Pillole di femminile – Storie piccole che raccontano un mondo grande #77

Due racconti tratti da La raccontadina, ed. Pentàgora,  di Francesca Pachetti, una donna che ha scelto di vivere lavorando la terra e se stessa.

Pillole di femminile, la rubrica per riflettere su alcuni grandi temi legati alla vita di tutti i giorni. Ti invitiamo a partecipare alla nostra call per il 2024.

Nata e cresciuta in una famiglia contadina di Massa Carrara l’autrice di oggi, Francesca Pachetti, dopo diversi anni passati lavorando come educatrice dell’infanzia ha deciso di lasciare la professione ed è tornata a vivere a contatto con la natura. Ora lavora la terra che per lei, è fonte di vita perché le ha dato serenità e pace interiore. Ha una pagina su Facebook, ma qualche anno fa ha pubblicato un libro dove ha trascritto “le parole della terra”.

Tempo
È una strana faccenda il tempo.
I mesi, gli anni e pure i giorni. Per non parlare degli attimi. Eterni.
Per indicare un tempo lontanissimo uso il “due anni fa”. Due anni fa è la misura di un passato remoto, distantissimo.
Per indicare un tempo vicinissimo uso “ieri”, al massimo un “ieri l’altro” per il passato prossimo.
Non lo so di preciso, il tempo.
Le date non mi danno coordinate per orientarmi.
Disorientata spesso, tengo il conto sui raccolti.
L’unico calendario che mi aggiorni a che punto mi trovo è la terra.
Mi sono sposata la stagione in cui misi per la prima volta le patate rosse, pronte in tempo per regalarle agli invitati.
Quando era?
Era quando misi per la prima volta le patate rosse.
Di più non saprei dire.
Ho pianto fino a non smettere più, la stagione in cui in campo c’erano i cocomeri più dolci e buoni del mondo.
Quando era?
Era quando in campo c’erano i cocomeri più dolci e buoni del mondo. Di altro non so.
Sono stata felice il tempo in cui venne una grandinata che sciupò più di metà campo di pomodori. Quando era?
Era quando venne una grandinata che sciupò più di metà campo di pomodori. Di più non mi serve sapere. È una strana faccenda il tempo.
Non lo misuro in ricordi, ma in raccolti.

Inverno
In: segnale classico del rapporto locativo, indica un’immersione.
Verno: freddo, tempesta… ecc.
Immersi nel freddo.
In, dentro all’Inverno ci stanno il freddo, il ghiaccio e quando siamo fortunati la neve: la prima che non si ferma, la seconda che resta. I cavoli, le bietole e le cicorie, i fuochi sempre accesi a rischiarare, riscaldare (…) le promesse delle agende nuove, le scommesse delle palestre dopo le feste e il tuo compleanno.
Ci sta il pranzo di Natale, le famiglie che in qualche modo stanno ancora insieme, i canditi sul tovaglie e gli erbi nei campi.
Ci sta un mese corto, i coriandoli come stelle, gli spinaci e le barbabietole, le maschere che cadono, le nuove semine che credono in marzo, la pianificazione dei trapianti e i vetri appannati con il nome dell’amato. I piedi freddi e il letto caldo, il latte e biscotti.
In, dentro all’inverno ci stanno così tante cose che chi dice ‘è brutto!’ secondo me mente.

Racconti da La raccontadina, ed. Pentàgora, di Francesca Pachetti.

Serena Betti

Foto in alto: Elaborazione grafica di Erna Corsi

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