza delle maestre durante la pandemia, mi aveva mostrato un lato di me che non conoscevo. Mi riusciva tutto facile, ero più paziente del solito, più capace di concentrarmi sull’obiettivo di generare in loro curiosità e amore per il sapere.

Quella era la strada da percorrere. Ai vecchi studi andava aggiunta nuova linfa, il percorso era lungo, ma sentivo dentro tanta forza, come non ne avevo mai avuta.

Mi sono iscritta a Lettere, in una mano avevo quella bambina e nell’altra il tuo guinzaglio, che rendeva il nostro legame tangibile e vero. Ai kilometri di strada percorsa abbiamo aggiunto studi notturni, esami online, esami in presenza, tante serate a ripetere Dante, Guicciardini, la paleografia e la linguistica applicata.

Poi è arrivata la scuola, un’opportunità che ho colto al volo e, mentre tu invecchiavi e si riduceva il tempo delle nostre passeggiate, aumentava quello in cui correggevamo i compiti e preparavamo i materiali, io sul mio banchetto, tu nella cuccia ai miei piedi.

Centravo gli obiettivi con un’agilità che non mi ero mai riconosciuta, amavo i miei studenti e cercavo di trasmettere il senso di meraviglia che la scuola mi aveva sempre ispirato. Ero figlia unica, l’estate mi ha sempre fatto sentire sola. Amavo gli ultimi giorni di agosto perché andavo con la mamma a comprare tutta l’attrezzatura, il mio diario, i nuovi libri che avrei poi aperto mille volte (tranne matematica). Ci avevo messo un tempo infinito a capire che chi prova queste emozioni di fronte alla conoscenza, ha il dovere di trasmetterle ai piccoli, che sono spugne e devono assorbire quest’attitudine, non la frustrazione, la noia e l’apatia, che avevo già provato nel corso della precedente vita lavorativa.

Con queste certezze siamo arrivate quest’estate alla fine del percorso, che certifica la mia abilitazione e mi nobilita con il titolo di professoressa. Tu però eri sempre più debole, non facevi più le scale per raggiungermi, dovevo prenderti in braccio. Eri finita anche sotto la mia auto, episodio che ti aveva lasciata miracolosamente illesa, ma che aveva dimostrato la tua totale perdita di lucidità. Mi stavi lasciando lentamente. Mi hai dato due mesi di un’estate caldissima per abituarmi all’idea. Oggi sono qui, tu non ci sei più e la tua assenza fa un rumore assordante. Non hai mai abbaiato, forse per la sordità o forse perché non volevi disturbare. Sei arrivata ad essere pelle e ossa e a non riconoscermi più per riuscire a dirmi che dovevo lasciarti andare. E l’ho fatto, ma non avrei mai voluto, tanto che anche ora mi sembra una vita che non è più mia.

Ti cercherò ancora dentro di me Neve, spero di trovarti fedele e dolce come sempre.

Elena Castagnoli

 Foto in alto: Elaborazione grafica di Erna Corsi 

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